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Unione Europea e Serbia, un rapporto conflittualedi Erik Marangoni - 3 maggio 2008 Se in Serbia ci fosse l'Eurobaromentro, quello strumento che misura il grado di affezione dei cittadini alle istituzioni comunitarie, segnerebbe senz'altro uno dei livelli più bassi di tutta Europa. Pur non essendo escluso che tra la popolazione serba ci sia qualche euro-entusiasta, il comportamento che gli organi comunitari e la comunità internazionale hanno tenuto nei confronti di Belgrado in questi ultimi anni non può certo dirsi amichevole. La Serbia ha una buona dose di responsabilità propria per l'attuale situazione, ma continuare a trattarla come un paese di second'ordine, adottando nei suoi confronti provvedimenti lesivi della sua sovranità, non è certo un atteggiamento lungimirante. Cosi devono aver pensato molti serbi quando, martedì scorso, hanno visto il vice primo ministro uscente, Bozidar Djelic, il presidente Boris Tadic e il ministro degli esteri Vuk Jeremic, sottoscrivere con i 27 ministri degli esteri dell'Ue l'accordo di associazione e stabilizzazione della Serbia, passo obbligato per accedere ad una piena integrazione negli organismi comunitari. Da parte dell'Ue si è trattato di una decisione sofferta, adottata dopo lunghe trattative specialmente per l'opposizione di Belgio e Olanda, che intendevano legare la firma dell'accordo alla consegna al Tribunale penale dell'Aja, da parte del governo serbo, dei criminali di guerra, in particolar modo del grande ricercato Ratko Mladic. Alla fine si è raggiunto un compromesso in base al quale l'accordo con la Serbia entrerà in vigore solamente quando il Consiglio dei ministri dei 27 paesi membri avrà riscontrato una effettiva volontà, da parte serba, di cooperazione con il Tribunale. L'accordo di stabilizzazione, firmato pochi giorni prima delle previste elezioni parlamentari in Serbia, è ovviamente un mezzo per cercare di sostenere la parte più filo-europea, raggruppata attorno al presidente Tadic, che dovrà vedersela con i nazionalisti serbi, di cui il premier Kostunica è l'esponente più in vista; Kostunica ha già fatto sapere che, in caso di vittoria, l'accordo con l'Unione Europea verrà annullato dal nuovo governo. Nonostante le dichiarazioni di giubilo del ministro degli Esteri serbo, il quale ha parlato di «passo epocale» nella storia della Serbia, molte sono quindi le divisioni che ancora pervadono la società serba, parte della quale continua a guardare con simpatia a Mosca piuttosto che a Bruxelles, essendo stata la Russia l'unico paese ad aver appoggiato incondizionatamente Belgrado nella recente vicenda del Kosovo. La piena integrazione della Serbia nell'Unione Europea è un passaggio importante, attraverso il quale l'Europa potrà finalmente contribuire alla definitiva soluzione della questione serba in un processo allargato agli altri Stati balcanici, cosi come auspicato da Bruxelles nel 2003. Tuttavia, ciò che non convince pienamente, nell'atteggiamento dell'Ue, è il modo in cui il processo di allargamento è stato pensato in riferimento alla Serbia. Fomentare la conflittualità esistente in seno alla società serba, in un periodo molto delicato come quello elettorale e dopo l'umiliazione seguita alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, non è la via migliore per convincere i serbi circa l'effettiva utilità di un'adesione all'Ue. Allo stesso modo, legare l'adesione del paese alla consegna dei criminali di guerra, considerati in patria poco meno che eroi, e all'effettiva collaborazione con il Tribunale dell'Aja, suona per molti serbi come l'ennesima dimostrazione di arroganza della comunità internazionale, considerato anche che gli Stati Uniti non hanno mai riconosciuto la legittimità del Tribunale. Infine, non è da sottovalutare il legame sempre più stretto che esiste tra la Russia e la Serbia, vero e proprio elemento di frattura nel cuore dell'Europa comunitaria. Tale legame potrebbe avere un forte potere di attrazione su altre popolazioni slave, come quella bulgara e quella macedone, soprattutto nel caso di recrudescenza degli scontri con la minoranza albanese e alla mancata adesione della Macedonia (per l'opposizione greca) all'Alleanza Atlantica.
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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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