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numero 280
6 marzo 2008
 
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Energia: la multistrategia vincente

di Carlo Cerofolini - 10 maggio 2008

L'Italia, «grazie» soprattutto alle improvvide scelte di una classe politica oscurantista ed irresponsabile - ora fortunatamente clamorosamente sconfitta e messa nell'angolo dalle «armate» del centrodestra - rischia un collasso economico-energetico senza precedenti, a causa:

  • del costo del petrolio in vertiginosa crescita (è previsto che dagli attuali già esosi 120 $ Usa al barile, si arrivi addirittura a quota 200 $);
  • della colpevole rinuncia al nucleare per produrre elettricità;
  • dagli innumerevoli ostacoli posti all'uso del carbone per le centrali termoelettriche
  • del dover rispettare vari protocolli internazionali, fra cui Kyoto, relativi alla diminuzione dei gas serra, e non solo, che, se disattesi, comportano pesantissime penali. Protocolli che, tra l'altro, andrebbero profondamente rivisti in un corretto rapporto costi/benefici e ripensati, riguardo alla loro utilità per contrastare il supposto riscaldamento della Terra, ora diciamo messo in dubbio anche dall'autorevole rivista scientifica Nature.

Per uscire da questa trappola infernale è quindi imperativo trovare una multistrategia vincente che, nell'ordine, dovrà centrare i seguenti obbiettivi:

  1. liberarci, nell'immediato, dall'incubo delle pesanti ecomulte Ue per il mancato rispetto del protocollo di Kyoto - relativo al periodo 2008-2012 - che già ora ci costa 1,5 miliardi, in crescita, annui di penale. E' da notare che una centrale nucleare da 1 GW costa circa due miliardi;
  2. affrancarci, nel medio periodo, il più possibile dalla schiavitù del petrolio e gas e quindi pure da possibili ricatti energetici, che minano, oltre che l'economia, la nostra libertà di essere e di agire - come, ad esempio, le recenti interferenze sulla nomina dei ministri e minacce di farci invadere dai clandestini provenienti dalla Libia insegnano - e contemporaneamente consentirci di avere energia abbondante, a basso costo e poco inquinante;
  3. permetterci di rispettare il cosiddetto 20-20-20 al 2020 previsto dalla Ue, ovvero: meno 20% di consumo di energia, meno 20% di emissione di gas serra rispetto al 1990 (ora siamo già fuori del 33%), 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili; pena ovviamente altre nuove pesanti ecomulte.

Tenendo in ogni modo sempre ben presente che le energie rinnovabili - come l'eolico e il fotovoltaico, che sono energie di nicchia - oltre ad essere super costose, sono aleatorie e non hanno potenza e quindi non sono assolutamente adatte neanche a provare a raggiungere uno dei tre obbiettivi di cui sopra (è come voler sfamare e nutrire correttamente miliardi di persone con il caviale) e non possono né devono essere prese in considerazione, in un ragionamento scientificamente corretto, checché ne dicano - anzi, proprio perché lo dicono - gli «ambientalisti».

