|
|||||||
|
|
L'Italia si rialzadi Gianni Baget Bozzo - 21 maggio 2008 La delegittimazione di Berlusconi, se così possiamo chiamare il rigetto della sua figura come leader politico, è stata così diffusa nella politica italiana tanto da contagiare anche i suoi alleati. Anche Bossi, Fini e Casini hanno considerato a lungo Berlusconi come un'opportunità da cogliere e non come una soluzione politica da adottare. Casini ha pensato di essere, in quanto democristiano, il successore naturale di una eredità berlusconiana che non poteva non aprirsi, dato appunto la non politicità dell'uomo che la impersonava. Ora le cose sono cambiate e vengono cercate le ragioni del perché del successo così evidente e così personale del leader del centrodestra. Le spiegazioni correnti sulla stampa hanno messo in rilievo la crisi del sindacato rispetto al territorio e si sono concentrate piuttosto sulla Lega che su Berlusconi. Come se Bossi e i sindaci del Veneto fossero il fattore determinante, quando anche il mezzogiorno e le isole votano per Berlusconi. Ma perché Berlusconi è stato percepito in questa forma come una minaccia per la democrazia? Lo si comprende quando si pensa che Berlusconi come persona è stato l'oggetto di un plebiscito del popolo senza partito e senza tessera, che si è espresso in cinque elezioni politiche generali e in varie elezioni regionali e locali. Non è un fenomeno sociale del Nord e del Veneto, ma è un fatto nazionale. La Lega è una costola di Berlusconi e Berlusconi legittima la Lega. Il fatto della sua dimensione extrapartito, del rapporto diretto tra persona ed elettore, è stato sentito come una delegittimazione del Parlamento e come il frutto del potere della televisione sul gusto e sulla vocazione politica. In qualche modo una barbarie dell'età tecnologica. Eppure la volontà del corto circuito tra elettorato e governo è alla base del referendum Segni. Ricordiamo il testo di Gianfranco Pasquino dal titolo significativo «restituire al popolo il suo scettro». I referendum Segni ebbero l'appoggio del presidente della Bolognina, Achille Occhetto: l'idea del passaggio diretto dall'elettorato al governo nasce a sinistra. Berlusconi non ha fatto che realizzarla in un modo improvviso, imprevisto, perché addirittura ha abolito la mediazione del partito e ha realizzato veramente il volto del popolo come principe in sé stesso. Il fatto ha prodotto una situazione profondamente diversa da quella pensata dai promotori. Ma ciò è dovuto a fattori drammatici: lo scioglimento dei partiti democratici occidentali dopo Mani pulite e la nascita dalla Lega nord come fenomeno separatista. Sono questi gli aspetti più vistosi della separazione tra popolo e partiti. Il fatto che la magistratura decidesse la politica e che nascesse nel nord il Partito separatista indica una profondità della crisi tra popolo e il regime dei partiti, che il lungo compromesso tra democristiani e comunisti aveva imposto al paese. Se non ci fosse stato Berlusconi cosa sarebbe accaduto? Si può ipotizzare che la coppia candidata a dirigere il paese nel '94, Achille Occhetto ed Mino Martinazzoli, avrebbe realizzato una nuova forma di condominio tra comunisti e democristiani, dopo che la Dc era finita e il sistema dei partiti poggiava solo sulla gamba dei postcomunisti? Berlusconi non ha creato l'antipolitica, ma ha realizzato una soluzione politica che nasceva da un percorso inventato dalla sinistra. E lo ha fatto in condizioni che potevano essere molto più drammatiche senza il suo intervento. Egli ha costruito una forza moderata di centro, Forza Italia, ha condotto la Lega nord al governo e non al separatismo, ha ricondotto il postfascismo alla legittimità della democrazia. Un'opera non piccola. Ora Berlusconi è legittimato, i suoi alleati non lo considerano più come espediente, ma come una soluzione; e il Partito democratico lo ha finalmente preferito a Prodi. Per la prima volta da quando Berlusconi è in campo il Quirinale non è stato un nemico come con Scalfaro, né un censore come Ciampi, ma un presidente della Repubblica che ha ricondotto il Quirinale nei limiti della democrazia parlamentare, come non era dai giorni di Giovanni Leone. Uno è un democristiano anonimo e l'altro è un postcomunista diverso.
tratto da La Stampa del 19 maggio 2008 |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.264 del 20/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||