RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

I giovani e l'immigrazione

di Francesco Pasquali - 18 maggio 2008

Alla luce delle nuove politiche sull'integrazione che il nuovo governo si appresta a mettere in atto - tra cui, non ultima, l'istituzione del reato di immigrazione clandestina - appare chiaro che il confronto con gli immigrati è uno dei banchi di prova che i giovani devono affrontare per diventare protagonisti della società. E' una sfida che, però, vede una profonda zavorra al suo inizio: quella cultura della sinistra europea che ha distorto profondamente il significato della parola «integrazione». Per troppo tempo, infatti, l'ideologia del terzomondismo benpensante, figlio di un gauchismo europeo che non guarda al di là del suo naso, si è mescolata ad un approccio inerte e passivo all'incontro tra diverse culture ed identità. Il risultato è consistito in una concezione di solidarietà che ha coinciso con un atteggiamento supino nei confronti delle sopraffazioni e, purtroppo, con il mancato controllo degli atteggiamenti estremisti. Soltanto dopo gli attentati del luglio 2005 a Londra si è incominciato a comprendere quanto questa politica possa essere dannosa. Soltanto dopo i disordini nelle banlieues parigine del 2006, in occasione dei quali l'allora ministro dell'Interno Sarkozy stigmatizzò aspramente la microcriminalità diffusa presso la comunità islamica, si rese necessario un approccio nuovo che rompesse fortemente con il passato.

La situazione creatasi finora è stata accentuata dalla cultura dell'umanitarismo sfrenato: i programmi di sviluppo per i paesi del Terzo Mondo si sono troppo spesso limitati all'elargizione di aiuti, senza la necessaria promozione della cultura del lavoro e dell'impresa. Anche Giovanni Paolo II, in un viaggio compiuto in Cile nella seconda metà degli anni '80, affermò che soltanto diffondendo la cultura dell'autorealizzazione i popoli del Terzo mondo avrebbero potuto sperare di sollevarsi dalla loro condizione di povertà. La stessa «regola» è applicabile anche in ambito interno: integrazione significa creare i presupposti affinché l'immigrato partecipi liberamente ad una società dinamica ma che, comunque, ha ben definito nel corso della storia la sua cultura e la sua identità. Tutto questo, chiaramente, non si realizza di certo con gli «eccessi di zelo» di quegli insegnanti che tolgono i crocefissi dalle aule e impediscono, a Natale, l'allestimento del presepe. Servono piuttosto obiettivi nuovi, coraggiosi, volti a superare la dannosa pretesa dell'assistenza ad ogni costo: promuovere il senso dell'impegno, la valorizzazione del merito e la salvaguardia del rispetto; tutto ciò deve contare su uno sforzo sia da parte delle istituzioni educative sia delle realtà associative.

Il fatto che buona parte dei crimini commessi da immigrati vedano come protagonisti i giovani deve far riflettere ancora di più sull'urgenza di un allarme sociale la cui risoluzione non può più essere rimandata.

! Francesco Pasquali
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.263 del 13/5/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata