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Rivoluzione costruttiva

di Pietro De Leo - 29 aprile 2008

Lo storico Guglielmo Ferrero parlava di due rivoluzioni: una costruttiva, l'altra distruttiva. Quella costruttiva è finalizzata all'allargamento delle libertà individuali e ad un potenziamento di tutti i contesti in cui l'uomo possa valorizzarsi. La rivoluzione distruttiva, al contrario, crea una rottura di diritti e di garanzie per costituire un assetto nuovo, che soffoca ed imbriglia l'iniziativa. E' stupefacente quanto queste categorie, che possono apparire teoriche e lontane, calzino a pennello alla situazione italiana attuale.

I due anni di Prodi sono stati caratterizzati dalla totale mancanza di scelte politiche: non c'era un progetto, un'idea che potesse orientare l'azione di governo, che era tesa soltanto alla sopravvivenza e al mantenimento del potere. Non si andava avanti pensando al bene del paese, ma a quello delle varie formazioni che puntellavano l'inquilino di Palazzo Chigi; che l'attività governativa fosse «partitocentrica» è stato dimostrato dal fatto che quando un soggetto nuovo, il Pd, è irrotto nell'arena del centrosinistra, il castello di carte, già pericolante, è crollato in pochi mesi. Il risultato di questa politica dissennata è stato un allargamento delle burocrazie statali, con i loro alti costi che smentivano una millantata austerity, e un restringimento degli ambiti di iniziativa individuale. Il tessuto produttivo del paese non è stato più concepito come un potenziale bacino di opportunità di crescita, ma come un ambito in cui applicare la suddivisione tra «buoni e cattivi», in cui colpire, in una faida post-elettorale fatta di tassazione e «Grande Fratello fiscale», le categorie che si sono rivelate elettoralmente infedeli.

La continua dispersione di risorse e di forze nei mille rivoli del compromesso partitico ha portato al precipitare di situazioni sociali già prima compromesse: i rifiuti di Napoli hanno determinato il collasso di una realtà che ha sofferto l'incapacità di una classe dirigente che pur è stata un pilastro dell'era prodiana e da cui Veltroni non ha saputo prendere le distanze; l'eccessiva indulgenza verso i clandestini, punto cardine del terzomondismo delle ali estreme dell'Unione, ha portato alle drammatiche conseguenze che purtroppo viviamo nelle nostre città (ormai, purtroppo, non solo in quelle «grandi»). Negli anni di Prodi il cittadino italiano ha potuto constatare, forse per la prima volta in sessant'anni di Costituzione, quanto un malgoverno possa incidere nella quotidianità: non solo nel pagamento di tasse, ma anche nella sicurezza personale, nell'efficienza di tutti i servizi, in tutto ciò, insomma, che può caratterizzare l'immagine di uno Stato di fronte ai suoi componenti.

La «rivoluzione costruttiva» del prossimo governo Berlusconi dovrà partire proprio da qui: dal migliorare la percezione che l'italiano ha del proprio Stato. Ora si ha l'impressione di essere sovrastati da un colosso che preleva senza garantire servizi, che schiaccia senza valorizzare; la prima sfida deve essere il ripristino di quelle situazioni di base che garantiscano la convivenza, come il fronteggiare la crisi di Napoli e l'assicurare un grado «normale» di sicurezza urbana partendo da un controllo sugli ingressi e dall'affermazione della certezza della pena. E' quanto mai necessario compiere scelte coraggiose, superando l'inutile chimera del politicamente corretto che ha caratterizzato l'attività del governo Prodi e la tavola dei valori su cui poggia il Pd, per compiere scelte chiare per il bene del paese. Veltroni ha cercato disperatamente, inseguendo Berlusconi sulle scelte programmatiche, di mutare il corso di una sinistra che è palesemente distaccata dalla realtà. Tutti gli indici di analisi hanno testimoniato un salasso di consensi che ha colpito la sinistra, sia nella coalizione del Pd-Idv sia in quella della Sinistra Arcobaleno. Persino il «voto operaio» ha ribaltato anni di consolidate convizioni. In poche parole, tutto il tessuto produttivo del paese, nei suoi vari livelli, ha voltato le spalle alla sinistra, non sentendosi tutelato e non trovando alcuna risposta convincente ai propri desideri di crescita.

! Pietro De Leo
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