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La caduta del murodi Gianteo Bordero - 29 aprile 2008 E così il «vento di destra» ha abbattuto anche uno degli ultimi muri a cui la sinistra italiana si era abbarbicata nel tentativo di resistere alle folate della tramontana berlusconiana che il 13 e 14 aprile è spirata più forte che mai dal nord al sud del paese. Cade dunque il muro di Roma, della Roma piaciona di Francesco Rutelli e della Roma buonista di Walter Veltroni - le due icone di quindici lunghi anni di incontrastata amministrazione, assurta a simbolo della nouvelle vague dei sindaci di sinistra. Cade non soltanto per l'imponenza e la forza dello tsunami azzurro, ma anche per un processo di corrosione interna i cui segnali sono emersi con sempre maggiore frequenza nell'ultimo anno, ma che covava da tempo all'interno del cosiddetto «modello Roma». L'incapacità delle ultime amministrazioni romane di rispondere alla questione della sicurezza viene cioè da lontano; essa è solo l'epifenomeno di una più grande e politicamente drammatica incapacità: quella di comprendere i bisogni più profondi e radicali dei cittadini, ammaliati con lo scintillio circense delle notti bianche ma letteralmente abbandonati a se stessi sul fronte della vita quotidiana, quella che non fa notizia nell'immediato ma che può cambiare e rovesciare il corso degli eventi nel momento in cui il cittadino si ritrova in cabina elettorale. Il culturame prodotto in quindici anni di amministrazione rutellian-veltroniana, se da un lato ha dato da mangiare a tutti i circoli intellettuali «de sinistra» e ai poteri forti della città eterna, dall'altro non ha sfamato una popolazione bisognosa innanzitutto di decoro urbano, di sicurezza, di vivibilità del territorio. Il muro di Roma cade insomma per le stesse ragioni per le quali, a livello nazionale, la «nuova sinistra» rappresentata dal Partito Democratico è capitolata di fronte al centrodestra di Berlusconi e Bossi: perché non ha saputo sintonizzarsi con il popolo; perché ha fatto orecchie da mercante, bollandole come «derive destrorse», di fronte alle richieste del suo stesso elettorato, stufo di essere trattato come pubblico pagante degli show veltroniani e non come protagonista della vita pubblica; perché ha creduto che bastasse un maquillage linguistico per coprire le voragini e i ritardi politici accumulati in quindici anni di anti-berlusconismo ideologico. E qui sta il vero dramma per Veltroni e per il suo Partito Democratico: nella mancanza di una Politica, di una visione e di una elaborazione ideale e programmatica in grado di riportare il centrosinistra sul terreno della realtà, facendolo scendere dal gradino di quella presunta superiorità morale e culturale con cui per lustri e lustri ha provato a controllare ogni ingranaggio del potere - dalla scuola al sistema dell'informazione, dai consigli d'amministrazione degli Enti pubblici alle istituzioni. Il risultato del ballottaggio romano, dopo la pesante sconfitta del 13 e 14 aprile sul piano nazionale, mette infine una pietra tombale sul mantra con cui l'ex sindaco della Capitale aveva iniziato, dieci mesi fa, il suo cammino verso la leadership del nuovo partito di centrosinistra: quello della «vocazione maggioritaria». Oggi Walter Veltroni e gli uomini a lui più vicini si ritrovano tra le mani soltanto un pugno di mosche e devono fare i conti con una profonda crisi politica i cui esiti potrebbero minare nelle fondamenta il progetto del leader. A conti fatti, in meno di sei mesi la strategia ideata dal loft ha condotto, nell'ordine, alla destabilizzazione del già fragile equilibrio su cui si reggeva il governo di Romano Prodi, alla imbarazzante sconfitta alle elezioni politiche e, infine, alla Caporetto nella città-simbolo del veltronismo. Un bilancio in passivo che farebbe tremare le gambe a chiunque e che trasforma la «vocazione maggioritaria» in «realtà minoritaria» nel paese e nei suoi centri nodali. Chissà che la caduta del muro di Roma non faccia compiere a una sinistra italiana in piena crisi esistenziale quel percorso di rinnovamento politico profondo e radicale che essa non ha saputo (o voluto) compiere all'indomani della caduta del muro di Berlino...
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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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