RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Berlusconi presidente

di Aurora Franceschelli - 9 maggio 2008

Con le elezioni politiche del 13 e 14 aprile gli elettori hanno voluto dare un segnale forte: i cittadini, pur votando secondo una legge elettorale molto discussa, hanno dato l'imprimatur ad un quadro politico indubbiamente semplificato, che ha visto il ridimensionamento naturale del numero dei partiti racchiusi nell'arco parlamentare. Siamo passati da 13 gruppi parlamentari alla Camera e 10 al Senato a 6 a Montecitorio e 5 a Palazzo Madama: sembra esaurita, dunque, l'era della frantumazione dei partiti che portava dietro di sé la frantumazione della società e dei corpi sociali intermedi. La società, con la sua scelta elettorale, ha deciso di voler influire realmente sulle scelte politiche ristrutturando il sistema politico italiano, ingolfato, oltre che dai vizi di un sistema istituzionale fondato su un bicameralismo perfetto e quindi da riformare, anche e soprattutto dalla moltiplicazione continua delle rappresentanze politiche. Sono queste ultime che, pullulando a più non posso all'interno del Governo Prodi, hanno destrutturato ulteriormente, sfilacciandolo, il nostro sistema decisionale, vittima dei ricatti di coloro che si facevano portavoce di interessi elitari. Questi innumerevoli partiti da una parte si sono fatti asse portante dello Stato senza però, dall'altra, rappresentare il «luogo» in cui si saldava il nesso tra le istituzioni e i cittadini; non hanno saputo, in sostanza, fungere da «cinghia di trasmissione» della volontà popolare in quella dello Stato.

La frantumazione della società imposta da questo sistema di potere, ora, si è ricomposta, ma, a differenza del '94 e del 2001, la nostra geografia politica si è liberata, grazie all'imput del risultato delle urne, del fardello costituito dalla tendenza alla moltiplicazione dei partiti. E questo non può che portare ad una ridefinizione del ruolo del leader politico. In un contesto di semplificazione del quadro politico e di forte bipolarizzazione il leader della coalizione vincente non può che uscirne rafforzato, tanto più dopo un'investitura popolare che lo ha premiato in maniera così netta.

Le capacità leaderistiche di Silvio Berlusconi, già indiscusse in un sistema politico molto più frastagliato, troveranno un terreno molto più fertile entro il quale esprimersi: la sua decisione di accettare, per la prima volta, senza la tradizionale riserva, l'incarico di dirigere il Governo della XVI legislatura e la velocità procedurale con la quale ha completato l'iter della formazione della nuova squadra di governo sono la cartina di tornasole che testimonia l'avvio di una nuova fase, di un nuovo stile di governo. Silvio Berlusconi ha saputo cogliere la necessità, proveniente dalla società civile, di insediare con urgenza un governo nel pieno dei suoi poteri, capace di affrontare nel più breve tempo possibile i nodi e le emergenze che hanno inghiottito il nostro Paese. In un contesto nel quale la globalizzazione, con l'estrema velocizzazione dei suoi processi, richiede capacità di fare scelte nel breve tempo, anche la politica, così come la interpreta Silvio Berlusconi, deve essere in grado di andar dietro ai cambiamenti e, soprattutto, di decidere con perentorietà. La politica, in sostanza, deve recuperare il terreno perduto, anche in termini di tempo, rispetto all'evoluzione della società.

Il Governo presentato ieri da Silvio Berlusconi al Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, è un governo che è si incentrato sulla figura del leader, ma un leader attorno a cui gravita un gruppo coeso, compatto, caratterizzato da una forte omogeneità di indirizzo politico. E' su questa compattezza che si fonderà l'azione di governo, un Esecutivo che, potendo godere di un una larga maggioranza parlamentare, sarà in grado di garantire che alle sue decisioni politiche seguano anche rapide approvazioni parlamentari. Sì, perché in questo momento è di questo che ha bisogno il Paese: la società civile ha la necessità assoluta di avere un governo che sia capace di prendere decisioni immediate, e Berlusconi ha il carisma per poter avviare una fase nuova, capace non solo di affrontare a viso aperto le emergenze del Paese, ma anche di proseguire nel cammino di riforme intrapreso due anni fa.

La nascita del governo della XVI legislatura non si caratterizza di certo per i toni trionfalistici che accompagnarono la folta pattuglia dei 101 componenti del governo Prodi. Sarà, invece, un Esecutivo più snello e ben radicato sulla realtà dei fatti, una realtà sulla quale, ahinoi, vi è un'eredità di problemi delicati da risolvere: si va dal caso Alitalia alla spazzatura di Napoli, dal problema sicurezza e immigrazione alla necessità di rilanciare lo sviluppo e di avviare un processo di riforme e di snellimento istituzionale; Berlusconi è estremamente determinato a trovare delle soluzioni concrete a questi problemi. La forza del leader è nel suo decisionismo e nella sua capacità di ricucire la frattura che si era determinata tra la società civile e la politica.

! Aurora Franceschelli
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata