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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'immigrazione in Italia: regolari ed irregolari

di Ragionpolitica - 22 maggio 2008

Secondo l'Enciclopedia Treccani, con il termine immigrazione si intende in generale l'insediamento di uomini in paesi diversi da quello in cui sono nati, per cause naturali o politiche; può essere di massa o d'infiltrazione, secondo che le unità che si spostano comprendano varie migliaia di individui oppure siano di scarsa entità. In particolare, con significato più specifico, l'arrivo e lo stabilirsi, nel territorio di uno stato, di lavoratori stranieri.

Secondo l'Istat, al 1 gennaio 2007, gli stranieri residenti in Italia sono 2.938.922 (1.473.073 maschi e 1.465.849 femmine); rispetto all'anno precedente gli iscritti in anagrafe aumentano di 268.408 unità (+10,1%). Si tratta, quindi, con tutta evidenza, di una immigrazione di massa. Sappiamo dalla stessa fonte che sono sempre più numerosi gli immigrati che diventano italiani «per acquisizione di cittadinanza»: nel 2006 sono stati registrati 35.266 nuovi cittadini italiani, circa il 23% in più rispetto al 2005. La maggior parte delle acquisizioni di cittadinanza italiana avviene ancora oggi per matrimonio: poiché i matrimoni misti si celebrano prevalentemente fra donne straniere e uomini italiani, tra i nuovi cittadini italiani sono più numerose le donne. Le concessioni della cittadinanza italiana per naturalizzazione, invece, sono ancora poco frequenti, specialmente se confrontate con il bacino degli stranieri potenzialmente in possesso del requisito principale e cioè la residenza continuativa per 10 anni. Più di uno straniero su quattro, infatti, è regolarmente presente in Italia da oltre un decennio e quindi potrebbe essere in possesso del requisito della residenza continuativa. Questi dati ci dicono, quindi, che l'immigrazione che interessa il nostro paese non solo è di massa ma è anche di natura stanziale, anche se la maggior parte degli stranieri, pur avendo i requisiti essenziali per chiedere l'acquisizione della cittadinanza, non ne fa richiesta. Non ci sono indagini scientifiche al momento in grado di spiegare questo fenomeno e quindi resta il solo dato di fatto che, pur avendone la possibilità, gli stranieri in Italia decidono di vivere in maniera stanziale ma non nel pieno dei diritti-doveri esercitabili con l'acquisto della cittadinanza, come ad esempio l'esercizio del diritto di voto alle elezioni politiche.

Per quanto riguarda i motivi della presenza, escluso il flusso turistico, il lavoro è la causa prevalente (1.463.058 permessi), soprattutto tra gli uomini (circa il 78%), mentre per le donne la quota scende al 44%. Si segnala però, sia da fonte Istat che dal Ministero dell'Interno, che negli ultimi 15 anni è cresciuto sensibilmente il numero dei permessi per motivi familiari (763.744). Soprattutto le donne sono presenti in Italia con un permesso di questo tipo (in oltre il 48% dei casi), ma i permessi per ricongiungimento familiare sono aumentati anche per gli uomini, grazie all'azione di richiamo dei congiunti da parte delle donne che hanno fatto il loro ingresso in Italia per motivi di lavoro. Al 1° gennaio 2007 le due tipologie di permessi, lavoro e famiglia, considerate insieme, rappresentano ormai oltre il 90% dei motivi di presenza.

Secondo i dati provenienti dal «primo rapporto del ministero dell'Interno sull'immigrazione in Italia»: nel 2005, gli immigrati con regolare permesso di soggiorno erano 2.245.548 (62,9% per motivi di lavoro e 27,8% per motivi di famiglia); nel 2006, 2.286.024 (62,1% per lavoro e 29,8% per motivi di famiglia); nel 2007, 2.414.972 (60,6% per lavoro e 31,6% per motivi di famiglia). La summa di tutti questi dati, dunque, ci dice che l'immigrazione regolare, per quanto riguarda l'Italia, è di massa, per motivi di lavoro o famiglia, stanziale, seppur non tendente all'acquisizione della cittadinanza. E per quanto riguarda gli irregolari? Per avere delle cifre ufficiali sul numero degli stranieri irregolari in Italia, dobbiamo fare riferimento a quelli identificati e individuati dalle Forze di Polizia, i c.d. rintracciati (identificati), al netto dei respinti alle frontiere. Se consideriamo l'arco temporale 1984-2006, ci accorgiamo che, in poco più di vent'anni, il numero degli irregolari identificati dalle Forze di Polizia è aumentato di quasi 8 volte. Si passa, infatti, dai 13.645 del 1984 ai 101.704 del 2006 (fonte Ministero dell'Interno).

Sappiamo anche che in Italia l'immigrazione irregolare spesso trova sfogo nella criminalità. Secondo il Rapporto sulla criminalità in Italia presentato dall'ex ministro dell'Interno, Giuliano Amato, il 20 giugno dello scorso anno: «Negli ultimi vent'anni è cresciuto sensibilmente il contributo fornito dagli stranieri di alcune nazionalità alla diffusione di alcuni reati, in particolare i reati contro la proprietà - ovvero i furti e le rapine - i reati violenti, i reati connessi ai mercati illeciti della droga e della prostituzione. Tale contributo appare sproporzionato per eccesso rispetto alla quota di stranieri residenti nel nostro Paese, anche se si tiene conto della presenza di stranieri non documentata». E ancora: «Il trend degli stranieri denunciati per reati inerenti agli stupefacenti, anche in conseguenza dei crescenti flussi migratori clandestini verso l'Italia, è stato tendenzialmente in crescita, con l'effetto di determinare, con il passare degli anni, un consolidamento territoriale da parte di organizzazioni criminali straniere implicate nel narcotraffico, spesso in collaborazione con le organizzazioni italiane. Al riguardo, i dati sul numero di persone coinvolte distinte tra italiani e stranieri evidenziano che mentre nel decennio 1987-1996 le percentuali degli italiani erano nettamente superiori (82,7%) a quelle degli stranieri (17,3%), nel decennio 1997-2006, pur rimanendo il medesimo rapporto, la percentuale di italiani è diminuita (70,8%) ed è aumentata quella degli stranieri (29,2%)». Infine la precisazione molto importante: «E' importante sottolineare che la netta maggioranza di questi reati viene commessa da stranieri irregolari, mentre quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana». Associando questi ultimi dati a quelli sull'immigrazione regolare, possiamo dire che uno straniero in regola con un permesso di soggiorno (sia per motivi di lavoro che famiglia) in genere non delinque (o comunque delinque secondo la media espressa dai cittadini italiani), mentre l'incidenza degli irregolari sul numero di reati commessi in Italia è spaventoso. L'incidenza dei soli stranieri regolari, sul totale della popolazione italiana, è del 5% mentre quella sui reati commessi è del 29,2% (con l'indicazione che la netta maggioranza è attribuibile ai clandestini).

Questo vuol dire una sola cosa e cioè che in nessun modo le istituzioni devono alimentare la clandestinità, e in generale le piccole e grandi irregolarità, con un atteggiamento anche velatamente lassista nel far rispettare le norme e le procedure. Questa è una questione fondamentale sia per rimanere nell'alveo della legalità diffusa e non farci sommergere dalla marea criminale che la clandestinità porta con sé nella maggior parte dei casi, sia per evitare che gli stranieri in regola, che lavorano onestamente, siano in qualche modo paragonati dall'opinione pubblica ai connazionali criminali che delinquono.

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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