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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il nuovo corso della Pubblica Amministrazione

di Armando Pannone - 16 maggio 2008

Era necessario nominare un economista come Renato Brunetta ministro per la Funzione Pubblica per iniziare davvero a ragionare di Pubblica Amministrazione in termini di economia aziendale, valutandone l'efficacia dell'azione secondo l'equazione costi-ricavi. Per decenni l'introduzione del concetto di produttività nella PA è stato osteggiato dalla burocrazia centralistica, che concepiva il servizio pubblico come prebenda da concedere e non come diritto del cittadino. Ostacoli sono stati posti anche da un sindacato ideologicizzato a prescindere, che aborriva la meritocrazia sostenendo che, per ottenere la produttività, sarebbe stata compromessa la dignità dei lavoratori, in quanto «costretti» a competere tra loro in una sorta di cottimo inconcepibile. Tale visione privatistica avrebbe certo minato le basi della compattezza e del consenso sindacale, per cui tutto doveva essere dato a pioggia anche se l'appiattimento degli stipendi e delle carriere disincentivava l'iniziativa personale.

Dopo l'attuazione della legge Bassanini sulla semplificazione amministrativa e l'azione del quinquennio di governo Berlusconi, volta all'efficienza della PA, il quadro è cambiato. La produttività della Pubblica Amministrazione è misurabile in termini di servizi resi alla cittadinanza e la qualità degli stessi è monitorata grazie all'istituto della «customer satisfaction». Razionalizzare la spesa evitando gli sprechi è stato l'imperativo posto alla base del tenace disegno del presidente Berlusconi per trasformare davvero la res publica nelle sue articolazioni amministrative. Dopo l'interruzione delle tante, positive innovazioni volute da Lucio Stanca (anche con la raccolta delle leggi in agili Testi Unici) ed il ritorno al centralismo in questi ultimi due anni di governo, si riprende davvero, con Silvio Berlusconi e Renato Brunetta, da dove si era iniziato.

Il ministro Brunetta ha lanciato messaggi chiari: via i fannulloni. E' il monito che l'intera nazione lancia a chi, approfittando del proprio ruolo, ritiene di esercitare, con la propria condotta, un potere personale e non di sentirsi al servizio della comunità che lo paga. Per realizzare al più presto una rivoluzione copernicana della Pubblica Amministrazione potrà essere utile formare dirigenti pubblici come veri manager privati, per essere in grado di gestire le sfide informatiche del futuro e la delicata branca delle risorse umane. L'attuale sistema valutativo, che prevede indennità di risultato concesse ai soli dirigenti, è, invece, criterio inviso ai lavoratori che nulla percepiscono in termini di gratificazione economica, di carriera o morale di un appannaggio per un risultato raggiunto solo grazie al loro impegno. Tale disparità di trattamento, che esclude la condivisione degli obiettivi, non solo appiattisce le professionalità, ma disincentiva anche i migliori elementi.

Inoltre, sarebbe da introdurre nella PA un criterio già in uso nelle grandi aziende da decenni: la selezione del personale per costituire davvero micro-gruppi operativi motivati e coesi. A ben guardare, potersi scegliere, sulla base di contratti ritagliati ad personam, potrebbe essere gradito anche agli stessi dipendenti. Molto spesso vi sono elementi di assoluto valore che non vengono motivati, utilizzati in mansioni non adatte alla loro personalità o vocazione. Se si puntasse, attraverso colloqui mirati, alla valorizzazione delle tendenze e capacità professionali del dipendente, diminuirebbero sensibilmente i conflitti e le cadute motivazionali che tanto si riflettono sulla resa del servizio al pubblico.

Tutte queste innovazioni devono trovare spazio e ragion d'essere in un disegno organico di formazione permanente dei quadri dirigenziali ed intermedi della Pubblica Amministrazione, da potenziare con stages di livello. Investire in tale tipo di formazione eviterebbe sovente lo stallo decisionale e la frattura interpretativa tra ministeri ed Enti periferici su tematiche di diffuso interesse che si ripercuotono sui tempi di erogazione dei servizi e delle risposte ai cittadini. Infine, attenzione estrema merita lo studio dell'accorpamento di diversi uffici territoriali in uno Sportello Unico presso il quale il cittadino possa trovare servizi in rete e risolvere in un'unica sede il suo problema od ottenere tutte le informazioni che possano interessarlo.

Molta carne al fuoco, ma l'innovazione è indispensabile per trasformare una Pubblica Amministrazione improduttiva, demotivata e ripetitiva negli schemi burocratici in un'Azienda erogatrice di servizi essenziali per un nuovo modello di cittadino consapevole, informato, attento. Un ruolo decisivo nel rapporto tra Stato e cittadini per ridurne le distanze. Una partita da giocare in un momento storico in cui è essenziale la riduzione dei costi degli apparati e il decentramento operativo è la sfida del futuro, anche ricorrendo ai mezzi informatici e di uso comune tra le giovani generazioni. Una partita in cui deve sapersi inserire un nuovo modo di fare sindacato, propositivo e non arroccato ideologicamente su posizioni preconcette, in funzione di insostituibile consulente dei lavoratori.

! Armando Pannone
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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