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numero 280
6 marzo 2008
 
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Quando aiutare il prossimo diventa sacrificio

di Anna Bono - 22 maggio 2008

Il rapimento dei tre dipendenti, due dei quali italiani, dell'organizzazione non governativa italiana Cins, avvenuto in Somalia nella Bassa Shabelle il 21 maggio, porta in primo piano il problema della sicurezza di chi a vario titolo presta attività di assistenza e cooperazione allo sviluppo in favore delle popolazioni africane colpite duramente dai conflitti armati. A marzo in Sudan sono stati uccisi tre autisti dell'agenzia Onu Pam, Programma alimentare mondiale, vittime di due imboscate a scopo di rapina. Due sono morti il 22 marzo mentre si recavano a prestare soccorsi nella regione di Abyei, oggetto di contesa tra il governo centrale di Khartoum e l'autorità autonoma del Sud Sudan e teatro di scontri armati sempre più violenti tra l'esercito governativo e le milizie sud sudanesi del Sudan people liberation movement. Il terzo autista è caduto il 24 marzo in un'imboscata tesa sulla strada principale che porta a Nyala, capitale del Sud Darfur. Poche settimane dopo due operatori umanitari sono stati uccisi in meno di 48 ore sempre in Darfur e nel Ciad occidentale. Il primo è stato assassinato da un gruppo di uomini armati penetrati il mattino del 30 marzo nella struttura dell'ong «Save the Children»: dopo una sparatoria gli assassini sono fuggiti su uno dei camion di proprietà dell'organizzazione usati per trasportare i soccorsi alimentari agli sfollati ospitati nei campi circostanti. Il secondo, un dipendente della stessa ong, è morto durante un agguato teso al convoglio di tre automezzi con il quale stava viaggiando. Nel solo Sudan dall'inizio del 2008 si sono verificati almeno 23 assalti a sedi delle Nazioni Unite e di organizzazioni umanitarie e 90 persone sono state rapite, 30 delle quali non sono ancora state liberate.

Tornando alla Somalia, a gennaio tre operatori dell'organizzazione «Medici senza frontiere» sono morti a Kismayo a causa di un'esplosione e a febbraio è stato ucciso un collaboratore del Pam. Ancora a febbraio un dipendente dell'ong tedesca «Agro Action» è stato rapito e poi rilasciato; e ad aprile è toccato a due dipendenti dell'Onu, proprio nella Bassa Shabelle. Il 7 maggio un autista del Pam è caduto mentre era alla guida di uno dei 12 automezzi carichi di aiuti alimentari fermati a un posto di blocco illegale organizzato per estorcere denaro al convoglio in cambio dell'autorizzazione a proseguire il viaggio e infine il 19 maggio a Kismayo è stato freddato, davanti alla sua abitazione, il direttore di «Horn Relief», una delle più importanti ong umanitarie somale.

In tutti i casi la prima, certa conseguenza della violenza contro il personale delle agenzie Onu e delle ong è l'interruzione o quantomeno il rallentamento delle attività. Quando a essere colpite sono organizzazioni intente a prestare assistenza di base, questo significa che centinaia di migliaia di persone rimangono prive di aiuto: ci sono voluti tre mesi prima che «Medici senza frontiere» potesse riaprire i propri ambulatori nel sud della Somalia, inclusi i centri pediatrici, e nel frattempo migliaia di ammalati sono morti mancando delle cure più elementari. L'8 maggio, riunita a Oslo, Norvegia, la conferenza dei donors che assistono il Sudan ha stanziato 3,1 miliardi di euro: i fondi non mancano, quindi, ma succede che restino inutilizzati venendo meno le condizioni per operare sul terreno in sicurezza. Se i destinatari degli aiuti sono profughi e sfollati - oltre un milione in Somalia, più del doppio in Darfur senza contare gli oltre due milioni di sfollati ancora in attesa di tornare nel Sud Sudan - l'interruzione delle attività assistenziali può significare la morte.

Se invece, come nel caso della Cins, a risentirne sono attività di cooperazione allo sviluppo, il danno nel lungo periodo è ancora maggiore perché vanno perduti mesi e spesso anni di lavoro e tutte le risorse finanziarie e tecnologiche investite nella creazione di infrastrutture e attività produttive: con esse sfumano le aspettative e i progetti di vita di intere comunità costrette a ripiegare sulle economie di sussistenza tradizionali.

! Anna Bono
Gli ultimi commenti
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