RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

I cinesi raggiungono la vetta della Rete

di Lillo Maiolino - 9 maggio 2008

La Cina consegue un altro primato, ed è curioso in un Paese dove impera il più totale controllo dei mezzi di comunicazione e i dissidenti spesso pagano con il carcere la «grave colpa» di avere idee diverse da quelle del regime. Sta di fatto che cresce sempre di più il numero degli internauti e, secondo gli ultimi dati diffusi da Pechino, i cinesi navigatori sono 221 milioni, cifra che fa schizzare in classifica il Dragone fino al primo posto, superando anche gli Stati Uniti fermi a 215 milioni. In più ogni giorno si registrano circa mezzo milione di domini «cn», vale a dire quelli che contraddistinguono la «provenienza Cina». In Italia, invece, secondo gli ultimi dati Istat sono 20 milioni i navigatori della Rete.

Aumenta la voglia di comunicare tra i cinesi attraverso un sistema meno controllabile, ma sul quale spesso la maglia della censura arriva ugualmente. Il presidente Hu Jintao, l'anno scorso, ha fatto partire una vasta campagna di «purificazione» per ridurre il diffondersi di siti pornografici, ma più criticamente si pensa che sia stata una mossa del governo per controllare meglio il traffico che passa su internet. Sono recenti i tentativi da parte del regime di oscurare la maggior parte dei siti che diffondevano immagini sulla cruenta repressione perpetrata contro i monaci tibetani, i quali da decenni chiedono l'indipendenza da Pechino.

Persino semplici ideatori di «blog», che individualmente scrivono nei loro diari on line su idee o argomenti «scabrosi» per il regime, hanno scontato la voglia di libertà d'espressione con il carcere. E che dire delle migliaia di «internet café» chiusi, o le punizioni per il semplice fatto di essere scoperti a «chattare». Secondo i rapporti di Amnesty International, infine, non si arresta la caccia, e le conseguenti condanne, nei confronti di coloro che diffondono le loro opinioni on line o scaricano informazioni da internet.

Spesso sotto accusa finiscono anche i grandi «provider» stranieri, colpevolizzati di collaborare con la polizia locale al fine di smascherare i «colpevoli». Ad alimentare questo sospetto, ad esempio, due anni fa l'arresto del dissidente Li ZXhi. Li è stato condannato a otto anni di reclusione per «sovversione», dopo aver tentato di aderire al Partito Democratico Cinese. Uno scandalo dalle tinte più rosa, invece, ha coinvolto un celebre attore locale, Edison Chen: sue foto compromettenti sono state fatte girare illegalmente in Rete. L'indagine ha portato a 13 arresti, dopo la distribuzione di ben 13.000 scatti che immortalavano il divo in pose esplicite con alcune giovani donne.

In Cina non è facile nemmeno fare impresa on line. Un giovane è finito dietro le sbarre dopo aver avviato un e-commerce di profilattici. Sotto l'aspetto degli affari, comunque, questo serrato controllo non fa decollare certo l'economia legata al settore. Spiega Federico Cella sul Corriere della Sera: «La Cina è ancora molto indietro rispetto alle grandi aziende che si occupano di Tlc negli Stati Uniti o nella vicina, e superconnessa, Sud Corea». «La censura - spiega il giornalista - vieta i siti cinesi di "videosharing", i figli orientali di "YouTube". Se da un lato i più frequentati tra questi servizi dicono di avere fino a 100 milioni di visitatori al giorno - una cifra pari all'audience dei principali canali tv di Stato -, dall'altro va registrato come solo nel mese di marzo scorso sono stati chiusi 25 siti di video e altri 32 sono stati pesantemente multati, in quanto contenevano contenuti pornografici, violenti oppure genericamente in nome della difesa della sicurezza nazionale».

Lillo Maiolino

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata