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L'anti-Veltronidi Gianni Baget Bozzo - 18 maggio 2008 Veltroni ondeggia, Berlusconi lo attrae con il sorriso e vede il governo ombra come un'opportunità, la premessa di una collaborazione bipartisan fatta dal governo delle cose e dal governo delle ombre. Veltroni ha risposto e il Pd lo ha seguito nel ricambio delle gentilezze e persino degli applausi: tanto che di Pietro, il grande inquisitore, può dire che i discorsi di Veltroni e di Cicchitto hanno il medesimo contenuto. Di Pietro ha scelto di rappresentare a un tempo l'antagonismo, il grillismo, la magistratura e l'antiberlusconismo. Tutte le carte nel suo solo mazzo. E' stato un atto di grande debolezza del Pd l'aver dato a Di Pietro l'inserimento nella propria alleanza elettorale, accogliendolo così, di fatto, nella sua comunità politica. Di Pietro farà il controcanto ogni volta che il feeling tra i due governi sarà meno umbratile e più sostanzioso. E tutto il malumore che vi è nell'elettorato di sinistra per la conversione a Berlusconi della direzione del Pd, e in particolare del suo segretario, troverà sempre in Di Pietro il suo cantore, che potrà dire ogni volta, anche a nome degli antagonisti: «Veltroni, non fare il Veltrusconi». D'Alema borbotta, ricorda che i voti di sinistra ci sono, che la sinistra antagonista ha votato il gran parte per il Pd e non per la Sinistra Arcobaleno. Quindi il Pd di Veltroni ha fatto il pieno a sinistra e ha perso a destra, proprio il contrario di quanto si sperava accadesse. L'operazione Veltroni è nata per acquisire voti a destra e invece ne ha persi. E non ha risolto la questione antagonista, perché nelle molteplici sedi della democrazia italiana (regionali, comunali, ecc...) il voto della sinistra estrema è il solo che può dare maggioranza al Partito Democratico: veramente un bel paradosso. Perciò l'imperatore Veltroni è andato alla Canossa del «papa» D'Alema e gli ha dato ragione su tutto. Il difetto di Veltroni è quello del giudice manzoniano: non può dar che ragione a tutti e due. Mentre Berlusconi naviga felice e amabile, il Pd non sa, nel suo segretario, che pesci prendere. E sa che ne ha già persi troppi.
Questo articolo è stato pubblicato su La Prealpina del 17 maggio 2008 |
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