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numero 280
6 marzo 2008
 
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Informazione in pillole

di Andrea Camaiora - 6 maggio 2008

Le giornate precedenti la formazione del nuovo governo Berlusconi non sono state prive di novità e colpi di scena nel mondo dell'informazione. Ve ne proponiamo alcune tra le più interessanti. Al primo posto c'è Romano Prodi: il presidente del Consiglio uscente ha aderito all'iniziativa «Fai bis de l'Unità» per rilanciare il quotidiano fondato da Antonio Gramsci (in pratica si chiedeva il 13 aprile, giorno delle elezioni, di acquistare due copie del giornale anziché una). Il cattolico adulto presidente dimissionario del Pd ha dichiarato in proposito: «L'Unità è una realtà importante per il Pd e per un paese nel quale l'autonomia dell'informazione è un bene che spesso non viene sufficientemente tutelato».

Al secondo posto merita di essere segnalata, invece, la vivacità di Repubblica, che si conferma vera ammiraglia dell'informazione. Da pochi giorni il giornale diretto da Ezio Mauro ha messo a disposizione sul proprio sito l'archivio gratuito della testata con tutti gli articoli dal 1984 ad oggi. Inutile sottolineare il valore storico di una simile operazione, che mette Repubblica al passo con i grandi quotidiani del mondo. Non solo massimi sistemi, però, per la punta di diamante del gruppo Espresso: scegliendo una soluzione decisamente innovativa, infatti, Repubblica apre a Parma una redazione esclusivamente on line. Il terreno non è certo dei più facili. Qui, a farla da padrona dal 1735, è la Gazzetta di Parma, che può contare, non da oggi, anche su una radio e una tv; un piccolo colosso dell'informazione (di proprietà dell'Unione industriali di Parma), dunque, per una provincia di circa 420 mila abitanti.

In terza posizione c'è il consiglio di Oscar Giannino a Silvio Berlusconi, pubblicato dal settimanale Tempi. Il direttore di Libero Mercato ha svolto una breve riflessione prima dell'insediamento del nuovo governo: Berlusconi smetta di considerare avversari i media europei. Vezzeggi gli inviati e affidi il servizio stampa estera di Palazzo Chigi a professionisti stranieri, anche a costo di ricercarli con un regolare annuncio sul Financial Times. Chi ha letto un poco di stampa estera ha senz'altro notato come, nei confronti di Berlusconi, vi sia un rinnovato interesse. All'indomani della vittoria del Popolo della Libertà alle elezioni politiche il New York Times, ad esempio, ha titolato: «Berlusconi wins big in italian elections», mentre il Washington Post ha fatto ricorso ad un titolo emblematico: «US Friend returns to power in Italy». Il suggerimento di Giannino, comunque, segue a stretto giro una voce di corridoio: il Cav. avrebbe pensato di affidare questo ruolo alla neo deputata Debora Bergamini.

Sempre sul fronte dei pettegolezzi - e si guadagna il quarto posto - ricordiamo la crescente attrazione bipartisan nei confronti di colui che è considerato il più probabile successore di Gianni Riotta alla direzione del Tg1, Ferruccio De Bortoli. Se è vero che la politica procede per mode stagionali, dopo la nomina dell'ex presidente di Confindustria ad ambasciatore nel mondo del made in Italy non è poi impensabile che si prosegua con la promozione del direttore del Sole 24 Ore...

In quinta posizione non possiamo non evidenziare la rampognata che Antonio Polito ha servito dalle colonne de Il Riformista a un Walter Veltroni sonoramente bocciato in comunicazione politica. In poche parole, il direttore del foglio di piazza Barberini ha stroncato la comunicazione del Pd perché poco professionale e troppo minimalista. Precisamente Polito ha scritto che «la comunicazione del Pd è stata innanzitutto poco professionale... Si è affidata a intuizioni artigianali del loft... Il sentiment della campagna elettorale, poi, era a mio modo di vedere programmaticamente minoritario. Anzi, minimalista. Vi si respirava un'aria di piccoli Comuni, di prodotti locali, di Italia minore... La campagna di ascolto del paese negli altri paesi si fa sei mesi prima delle elezioni, non in campagna elettorale. Il risultato è stato che ogni sera al Tg si vedeva Veltroni su un palco sempre uguale che diceva cose sempre uguali... Quella del Pd più che una campagna elettorale è stato un one man show». Insomma, più di qualche sassolino è uscito dalle scarpe di Polito...

Alla fine di questa carrellata sarebbe un errore dimenticare la puntata di Annozero del primo maggio. La scelta di Michele Santoro di inserire lunghi stralci del comizio torinese di Beppe Grillo, compresi i duri attacchi al presidente Napolitano e all'oncologo Umberto Veronesi, hanno finalmente prodotto qualche reazione degna di nota. Il presidente della Rai Petruccioli, per esempio, ha dichiarato che si tratta di «una vergogna che non si ripeterà». Lo speriamo: nonostante il programma sia stato premiato dall'audience (15.79% di share), è andata in onda una puntata veramente indecente, fortunatamente controbilanciata in diretta dall'esuberanza di un Vittorio Sgarbi capace di tenere testa a Santoro, Travaglio e Grillo. Al di là delle opinioni politiche, la puntata di Annozero del primo maggio è stata l'ennesima ferita alla reale funzione della tv di Stato, che non può e non deve essere piegata in alcun modo a strumentalizzazioni o imbarbarimenti simili. E non è certo la prima volta che si verificano casi come questo...

Andrea Camaiora

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