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6 marzo 2008
 
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La roccia e la gelatina

di Gabriele Cazzulini - 22 maggio 2008

Negli ultimi giorni il governo si è dimostrato una veloce biga trainata dai suoi due cavalli di battaglia: tasse e sicurezza. Questo forte stimolo decisionale è stato attuato in una coreografia geopolitica altamente simbolica: il premier ha tenuto le redini del suo governo nella Napoli che lotta contro l'immondizia. Nell'antica capitale del Regno dei Borboni il governo ripulisce il prestigio di Berlusconi dopo l'episodio infausto dell'avviso di garanzia del 1994. Allo stesso tempo, riunendosi nel cuore storico della città, mette in ridicolo il Consiglio dei ministri tenuto dal governo Prodi nelle sfarzose sale della reggia di Caserta. L'oligarchia di sinistra è defenestrata dal popolo della destra.

Questa solidità del governo funziona anche come cartina di tornasole per valutare la solidità della sinistra. Perso il rango, anche le élites della sinistra devono trovarsi un lavoro. Alternative? Il nucleo dirigente del Pd sperimenta il confronto costruttivo con la maggioranza per stabilizzare il quadro attuale, che comunque conferisce al Pd la leadership dell'opposizione - fatta esclusione per le stilettate da Di Pietro che ancora brandeggia in aria il suo frustino antiberlusconiano. Però il Pd è un involucro che contiene molte espressioni politiche. Di fronte alla fermezza del governo il Pd vacilla. Le ali più vicine al liberismo economico faticano a dissimulare il loro sostanziale apprezzamento per il taglio dell'Ici e la detassazione degli straordinari. Difficile non condividere le stesse misure che i coraggiosi di Rutelli avevano sponsorizzato. Idem per Bersani, bandiera del riformismo mite del centrosinistra al governo.

Volevano un approccio libero dalle ideologie in contrapposizione e basato sul confronto dei contenuti. Ora sono stati soddisfatti. Però non sanno cosa fare. Votare contro o astenersi? Lo stesso dilemma amletico si è diffuso tra i banchi del parlamento europeo, quando l'astio anti-italiano del partito socialista europeo ha scatenato una reazione ibrida nei parlamentari italiani, in maggioranza riottosi a sparare contro il loro paese - tranne poche eccezioni che non vale la pena citare. Anche il totem dell'unità sindacale sta crollando di fronte ad un governo che riesce nella manovra di dividere il consenso su singoli provvedimenti. Così il massimalismo della Cgil diventa Fort Alamo, mentre Cisl e Uil negoziano un accordo in maniera pragmatica. L'antagonismo tra governo e sindacato in politica economica è sul viale del tramonto. Ma la sinistra si punge con le sue spine.

In Europa e in Italia i terminali operativi della sinistra sono in fase confusionale perché è la centrale di controllo che va in corto circuito. Si è scatenata una crisi d'azione. La sberla elettorale è ancora calda sulla pelle della sinistra. La crisi d'azione esprime un problema di identità di fronte ad un governo così compatto e determinato. Se ti astieni, sembri succube, se voti contro sei inconcludente - ecco la contorsione politica su cui si arrovellano a sinistra. Non a caso l'alternativa è tra due estremi, perché non c'è un punto di equilibrio che possa reggere una nuova strategia politica.

Per essere un'opposizione forte quanto il governo, il Pd deve sciogliere tre nodi che rischiano di tenerlo legato nella sua crisi post-elettorale. Il primo è il rapporto con i cugini della sinistra radicale, verso cui il confronto è complicato sia dalla loro esclusione parlamentare che dalle lotte di potere per formare il nuovo gruppo dirigente. Il secondo è la definizione dei rapporti di potere interni al Pd, specialmente per quanto riguarda la posizione di D'Alema, troppo potente per restare fuori ma troppo debole per scavalcare Veltroni. Infine il terzo nodo è la conseguenza dei primi due: una piattaforma programmatica a lunga scadenza. Un'opposizione gelatinosa può nuocere anche ad un governo roccioso.

! Gabriele Cazzulini
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