Per il primo punto (liberarci dalle ecomulte Ue per il mancato rispetto di Kyoto sulle emissioni), l'unica via che abbiamo - rapida, relativamente agevole ed incisiva - è quella di migliorare, con una cura shock, l'efficienza energetica, con incentivazioni molto forti, nei seguenti comparti: motori elettrici, elettrodomestici, illuminazione e nei seguenti settori: residenziale, commerciale, industrie. Applicando tutto il pacchetto - da studi fatti per ANPA nel 1999 a cura di Florentin Krause dell'Istituto della California IPSEP (International Project for Sustenible Energy) - si arriverebbe addirittura a risparmiare annualmente quasi il 50% dell'attuale consumo energetico nazionale. Siccome però i tempi per realizzare completamente quanto sopra sono troppo lunghi (15 anni) e richiederebbero investimenti troppo alti ed azioni troppo capillari, non sempre tutte possibili, per avere un ritorno in tempi brevi occorre puntare subito in modo massiccio sulla sostituzione dei 20 milioni di motori energivori dell'industria, che consumano il 50% dell'elettricità, con altri ad alto rendimento di nuova generazione. Quest'operazione da sola infatti farebbe non solo risparmiare il 10% del consumo annuo nazionale di elettricità, con appena un miliardo d'investimento (inferiore di 1/3 della ecomulta annua per il non rispetto di Kyoto), ma ci consentirebbe pure di rispettare Kyoto e quindi di evitare l'ecomulta conseguente. Inoltre, considerato che in Italia l'energia elettrica è prodotta per il 65% con il termoelettrico per 235 TWh (dati GSE 2006 - 1 TWh = 1.000 GWh) e considerato che il rendimento medio è di circa il 45%, questo significa che ben 290 TWh di energia termica con temperature inferiori a 100 °C vengono ogni anno quasi tutti sprecati, quando invece potrebbero essere usati per il teleriscaldamento di milioni di abitazioni, fabbriche, uffici, serre e per le lavorazioni in lavanderie industriali, caseifici, per essiccazione di prodotti agricoli, ecc.., con risparmio di molti milioni di tonnellate di anidride carbonica ed essere così pure in regola anche con le più stringenti future normative Ue al 2020, del punto tre di cui sopra, sul contenimento dei gas serra, senza dover ricorrere alle energie rinnovabili. Inoltre tutto questo ci consentirebbe pure di allineare il nostro mix energetico relativo ai combustibili fossili - sbilanciato sul gas (34%) e petrolio (45%) - a quello europeo, che vede il carbone essere preponderante, dato che è molto più economico e reperibile anche se emette più anidride carbonica del gas e del petrolio, e quindi passare dall'attuale 9% fino anche al 50%, come in Germania.

Per il secondo punto (affrancarci dalla schiavitù del petrolio e gas e quindi dai ricatti energetici ed effetti collaterali connessi ed avere energia abbondante, a basso prezzo e poco inquinante), l'unica strada che ci è dato percorrere è quella di puntare sulla costruzione di almeno 15 centrali nucleari da 1 GW ognuna, di terza generazione, già esistenti, ad alta sicurezza intrinseca ed a bassa produzione di scorie. Questo, oltre a darci buona autonomia energetica, ci consentirebbe pure di abbatterebbe in maniera drastica l'emissione di gas serra per produrre elettricità e ci farebbe quindi (anche questo) rientrare tranquillamente in tutte le futuribili stringenti riduzioni di emissione di questi gas. Detto per inciso i grammi equivalenti di anidride carbonica emessi per 1 KWh di energia prodotta sono: 16 g per il nucleare (compreso l'estrazione la lavorazione ed il riprocessamento delle barre di uranio); 36 g per l'eolico (costruzione e decommissionamento degli aerogeneratori); 160 g per il Fv (costruzione e decommissionamento dei pannelli e accessori); 605 g per le centrali termoelettriche a gas (durante il funzionamento).

Il problema che però si pone in Italia, per il nucleare è quello di far accettare ai cittadini questa opzione, perché - visti anche i tempi di realizzazione non brevi di queste centrali (circa cinque anni) - non si può pensare di imporle manu militari, quindi ci vuole il loro convinto, ampio consenso. Questo consenso lo si potrebbe ricercare, ad esempio, indicendo un referendum consultivo (*) sull'argomento, però solo dopo avere - soprattutto per via istituzionale - correttamente, intensamente, ampiamente e capillarmente informato gli italiani sull'intero problema ed affidando l'informazione solo a chi è scientificamente accreditato a farlo ed è super partes (Università, Cnr, Enea..) e quindi non le associazioni ambientaliste che, oltre tutto, sono in realtà solo delle lobby, al pari di Confindustria, Confcommercio, ecc... Il comitato promotore di detto referendum - da abbinare, ad esempio, alle elezioni europee del 2009 e quindi a costo zero - potrebbe vedere come braccio operativo l'ala nuclearista dei Circoli e think tank riconducibili al centrodestra, oltre che di singoli, e si spera numerosi, parlamentari PdL-Lega-Mpa, in modo che, comunque vada il referendum stesso, il governo Berlusconi non subirebbe contraccolpi. Nel caso della vittoria (molto probabile) dei sì al nucleare, ben si capisce che poi nessun governo o amministrazione locale di fronte alla volontà popolare farebbe ostruzionismo e questo garantirebbe pure gli investitori, che devono sborsare somme non indifferenti per la costruzione di dette centrali e che quindi si devono muovere in un quadro normativo chiaro, trasparente duraturo nel tempo, a prova di sindrome Nimby e di minoranze rumorose. E così con questo viatico, tanto per incominciare, con appena 125 milioni si potrebbero tranquillamente, ed in tutta sicurezza, riattivare in 12-15 mesi le centrali nucleari di Caorso e di Trino Vercellese, ferme dal 1987, rispettivamente di 860 MW e 270 MW (oltre 1,1 GW totali) e continuare ad usarle ancora per decenni. Un'operazione simile è stata fatta, con successo, di recente negli Stati Uniti. Se invece vincono i no, allora amen: male voluto non è mai troppo. Questa possibilità è comunque assai remota, perché già ora i cittadini hanno capito che senza quest'energia l'Italia è condannata al sottosviluppo e ad essere ostaggio dei signori del gas e del petrolio ed inoltre con i rosso-verdi che sono scomparsi dal Parlamento e con il Pd sconfitto dagli elettori, gli antinuclearisti senza se e senza ma sono oramai nell'angolo.

