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La trappoladi Armando Pannone - 10 maggio 2008 Il presidente Berlusconi si appena insediato e già comunisti livorosi, a Napoli, tengono concioni sui bus, in treno, ovunque ci sia gente in giro. «Cosa sta facendo? Perché non toglie la spazzatura? Aveva detto che sarebbe venuto qui. Dov'è?» Queste le frasi ricorrenti, condite da insulti e sarcastici commenti che fanno presa sui stanchi e sfibrati cittadini partenopei preoccupati dall'evoluzione negativa della vicenda rimozione - rifiuti. Falsità, inesattezze, rancori gratuiti contro chi non ha potuto ancora operare, ma l'opinione pubblica i comunisti la sanno eccitare, con una disinformazione che non tollera repliche. E' ovvio che si tende a far dimenticare lo scempio perpetrato da altri, quel cocktail di inefficienze e di gravi superficialità che hanno davvero messo in ginocchio la città e la regione. Dunque ogni pretesto è buono per allontanare da sé i riflettori e puntarli su qualcun altro, il presidente Berlusconi, che sta cercando, prima ancora di assumere la leadeship del governo, di porre un freno ad un disastro ecologico, sociale ed economico senza precedenti. Una trappola perfetta. I comunisti vorrebbero farla scattare sperando di screditare l'immagine del leader e di un governo eletti con i più ampi consensi democratici proprio per rimediare ai guasti di una sinistra, comunista fino al midollo, che non intende arretrare la sua posizione ideologica e di odio personale neanche di un millimetro. Altro che collaborazione, dialogo, accettazione del verdetto democratico delle urne. Per la verità, Napoli sarà un banco di prova durissimo e non tanto perché ci si gioca la credibilità, al di là delle tattiche e delle strategie mediatiche. La priorità è costruire i termovalorizzatori: in breve tempo, efficienti, sicuri. Il resto sono palliativi, snervanti ricerche di aree da adibire a parcheggio di stock immensi di rifiuti, con tutto il contorno di proteste e quello che consegue se non vengono inceneriti. Se davvero è emergenza, che le soluzioni siano davvero proporzionate al pericolo che si corre, incombendo l'estate. Questo è il punto. Se le normali procedure risultano lente o rallentate non è possibile agire per cooptazione, invitando ditte specializzate nel settore e presidiandone i cantieri per accelerare al massimo la costruzione degli impianti? A New York è già in fase avanzata la ricostruzione delle Torri Gemelle mentre in Campania, per completare un solo inceneritore non si è ancora in grado di definirne, anche per approssimazione, i tempi. La vera trappola tesa al governo Berlusconi è nell'uso distorto della democrazia e dei suoi strumenti. Qui tutti vogliono dialogare, partecipare, intervenire e i tempi si dilatano, tutto sfuma. In realtà, più che il dialogo bisognerebbe coltivare il rispetto per la maggioranza, lasciandola libera di attuare le proprie politiche e, soprattutto, di operare per il bene comune senza intralci che hanno solo il sapore di pretestuose azioni di disturbo di natura ideologica. L'accento dunque si sposta sulle procedure e sull'efficacia dell'azione amministrativa. Ecco perché è necessaria una immediata e profonda trasformazione dei regolamenti, delle leggi ed una rivisitazione delle procedure amministrative per consentire il decollo di attività altrimenti frustrate da una burocrazia che va snellita ed asservita ai bisogni della collettività. Se il procedimento partecipativo è strumento di democrazia diffusa, la decisione è assunzione di responsabilità diretta dell'organo che la pone in essere e va rispettata, essendo atto imperativo di democrazia attuata. Con questa necessaria premessa di carattere generale, appare evidente che una soluzione rapida per Napoli potrà venire soltanto da chiare indicazioni operative. In caso contrario, coloro che sinora sono stati sul banco degli imputati riprenderanno fiato e si sentiranno quasi assolti dalle loro responsabilità vista l'ingovernabilità della situazione. Nel frattempo la città sta a guardare mentre montano le proteste ed il tempo incalza. Già l'architettura metropolitana è cambiata. Sembra di vivere in un megacarcere, con balconi e finestre blindate, allarmi e telecamere dappertutto,per via dell'emergenza sicurezza. Già, perché oltre alla spazzatura a Napoli vi sono tutti, ma proprio tutti gli altri problemi della grandi realtà urbane italiane. Una risposta non definitiva a questi due drammi porterebbe ad uno sfilacciamento tra popolo ed istituzioni, proprio quando il PdL è riuscito a strappare consensi ad una regione amministrata dalla sinistra persuasi quindici anni. C'è grande fiducia nella visione da statista del presidente Berlusconi per il decollo definitivo di Napoli e del Sud, tuttavia sarebbe bene partire con il piede giusto. Per farlo, ripeto, è essenziale intervenire sulle regole, per passare da un centralismo burocratico ad una macchina pubblica efficace e vicina alle esigenze della gente. Partendo dal caso-Napoli per operare al meglio ed al massimo del profitto in tutto il Paese, aiutandolo davvero a rialzarsi in fretta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.262 del 29/4/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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