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6 marzo 2008
 
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Il fronte caldo dell'Ici

di Andrea Camaiora - 29 aprile 2008

Giovedì 24 aprile, vigilia dell'anniversario della liberazione. Ore 8.55, via dell'Umiltà. Di fronte alla sede nazionale di Forza Italia fa la sua comparsa Leonardo Domenici! Che cosa ci fa qui il presidente dell'Anci? Il sindaco di Firenze punta diritto verso il bar a fianco della splendida chiesina cinquecentesca del Santissimo Crocefisso, realizzata per Alessandro e Ranuccio Farnese da Giacomo Della Porta. Lì incontra Osvaldo Napoli, vice presidente Anci e uomo forte degli azzurri nell'Associazione nazionale dei Comuni italiani. Qualche minuto ed ecco arrivare anche il ministro dell'Economia in pectore, il professor Giulio Tremonti. Un rapido caffè e poi tutti e tre entrano nella sede nazionale di Forza Italia. Ad aspettarli c'è il responsabile Enti locali, l'onorevole Mario Valducci.

Al centro dell'incontro l'abolizione dell'Ici così come previsto dal programma elettorale del Popolo della Libertà: «Totale eliminazione dell'Ici sulla prima casa, senza oneri per i Comuni». È sulla seconda parte dell'impegno, naturalmente, che si gioca la partita. Domenici e i suoi vogliono avere precise garanzie che vi siano trasferimenti da parte dello Stato tali da compensare la riduzione di introiti che si avrà con l'abolizione dell'imposta comunale sugli immobili. Per la verità - come ha avuto modo di spiegare a Ragionpolitica l'onorevole Valducci - una prima riduzione dell'Ici (riguardante più o meno il 40% delle prime case) era già stata prevista da un agonizzante governo Prodi alla disperata ricerca di consensi attraverso due diverse detrazioni (da 103, 29 e dell'1,33 per mille sul valore catastale dell'immobile fino a un tetto massimo di 200 euro). La misura, però, comportava due scelte scellerate. La prima: imporre ai Comuni il taglio dell'Ici senza trasferimenti compensativi; la seconda: garantire loro di ripianare successivamente i mancati introiti senza prevedere alcuna somma nel bilancio statale. In pratica, il governo che si vantava di aver risanato i conti ha prodotto un colossale buco nelle casse dello Stato.

Il confronto Tremonti-Domenici si è svolto all'insegna della cordialità ed è stato decisamente breve: meno di un'ora è bastata per dare uno sguardo assieme al programma del Pdl e per un rapido scambio di battute fra le delegazioni. Indubbiamente l'appuntamento ha sortito un effetto distensivo e ha evitato che da parte dell'Associazione dei Comuni venissero immediatamente alzate le barricate. L'operazione ha un costo di circa due miliardi di euro e sia Tremonti che Valducci che Napoli hanno sottolineato a più riprese che il trasferimento compensativo a favore dei Comuni ci sarà. L'onorevole Valducci, in particolare, ha messo in evidenza come l'abolizione non riguarderà ville e castelli, ma si rivolgerà alle categorie già individuate dal governo Prodi.

Si dovrà tuttavia fare i conti molto presto (e per fortuna) con la realtà delle singole Amministrazioni comunali. Non dappertutto, infatti, i cittadini pagano la medesima aliquota Ici (sulla prima casa, ad esempio, si paga nella Roma di Veltroni il 7 per mille e nella Milano della Moratti il 5). Alcuni Comuni più virtuosi hanno già avviato una forte riduzione di questa imposta, basti pensare a Bari, retta dall'ottimo sindaco azzurro Paolo Perrone, dove si paga appena il 3,20 per mille. Sarebbe ingiusto se chi ha stretto la cinghia di più in questi anni fosse penalizzato rispetto a chi non si è preoccupato di razionalizzare la spesa e ridurre la pressione tributaria. C'è poi da tenere presente che l'aliquota Ici è applicata sul valore della rendita catastale, anch'essa variabile da realtà a realtà.

Il governo Berlusconi dovrà pertanto premiare chi si è distinto per buona amministrazione e riflettere comunque sulla necessità di semplificazione e razionalizzazione dei bilanci comunali, molto spesso incomprensibili e bisognosi tutti di una gestione sempre più accurata. E' inammissibile, infatti, che, a fronte dei tagli che i governi che si sono succeduti hanno progressivamente imposto allo Stato, non vi sia stato altrettanto dimagrimento da parte dei bilanci degli Enti locali, sempre e comunque costruiti sul mantenimento del consenso attraverso spese molto spesso superflue, con una tendenza all'indebitamento e all'aumento della spesa corrente piuttosto che ad una sana politica di risparmio e di spesa in investimenti.

Affrontare questo capitolo significa inevitabilmente provocare l'irrigidimento dell'Anci (che durante il governo Berlusconi si è distinta per lo più per pretestuose proteste nei confronti di inesistenti o contenuti tagli ai trasferimenti), ma bisogna essere realistici. È necessario che l'abolizione dell'Ici, essenziale per il successo di questo primo anno di governo, sia realizzata senza che i Comuni operino alcun aumento, anche minimo, dell'addizionale Irpef o di qualunque altro balzello. I cittadini non lo capirebbero e non lo sopporterebbero e l'effetto di questo provvedimento finirebbe per essere vanificato. La sinistra, dal canto suo, non resterà certo a guardare: le prime velenose dichiarazioni di Vincenzo Visco, proprio sull'abolizione dell'Ici, lo dimostrano.

Il fronte dell'Ici è dunque destinato a scaldarsi nelle prossime settimane e forse anche a diventare incandescente. Se chi è al governo capirà che l'obiettivo non è imbonire i sindaci, per la gran parte ostili al Pdl, ma andare fino in fondo e dare un primo, netto segnale di cambiamento entro il primo gennaio 2009, con buona pace della sinistra il Popolo della Libertà vincerà largamente anche le elezioni europee del prossimo anno.

Andrea Camaiora

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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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