Certo la via del referendum comporta dei rischi, però la posta in gioco (il futuro dell'Italia) li giustifica e in ogni caso, a scanso di sorprese spiacevoli, prima di arrivare alla data fatidica del referendum di cui sopra, e comunque, anche indipendentemente da quest'evento, per archiviare definitivamente la fase «nucleare no grazie» occorrerebbe avere un forte imput in più in favore di quest'energia dalla Ue, che non può che scaturire dalle riunioni dei capi di Stato e di Governo, e che deve esercitare almeno una moral suasion sui singoli stati membri, affinché il nucleare, nel loro mix energetico, abbia un peso pari almeno a quello che ha nella Ue stessa, che è di oltre il 30% (per l'Italia questo equivarrebbe dover avere proprio circa 15 GW nucleari). Se poi la Ue arrivasse a considerare come energia assimilabile alle rinnovabili quella che viene prodotta dal nucleare almeno in quelle Nazioni che non hanno ancora raggiunto la % media di produzione Ue da questa fonte, il gioco sarebbe fatto. Questa posizione non è poi tanto peregrina, perché se si considera il ciclo Torio-Uranio-Plutonio (cfr. Franco Battaglia L'illusione dell'energia dal sole p.138 ed 21° Secolo 2007) con reattori autofertilizzanti, quella nucleare è una fonte pressoché inesauribile. Quanto sopra, anche se non è facile da ottenere, ora che Berlusconi c'è è possibile, perché ha ben chiari quelli che sono gli interessi del Paese e quindi è disposto a dare battaglia a livello Ue, come sta già facendo per l'Alitalia.

Per il terzo punto (il 20-20-20 al 2020 previsto dalla Ue, ovvero: meno 20% di emissione di gas serra rispetto al 1990, meno 20% di consumo di energia e 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili), la risposta è la seguente:

  • il 20% in meno dei gas serra emessi si ottengono oltre che con il combinato disposto sia della maggior efficienza energetica, sia dell'utilizzo dell'energia termica a bassa temperatura proveniente dalle centrali termoelettriche, primariamente e soprattutto dall'uso dell'energia nucleare per produrre elettricità in quantità significative (almeno il 30%), come del resto ben evidenziato in precedenza;
  • il 20% in meno di consumo di energia lo si può raggiungere applicando il già menzionato pacchetto di maggiore efficienza energetica - anche se si deve considerare che ogni anno il consumo elettrico è destinato a crescere del 2-3%, a meno di forte crisi economica - a cui si deve aggiunge, pure qui, l'uso dell'energia termica a bassa temperatura proveniente dalle centrali termoelettriche, come sopra detto;
  • il 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili è già ora possibile ottenerlo ottimizzando e potenziandole fonti esistenti, dato che partiamo da una base % consistente. Nello specifico da dati GSE 2006:
  1. Idroelettrico: 10,8% - E' sottosfruttato per il 30% a causa dell'utilizzo dell'acqua degli invasi soprattutto per l'agricoltura e per lo spreco che si ha nelle tubature colabrodo degli acquedotti. Se si usasse il goccia a goccia in agricoltura (anche 80% di risparmio idrico) e le tubature disperdessero non il 30-40% dell'acqua potabile che trasportano ma il fisiologico 10% e si rendessero operative le numerose dighe dislocate nel Sud dell'Italia, l'idroelettrico potrebbe produrre circa il 16% di elettricità. Inoltre va detto che la dispersione di acqua nelle tubature colabrodo porta un danno economico annuo di 1,6 miliardi, che in buona parte rappresentano, oltre che soldi, energia sprecata per captazione, potabilizzazione e spinta nelle tubature dell'acqua stessa, corrispondente a quella prodotta da una grossa centrale elettrica di circa 1,5 GW;
  2. Biomasse: 1,9% - Incrementabile fino al 4% circa se si portasse la valorizzazione termica dei rifiuti, con Cdr e biogas, al 60% (energia verde) dal 12% attuale, che oltre tutto non è ben sfruttato. In Svezia, ad esempio, la termoutilizzazione dei rifiuti è del 45% ed in Danimarca del 59%;
  3. Geotermico: 1,5% - Estendendo e potenziando il suo utilizzo si potrebbe passare al 2%;
  4. Eolico 0,9% - Con gli impianti ultimamente attuati si arriva all'1%.

