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Il dinamismo di Teherandi Erik Marangoni - 6 maggio 2008 Un presidente iraniano così dinamico come Ahmadinejad non si era mai visto. Non contento di sbeffeggiare la comunità internazionale con i progetti di arricchimento dell'uranio, che tanta apprensione stanno creando in Europa e negli Stati Uniti, il governo iraniano presieduto dall'ex sindaco di Teheran ha riallacciato eccellenti relazioni commerciali con la Russia, che hanno portato il presidente Putin in visita nella capitale iraniana, primo presidente russo della storia dai tempi di Stalin. Sul fronte petrolio l'Iran gode di buoni rapporti con molti membri dell'Opec e ha compreso benissimo che l'arma petrolifera può rappresentare un efficace strumento di pressione sui governi occidentali, soprattutto con il barile oramai saldamente attestato oltre i 100 dollari. Forte di una produzione nazionale sostenuta, che contribuisce per oltre l'80% delle entrate statali, l'Iran ha sviluppato una diplomazia molto attiva, finalizzata ad ottenere il riconoscimento di una posizione privilegiata nell'area medio-orientale, nell'ambito della definizione dei nuovi rapporti di forza, anche attraverso l'esclusione degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La ripresa di eccellenti relazioni commerciali con la Cina comunista rientra nella strategia egemonica di Teheran, fondata sulla garanzia di forniture petrolifere al gigante cinese, sulla cooperazione tra i due paesi nello sviluppo del settore petrolifero in Sud America e sulla possibilità, per le merci iraniane, di sfruttare le economie di scala derivanti dall'accesso allo sterminato mercato cinese. A seguito del recente viaggio del presidente Ahmadinejad in India, anche le relazioni tra Iran e India hanno subìto una brusca accelerata, provocando profonda costernazione a Washington. Nel 2006 il governo americano ha firmato con l'India un accordo di cooperazione nucleare molto controverso, soprattutto nella parte che impegna gli Stati Uniti a fornire know-how e importanti strumentazioni all'India che, come è stato giustamente rilevato, non ha mai firmato il Trattato di non Proliferazione nucleare (TNP). L'adozione di un impegno gravoso in un settore molto delicato per gli interessi americani rendeva evidente quindi l'alta importanza che, nella strategia di Washington, veniva attribuita all'India, in funzione di contrappeso nei confronti della Cina e dell'Iran.L'accordo nucleare con gli Stati Uniti ha creato non pochi problemi per il premier Manmohan Singh, attaccato all'interno dai comunisti indiani per l'eccessiva vicinanza alle posizioni americane. Posto di fronte al pericolo di una ripresa delle attività anti-governative dei comunisti, il premier indiano ha preferito congelare l'accordo con Washington e raffreddare i rapporti con la controparte americana, puntando sulla definizione di una politica estera più indipendente. Questo spiega la risposta stizzita del governo indiano al segretario di stato americano, Condoleeza Rice, che chiedeva al premier indiano di far pressione su Ahmadinejad sul tema del nucleare, in occasione della visita del presidente iraniano in India. India e Iran hanno tutto l'interesse a sviluppare proficui rapporti bilaterali. Sul piano delle relazioni internazionali i due paesi condividono le stesse preoccupazioni nei confronti del Pakistan, paese dotato di armi nucleari e storico alleato degli Stati Uniti. Essi, inoltre, possono vantare elementi culturali e religiosi comuni (in India vive il secondo gruppo più numeroso di musulmani sciiti, dopo l'Iran). Ma è sul piano economico che la cooperazione tra i due paesi si rivela più proficua. L'India ha fame di energia per mantenere l'attuale tasso di sviluppo, e l'Iran può fornire a Nuova Dehli tutta l'energia che vuole e, soprattutto, a prezzi competitivi. Rientra in tale ottica la progettata costruzione di una pipeline di circa 3000 km per il trasporto di gas iraniano in India attraverso il Pakistan. Dal suo canto l'Iran ha la possibilità di sfruttare per i propri prodotti le potenzialità di un mercato in rapida espansione come quello indiano. Gli Stati Uniti guardano con preoccupazione l'evolversi dei rapporti tra India e Iran e, in particolare, il progetto di costruzione del gasdotto, che avrebbe delle conseguenze geopolitiche notevoli in termini di perdita di influenza in un'area strategica. L'India non ha certo l'interesse ad inimicarsi gli Stati Uniti, unico garante finora della stabilità dell'intera regione, considerata anche la portata storica della tradizionale inimicizia tra Nuova Dehli e Pechino. È perciò plausibile che l'apertura verso l'Iran corrisponda a necessità di natura esclusivamente commerciali, piuttosto che all'adozione di una chiara strategia geopolitica. Tuttavia, per il governo americano risulta di vitale importanza evitare che il «giro di valzer» di Nuova Dehli con Teheran si trasformi in qualcosa di più profondo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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