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Chavez e Merkel: Sud America ed Europadi Giovanni Vagnone - 13 maggio 2008 Il Sud America è una tra le aree del globo più in difficoltà per quanto riguarda la crescita del sistema economico, nonostante buone risorse prime ed un contesto climatico che potrebbe essere vantaggioso per la produzione di sostanze alimentari, in pieno periodo di food crisis. Tuttavia, i governi di molti paesi non hanno una mentalità pienamente «occidentale» e preferiscono un ruolo di antagonismo al mondo industrializzato, nel quale crogiolarsi di corruzione scaricando il barile di fronte all'opinione pubblica sui demonizzati Stati Uniti ed ora anche la demonizzata Unione Europea. L'ultimo caso lampante di questo principio ce lo fornisce il dibattito a distanza tra Hugo Chavez, presidente del Venezuela, e Angela Merkel, cancelliere tedesco. Ancora una volta l'isolazionismo del discusso presidente sudamericano, e le sue parole dure e sgarbate, danno il polso di una situazione in cui invece di riforme strutturali, concrete, sostanziali, si preferisce la polemica e la propaganda. Angela Merkel aveva dichiarato in un'intervista, in previsione del meeting che si terrà venerdì a Lima come vertice UE-America Latina, all'agenzia stampa tedesca Dpa che Chavez non è la voce della regione. Il punto molto moderato della sua critica consisteva nel fatto che il «populismo di sinistra» non possa risolvere i problemi delle popolazioni disagiate: «Basandoci sulla nostra esperienza in Europa, non credo che i Paesi con l'economia guidata dallo Stato possano portare a risposte migliori o più sostenibili». Da Caracas è giunta la risposta in televisione, dal programma del regime «Alo presidente» e direttamente da Chavez: un elegante parallelo tra la Merkel e nientemeno che Adolf Hitler. «Il cancelliere tedesco appartiene alla stessa destra che ha sostenuto Hitler ed il fascismo». Lei come molta gente vorrebbe solo zittirlo, così come è successo con Juan Carlos di Spagna durante il vertice ibero-americano lo scorso dicembre, quando alle incessanti affermazioni retoriche e populiste di Chavez il sovrano gli aveva semplicemente detto di «tacere» per interrompere il dibattito. Una simile presa di posizione da parte del Venezuela comunque significa soltanto una cosa: Chavez non è interessato ad alcuna cooperazione con Europa o Stati Uniti. I programmi sociali per l'America Latina restano quelli degli attuali regimi, portati avanti da Venezuela, Cuba, Argentina e Brasile. Chavez non vuole ingerenze, e rigira la frittata dichiarando che gli europei sostengono di «andare là per aiutare. Ma dov'è il loro piano per aiutare i poveri?» L'esempio è quello del presidente di Haiti, a cui Usa ed Europa avrebbero fatto mille promesse mai mantenute. Certo la situazione è meno grave che negli stati dove il fondamentalismo religioso impone regimi liberticidi di massima intolleranza. Eppure i diritti umani, sotto il segno dell'ideologia, vengono sbeffeggiati anche nel continente che al mondo potrebbe avere più possibilità di sviluppo. Ovviamente questa consapevolezza è la motivazione degli incessanti tentativi di dialogo che l'Occidente si propone di instaurare con i paesi d'Oltreoceano... ed è in effetti una priorità geopolitica mondiale far sì che i progetti di uomini come Chavez o Lula, di isolarsi e poter così avere maggiore gioco sulle proprie popolazioni, non si realizzino del tutto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.263 del 13/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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