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D'Alema contro tuttidi Ragionpolitica - 6 maggio 2008 Ospite di Lucia Annunziata alla trasmissione In mezz'ora, Massimo D'Alema dimostra ancora una volta di essere il vero erede della tradizione del Partito Comunista italiano, il depositario di quel senso di superiorità morale e culturale che ha contraddistinto l'opera politica del Pci nel corso dei decenni passati. Il ministro degli Esteri uscente dà giudizi a tutto campo sulla situazione italiana dopo la vittoria elettorale del Popolo della Libertà e della Lega Nord, e anche quando ammette - bontà sua - che il «berlusconismo» non è un fenomeno passeggero della politica del nostro paese ed ha saputo parlare al cuore e alla mente degli italiani meglio della sinistra, lo fa con quel tono e quell'aria da saputello che inficiano la bontà stessa delle sue riflessioni. Perché se è vero - come è vero - che la sinistra non è stata in grado, negli anni recenti, di intercettare le domande che provenivano dalla cosiddetta «pancia» del paese, ciò è dovuto anche al fatto che essa è rimasta ancorata a quell'«elitismo» - di cui ha parlato qualche giorno fa su Il Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia - che già contraddistinse il Pci («Caratteristica già del Pci - ha scritto Della Loggia - fu un forte elitismo sprezzante di tutto ciò che sapesse di "piccolo-borghese", pur se innestato su una penetrante attenzione al sentire delle "masse", considerate sempre, però, alla luce di un pedagogico paternalismo disciplinatore». Ed è stato il continuare a pensarsi come «migliori» moralmente e culturalmente che ha impedito ai post-comunisti di sintonizzarsi con quanto è accaduto in Italia dal 1994 in poi, di captare i segnali di cambiamento che venivano dalla società: l'«elitismo» di cui D'Alema oggi si mostra epigono è stata la malattia mortale del post-comunismo italiano, certificata da ultimo dalla débacle elettorale del 13 e 14 aprile scorsi. Ma il dato più interessante dell'ultima puntata de In mezz'ora è che la «superiorità» dalemiana non si è rivolta soltanto contro il centrodestra e Berlusconi, accusati di una gestione «padronale» del potere e ritenuti inaffidabili per un dialogo sulle riforme, ma anche contro Walter Veltroni e i suoi collaboratori del loft, rei di aver messo in campo una strategia fallimentare in vista delle elezioni decidendo di far correre da solo il Partito Democratico dopo aver abbandonato l'alleanza con la sinistra radicale e con gli altri partiti della ex Unione. «Bipolarismo - ha affermato D'Alema - non significa necessariamente bipartitismo... Dove si vota su un sistema basato sulle coalizioni chi ha il 33% sbaglierebbe se alla vigilia delle elezioni sostenesse l'autosufficienza». Nessun accenno ai nodi politici che hanno portato alla sconfitta, nessun accenno alla disastrosa vicenda del governo Prodi (di cui il leader Maximo ha fatto parte come vice premier e responsabile della Farnesina), che ha creato una profonda delusione nell'elettorato tradizionale della sinistra. Anzi. Come se niente fosse, D'Alema ha rilanciato, per il cammino futuro del centrosinistra, un «fronte unico delle opposizioni» per tenere testa al Pdl e alla Lega Nord: «Noi dobbiamo cercare di coalizzare, partendo dal livello locale, tutte le forze che si oppongono alla destra». Parole, queste, che uno degli uomini più vicini a Veltroni, Giorgio Tonini, ha definito come «vecchia politica». Appunto, «vecchia politica». Perché D'Alema - come dicevamo - è proprio il simbolo orgoglioso di una storia, quella del Partito Comunista italiano, che una parte significativa dei Ds non vuole vedere cancellata definitivamente da un veltronismo ritenuto sciatto e privo di una identità politica degna di tal nome. Lo si capisce quando il ministro degli Esteri afferma che non bisogna inseguire la destra sul tema della sicurezza. Il problema è che l'alternativa proposta da D'Alema (la riesumazione dell'unione di tutte le opposizioni) alla strategia di Veltroni non sembra granché migliore di quella del segretario del Pd (l'accentuazione del bipartitismo). Anzi. Sembra tutta rivolta ad un passato che forse, questa volta, è passato per davvero.
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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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