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Vento di guerra in Libano

di Alexandra Javarone - 29 aprile 2008

Il presidente del parlamento libanese ha annunciato la data della prossima seduta per l'elezione del presidente della Repubblica, prevista per il 13 maggio. Il voto, rinviato per ben 18 volte dallo scorso novembre, potrebbe slittare ulteriormente, come attestato dagli analisti, con il grave effetto di rendere ancora più tesa la situazione libanese, sia dal punto di vista interno che internazionale. Dopo l'ultimo rinvio, Nabih Berri aveva chiamato i leader delle diverse fazioni rivali a sedere attorno al tavolo delle trattative al fine di ottenere un accordo idoneo a risollevare le sorti del paese dei cedri. L'intesa fra le diverse componenti di governo appare tuttavia sempre più lontana anche a causa dei dissensi scaturiti intorno alla futura composizione dell'esecutivo. L'intricata crisi interna si configura, dunque, alla stregua di un conflitto latente e solo sopito, in cui il popolo libanese non parrebbe possedere alcun ruolo, se non quello di vittima più che consapevole.

Gli squilibri interni, che vedono opporsi e contrapporsi le diverse fazioni etniche hanno, infine, seguito le direttive delle diverse potenze regionali che, forti dell'instabilità interna alla regione dei cedri, ridefiniscono abilmente i contorni della crisi. Scontri intestini, omicidi mirati, attentati dinamitardi, riordino e riarmamento delle milizie sarebbero, in quest'ottica, il chiaro segnale di un'ingerenza efficiente e pericolosa che Siria e Iran esercitano con perizia su di un suolo che non gli appartiene. Una lunga storia d'odio e sottomissione che, fin dalla creazione del movimento di Hezbollah (le cui attività sono state dichiarate terroristiche dal parlamento europeo nel 2005), affligge la popolazione libanese con l'unico reale scopo di colpire l'Occidente attraverso una sordida guerra per procura.

Lo scorso 30 marzo, secondo fonti israeliane, il contingente italiano schierato in Libano avrebbe intercettato un veicolo sospetto: il camion si sarebbe rivelato esser carico d'armi e munizioni dirette verso il sud del paese; i militari, «presi i contatti con elementi armati, hanno dato modo al veicolo di dileguarsi», come peraltro previsto dalle regole d'ingaggio. Il carico d'armi, che a quest'ora è giunto certamente a destinazione senza incontrare molti altri ostacoli, è solo l'ennesima prova del macabro piano messo in atto delle milizie sciite. Hezbollah, seppur lentamente, sarebbe penetrato nelle zone presidiate dall'Unifil, oramai condannata a semplice osservatore permanente.

La situazione, intanto, si è fatta incandescente: al confine con il Libano spira un tetro vento di guerra e, secondo quanto affermato da Channel 2 (emittente israeliana), «Beirut sarebbe in stato d'allerta per un possibile attacco di Hezbollah, tanto che Siniora avrebbe ordinato ai suoi uomini d'alzare la guardia dell'esercito lungo i confini». Una testimonianza impressionante che riporta immediatamente l'attenzione sulla questione delle regole d'ingaggio, cui l'Unifil Plus ed il contingente italiano sono subordinati. La risoluzione adottata dalle Nazioni Unite non ha di fatto affrontato quelle che fin da subito apparivano come le reali criticità della situazione libanese, condannando la missione, in sostanza, ad una sorta d'insolubile dilemma strategico, ad una pacificazione sommaria, fertile prodotto di un multilateralismo corretto (l'appeasement), fondato su un pericoloso groviglio di questioni irrisolte, sull'instabilità permanente che da quasi due anni a questa parte sovrasta il destino del contingente internazionale.

Hezbollah è ora più forte di prima, Teheran e Damasco tengono sotto il proprio giogo le istituzioni della terra dei cedri al fine garantire instabilità permanente in Medioriente. Finché non saranno previsti controlli sui confini siriani o fin quando alle forze multinazionali non sarà concesso di utilizzare mezzi adeguati per disarmare Hezbollah, il contingente militare resterà, per la sua stessa «vocazione multilaterale», ostaggio del movimento rivoluzionario di Allah.

Alexandra Javarone

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