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6 marzo 2008
 
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Il conflitto sulla sicurezza

di Gabriele Cazzulini - 13 maggio 2008

Ancora prima di ricevere l'investitura ufficiale, il nuovo governo decide di intervenire sulla sicurezza con un decreto legge. Questa velocità è insolita per i tempi pachidermici della politica italiana. Ma dimostra già due caratteristiche. Primo: la maggioranza che ha vinto le elezioni non cambia faccia una volta arrivata al potere. Se nella campagna elettorale del 2006 l'Unione di Prodi avesse spiegato ai suoi elettori quale modello di fisco e di economia avrebbe seguito, Prodi non avrebbe governato un giorno solo. Questa è l'etica della democrazia: un vetro trasparante dove ogni condotta, virtuosa o dannosa, è prontamente visibile a tutti. Dopo due anni di fallimenti, il risultato della campagna elettorale è invece un governo che non perde tempo a lavorare al suo impegno numero uno.

Il secondo elemento di innovazione è che le questioni di potere interno sembrano passate in secondo piano. La politica basata sulla distribuzione del potere è superata dalla politica che usa il potere per conseguire obiettivi. E' insolito per l'Italia consumata dalle rivalità per una poltrona in più o in meno. Ma anche questa trasformazione è il ritorno ad una politica non più arroccata nei suoi palazzi dorati. La sobrietà della campagna elettorale, unitamente alla percezione matura della crisi in atto, ha fatto spurgare la politica dal suo immobilismo difensivo e dalle sue quotidiane lotte intestine. Non è un caso che le forze politiche più conflittuali siano state espulse dal parlamento. Il conflitto politico ha cambiato fronte: poiché il potere non è più il teatro di congiure e alleanze, è la realtà che assorbe il potere e non viceversa.

Oggi è la sicurezza, l'immigrazione clandestina, la certezza della pena, la criminalità, che mettono sotto assedio la realtà, che preme sulla politica per avere risposte che solo la politica può dare. Il nuovo governo dichiara guerra non soltanto agli attacchi contro la sicurezza dei suoi cittadini - ma anche ai loro alleati. E' qui il fronte più resistente. In Italia la sicurezza pubblica continua a subire una storica connotazione negativa. Difendere la sicurezza viene volutamente confuso con il sostegno ad una politica xenofoba e anti-europeista. La politica che interviene a difesa degli italiani viene tacciata di razzismo e intolleranza, e bollata come l'escrescenza da ignoranti su un cervello che dovrebbe ingegnarsi a lodare lo straniero, chiunque sia e qualunque cosa faccia. La sicurezza è come una macchia nera su una luminosa etica della prostrazione di fronte al clandestino in flagranza di reato. Colpa della società, colpa dei ricchi, colpa dello stato - insomma, una caterva di colpe purché non sia mai colpa di chi sbaglia. Questo breviario del bon-ton verso lo straniero, che farebbe inorridire persino il Rousseau innamorato del buon selvaggio, è la bandiera di una mentalità che ha già sfoderato le sue lame ideologiche contro ogni intervento per raddrizzare questa deformazione.

Il realismo che finora ha orientato i grandi passi iniziali del nuovo governo deve includere tra gli scogli da superare anche questa mentalità deviata e soprattutto le forze sociali e politiche da cui è sostenuta. Gli ambienti della cultura ufficiale, dello spettacolo e dei media, per una volgare questione di finanziamenti erogati come coriandoli, hanno sempre dato la mano alla sinistra che spalanca le porte di casa nostra. Gli intellettuali si sono dimostrati perfettamente organici e organizzati nella mobilitazione ideologica manovrata a sinistra. Questa cinghia di trasmissione che diffonde il verbo del potere sottoforma di sapere alla popolazione, riempie con il suo mito del buon criminale i serbatoi formativi dell'universo giovanile - scuole, spazi di incontro, divertimento: tutto un susseguirsi di grancasse che ripetono la stessa musica. Per non parlare del lavoro, dove le ultime roccaforti dell'egemonia sindacalista resistono ancora proprio grazie ad una politicizzazione del clandestino, che diventa un martire del bieco capitalismo. Lassismo, mancanza della pena, de-responsabilizzazione. E poi le solite brodaglie sul terzomondismo, il colonialismo, le colpe dell'Occidente. Non hanno ancora capito che Cina e India ci stanno per schiacciare; non si rendono conto che gli arabi, senza il petrolio per l'Occidente, vivrebbero ancora in tribù allo stato brado e che noi, senza gli americani, avremmo visto la falce e il martello a San Pietro. Quando la politica era fatta di giochi di potere mentre gli italiani erano feriti, aggrediti e uccisi in Italia, le leggi erano scritte con questa mentalità rovesciata del primato del carnefice sulla vittima.

Ritorniamo così all'attualità. Intervenire oggi significa anche riformare un ammasso di leggi approvate più per proteggere i criminali che non per difendere gli onesti. Il nuovo decreto legge del governo deve correggere questo spesso strato legislativo neutralizzando le forze che lo hanno prodotto e la mentalità che lo ha giustificato. E' solo un affresco a tinte vivaci per raffigurare la vastità dei problemi che scatena la questione della sicurezza - adesso che è affrontata per essere risolta.

! Gabriele Cazzulini
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