|
|||||||
|
|
Il boicottaggio della realtàdi Pietro De Leo - 9 maggio 2008 I partiti della sinistra estrema hanno da sempre vivacemente contestato chiunque provasse a metterne in dubbio la pienezza del carattere democratico. A sollevare perplessità è sempre stata, soprattutto, la luna di miele con i gruppi dell'antagonismo, con gli attivisti dei centri sociali, resisi protagonisti di iniziative al di fuori di qualunque spirito di convivenza civile. Basti ricordare che nel quinquennio 2001-2006 essi hanno riempito le cronache con manifestazioni di piazza all'insegna dell'antiamericanismo e dell'antisemitismo, in cui venivano gridati pesanti slogan denigratori e compiuti numerosi atti vandalici. Per non parlare della diffusione, specie tramite internet, di messaggi che richiamavano slogan già sentiti durante gli anni di piombo. L'esclusione dal parlamento della Sinistra Arcobaleno ha fatto emergere chiaramente il distacco di quelle che furono le ali estreme del governo Prodi dalle categorie sociali il cui consenso, per storia e tradizione, si credeva blindato - una su tutte la classe operaia. Già mezzo secolo fa Raymond Aron aveva individuato nel comunismo una distorsione del marxismo in cui la rivalsa del proletariato era concepita solo e soltanto come un modo per conquistare il potere: illudere i più a beneficio di pochi o di uno solo. Mai come ora questo assunto può descrivere al meglio la disillusione della classe operaia italiana, che ha punito chi non sa offrire risposte. A questo punto, la prova più importante, al di là di più o meno costruttive assise congressuali, è la capacità di fugare la tentazione di inseguire il consenso ad ogni costo. Perciò, innanzitutto, occorre respingere chi, come Caruso, ha più volte promesso, dopo le elezioni dello scorso aprile, una sorta di «sovversione permanente» e da chi, come i gruppi no global di Torino, sta mettendo in atto una vera e propria opera di boicottaggio della Fiera del Libro per la presenza di Israele. Questo caso è emblematico di quanto, nella sinistra estrema, sia fisiologico spacciare per «dissenso politico» ciò che appare in tutto e per tutto come una vera e propria contrapposizione ideologica. Nella fattispecie, il boicottaggio contro Israele è soltanto un'aggressione alla cultura: negare l'importanza di molti autori israeliani nel dibattito odierno sulla questione mediorientale significa non avere la minima percezione delle cose. Nessuno può infatti sostenere che i principali scrittori del paese siano intellettuali organici assoldati alla causa sionista: nelle opere dei vari Grossman e Yehoshua - per citare i più importanti - vive il dramma umano e psicologico di un popolo che si trova ad affrontare tragedie quotidiane ed è proprio da iniziative come la Fiera del Libro di Torino che può scaturire quel dibattito utile a creare nuove consapevolezze e a far emergere nuove verità. Il ricorso al boicottaggio e all'oscuramento è il sintomo della perenne incapacità di un'analisi lucida della realtà, oltre che della tendenza a strumentalizzare ogni occasione per rilanciare una fallimentare lotta dottrinale. Finché la sinistra estrema non avrà superato tutto ciò, sarà ben difficile che diventi un interlocutore credibile nella scena democratica del paese.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||