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L'intesa per il futurodi Gabriele Cazzulini - 18 maggio 2008 No, non è un inciucio. Ma neppure egemonia da una parte e genuflessione dell'altra. Il secondo tempo della cordiale intesa tra Berlusconi e Veltroni, sbocciata negli ultimi mesi di vita del governo Prodi, smentisce la memoria dell'Italia abituata a patti occulti di potere che scardinano le regole democratiche. Questa volta non si sente odore di casta. La vittoria di aprile ha prodotto una maggioranza talmente robusta e una minoranza talmente frastornata che le trame di potere non spostano una piuma. Allora? Il discorso programmatico di Berlusconi è proteso ad una epocale trasformazione. Berlusconi vuole aprire un ciclo politico, perché una sola legislatura non basta. E' una visione politica che si alza al di sopra degli opportunismi ma anche degli attuali assetti di potere, che queste elezioni hanno semplificato ma non ancora stabilizzato. La politica italiana, flagellata dalla partitocrazia e dalla conflittualità, ha imboccato la via di una miracolosa guarigione. Ma resta ancora debole. Bisogna consolidare quest'evoluzione perché si sente scricchiolare qua e là. Insomma ce l'abbiamo fatta, ma non è ancora finita. In questo passaggio così delicato la strategia del Pdl dev'essere dosata con oculatezza, perché il peso dell'accordo con Berlusconi non divenga un fardello insostituibile e Veltroni si riduca a comparsa di Berlusconi. E' un equilibrio difficile perché il potere nel Pd è ancora troppo fluido per sistemarsi e reggere il confronto con un governo così forte. Il Pd ha rifatto il look della sinistra, perciò la sua leadership è così mal sopportata a sinistra. In questo momento per Veltroni è meglio la legittimazione di Berlusconi che la nostalgia di D'Alema per il centrosinistra. Questioni di rivalità interne tra Veltroni, un segretario ancora da provare come leader nazionale, e un presidente, D'Alema, ex segretario vincente, ex primo ministro ed ex ministro degli Esteri. La fanteria del Pd segue gli ordini di Veltroni, ma qualche generale segue lo stile di Badoglio. E poi gli alleati, anzi l'unico alleato, in questo momento fa l'opposizione all'opposizione. Antonio Di Pietro dimostra che esistono ancora l'antiberlusconismo e, allo stesso tempo, i danni che continua a recare alla sinistra. Nonostante sia sopravvissuta allo sterminio dei piccoli partiti, oggi l'Italia dei Valori è un nano circondato da due giganti. Perciò conquistarsi un ritaglio di visibilità è un imperativo, specialmente quando il ruolo del sabotatore attira sempre l'attenzione, oltre a prolungare lo stato di inferiorità dell'opposizione. Ma anche il Pd ha i suoi nidi di vespe. La sconfitta ha moltiplicato le voci del dissenso, con una pletora di capi, gerarchi e dirigenti rimasti senza poltrona - e quelle del governo ombra non sono una grande consolazione. Adesso scattano anche i processi interni per trovare il capro espiatorio e ancora una volta la sinistra si divide sulle discussioni intorno alle divisioni. Abbiamo litigato troppo? E così litigano di nuovo per decidere se hanno litigato troppo o troppo poco. Calato il sipario sui piccoli melodrammi della sinistra post-meteorite elettorale, la prospettiva del governo punta lontano. L'anno prossimo ci sono due appuntamenti al voto decisivi: elezioni europee e referendum sulla legge elettorale. Non si tratta di un'altra, estenuante campagna elettorale per dare addosso al governo solo perché sta al governo. Le elezioni per il parlamento di Strasburgo possono far rientrare dalla finestra i problemi che sono usciti dalla porta delle elezioni di aprile. Quindi una riforma del sistema elettorale europeo, per evitare anche lo scontro forzato del referendum, può stabilizzare il sistema bipartitico a favore di Pd e Pdl. Nelle prime battute ad un anno dal voto il pomo della discordia è proprio la soglia di sbarramento, che il Pd e la sinistra radicale vogliono tenere non oltre il 3%. Naturalmente il Pdl pensa di alzarla al 5%. Due punti percentuali per il parlamento di Strasburgo possono cambiare i rapporti di forza nel parlamento di Roma. Se l'intesa tra maggioranza e opposizione funziona, la riforma elettorale europea salvaguarderà l'evoluzione stabilizzante iniziata adesso. Il 2009 può essere l'anno in cui un'elezione non finirà in una rissa pro o contro il governo. Può anche essere l'anno in cui un referendum non spacca l'Italia perché la classe politica è intervenuta soddisfacendo nei fatti la richiesta popolare di stabilità. Questione di costume politico ma anche di accorgimenti intelligenti per non ritornare indietro nel tempo. E' guardando a questo calendario che Silvio e Walter provano a stipulare una desistenza che fa contenti entrambi - e scontenta i loro avversari.
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Ragionpolitica, periodico on line n.263 del 13/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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