Siccome è la somma che fa il totale, con questi accorgimenti si arriva dal circa attuale 15% al 23% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi si soddisfa ampiamente quanto richiestoci dalla Ue al 2020, senza bisogno né di altro eolico né di fotovoltaico e neppure del solare termodinamico.

Osservazioni: una volta superato l'ostacolo dell'accettazione popolare per il ritorno all'energia nucleare, a quanti accampano problemi di natura economica va fatto presente non solo quanto il non agire con determinazione in questa direzione - magari aspettando il nucleare di quarta generazione (dopo il 2030) - ci costa in termine di ecomulta annue (1,5 miliardi) e di bolletta petrolifera (nel 2008 almeno più sette miliardi, se va bene, con il petrolio a 120 $ Usa al barile, rispetto al «terribile» 2007 per un totale di ben 37 miliardi, che salirebbe fino a 60 miliardi con il petrolio a 200 $. Insostenibile!), con tutto in crescita, ma anche che i soldi, oltre quelli che possono venire dai project financing, ci sono: basta, ad esempio, smettere di investire (sprecare) l'80% dei circa quattro miliardi annui per le energie rinnovabili ed assimilate e dirottarle sul nucleare. E' da notare che così con i tre miliardi risparmiati si può costruire ogni anno una centrale atomica da 1,5 GW. E se poi la Ue - a meno che non classifichi per situazioni particolari il nucleare come energia assimilata alle rinnovabili, come auspicato in precedenza - ritiene che questi siano aiuti di stato (lo sono però anche quelli sulle energie rinnovabili, come pure la recente nazionalizzazione-salvataggio dallo «tsunami» mutui subprime della importante banca inglese Northern Rock), puntiamo i piedi e facciamoci intendere, come fanno le altre nazioni, anche quelle meno influenti e/o molto più piccole dell'Italia, come la Polonia e la Lituania, quando ne va del loro vitale interesse nazionale. Infine per quanto riguarda il problema delle scorie nucleari va detto che oramai sono più un problema politico che tecnico ed il futuro e la scienza lavorano per risolverlo definitivamente (sono solo una scusa per non fare).

Conclusioni: quanto sopra prospettato, ed in particolare la «messa in mora» delle energie rinnovabili con una virata decisa verso il nucleare per risolvere i nostri problemi energetici e rispondere agli impegni internazionali presi in materia di energia e contenimento dei gas serra, prima del 13-14 Aprile, con Prodi e Pecoraro imperanti, sarebbe stato classificato, nella migliore delle ipotesi, come un vasto programma, se non una velleitaria provocazione. Ora, però - dopo che il popolo sovrano ha dato una schiacciante vittoria al PdL-Lega-Mpa, eliminato la sinistra arcobaleno dal Parlamento ed ha pure «consegnato» la città di Roma al centrodestra - il quadro politico si è completamente ribaltato e quindi la provocazione-vasto programma, può diventare realtà. Parafrasando Saint Exupéry si potrebbe affermare che nella vita non ci sono soluzioni, ci sono forze che devono essere innescate e poi le soluzioni seguono ed indubbiamente con Berlusconi a capo del governo queste forze sono state innescate e quindi il problema energia, e non solo quello, troverà sicuramente la sua soluzione, scientificamente ed economicamente corretta, anche se occorre continuare ad insistere senza mai stancarsi, perché, gli «ambientalisti» ed i loro sodali sono sempre pronti a colpire.

(*) Con un referendum consultivo il 18 giugno 1989 gli italiani furono chiamati a decidere se conferire o meno il mandato costituente al Parlamento europeo.

! Carlo Cerofolini
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