RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Abolire l'Ici non è solo una mossa economica

di Fabrizio Goria - 25 maggio 2008

Una promessa è una promessa. Tenendo fede alla propria parola Silvio Berlusconi, nel primo Consiglio dei Ministri del suo quarto governo, ha abolito l'Ici. Molte sono state le dichiarazioni a riguardo, ma si deve guardar al di là della facciata e capire in che modo può influire sugli individui questa decisione politica. «Togliendo l'Ici e un po' di mutuo, pensiamo anche di togliere un po' di angoscia che si è accumulata in questi anni nelle famiglie». Con queste parole il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha commentato a margine del CdM tenuto a Napoli, altro luogo dall'enorme valore simbolico, una mossa che ha dell'epocale per la storia amministrativa italiana.

L'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, essendo una tassa è sempre stata di per sé ostica nell'ideale degli italiani. Se si aggiunge il fatto che andava (è il caso ormai di scriverlo) a colpire quello che è universalmente riconosciuto come il bene più prezioso di ogni cittadino, si capisce bene quale significato possa avere una tal operazione. Nonostante le critiche del prof. Francesco Giavazzi, che sulle colonne del Corsera ha ricordato come in realtà è stata eliminato l'unico spiraglio esistente di federalismo fiscale, dato che ogni Comune poteva determinare la propria Ici, quella di Napoli è un'abolizione che avrà un ritorno d'immagine non da poco nell'immaginario collettivo, per almeno un paio di ragioni.

La prima, contestualizzata al periodo odierno, riguarda la particolare fase del ciclo economico che sta vivendo il nostro paese. Carburanti che infrangono ogni record, inflazione galoppante, costo della vita che lievita in modo esponenziale, stipendi fermi e crescita che rallenta sempre più ogni giorno che passa. Il clima italiano è colmo di sfiducia: nei confronti di tutto e di tutti, istituzioni e non. Abolire l'Ici significa non tanto ridare credito alle famiglie, quanto iniettare una dose potentissima di fiducia per il futuro in una cittadinanza che l'aveva smarrita. Non vuol dire ridare credito perché non ci si deve nascondere dietro un dito. I Comuni avranno giusto un paio di mesi per aggiustare il tiro e compensare la perdita di un'entrata sicura con altre, molto più subdole, come l'aumento dei controlli stradali. Ma non è una cosa del tutto negativa, dato che solo chi è consapevole che può mettersi alla guida di un veicolo in stato di deficienza psichica (vedi ebbrezza) od utilizzare la strada pubblica come fosse un circuito di F1 dovrà temere qualcosa.

Una seconda ragione, contestualizzata al recente passato, riguarda tutta la serie di promesse mai mantenute. Si sa, in campagna elettorale si gioca spesso a chi le spara più grosse, giusto per far colpo su più elettori. Ma una volta eletti, troppo facile ritrattare ciò che si era promesso con la scusa che il clima era cambiato e non si potevano più attuare le misure indicate. Invece no, Berlusconi ha saputo, in un periodo certamente complicato dal punto di vista congiunturale prendere una scelta impopolare. Impopolare perché pochi avrebbero pensato che avrebbe abolito davvero l'Ici, alla faccia di chi lo considera populista. Impopolare perché va contro la consuetudine elettorale appena citata. In un recente studio di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'Economia, una mossa economica può essere anche la migliore di tutte le precedenti, ma se non si fanno i conti con le aspettative che hanno gli individui del mercato in cui la si applica, tutta la sua bontà sarà vanificata. Le attese erano quelle di potere riavere un minimo di fiducia. Abolire l'Ici è soprattutto questo.

Fabrizio Goria

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata