|
|||||||
|
|
La sinistra e lo specchio dei tempidi Raffaele Iannuzzi - 27 maggio 2008 La sinistra ha chiuso il suo ciclo storico-ideologico ed ha aperto una fase di immersione nel «mood» del nostro tempo, nel clima emotivo della nostra età. In questo modo ha creato un blocco ideologico nuovo e di fatto non dialettico, incardinato nel qui e ora della società. Un effetto-specchio non scardinabile attraverso le argomentazioni e i dati. La Spagna è l'esempio eclatante di questa nuova dimensione ideologica della sinistra. Il governo spagnolo di sinistra, guidato da Zapatero, non ha cultura politica, è lo specchio dei tempi. Non ha radicamento nella tradizione europea e cattolica spagnola, si tratta di una setta al potere, come ha commentato alcuni mesi fa un intellettuale spagnolo laico. La laicità è vinta dal settarismo. Le accuse di razzismo e xenofobia rivolte al governo Berlusconi, con l'aggiunta dello sprezzante epiteto rivolto al presidente del Consiglio (che avrebbe bisogno di uno psichiatra, a detta del vice-premier spagnolo) sono esiti retorici chiari di questo lessico politico rivolto anche sul piano tecnico al settarismo, all'elitismo sprezzante e contro il Nemico. Imbarazzante sul piano istituzionale, come ha ben rimarcato il ministro Frattini, ma, al di là di queste giuste considerazioni, è la trasformazione del lessico della sinistra ciò che deve interrogare gli spiriti autenticamente laici. L'unica sinistra al governo in Europa è così disposta sul terreno della lotta politica, così settaria, ripeto: tecnicamente settaria, con un linguaggio settario, e rivolta alla comunicazione di massa, senza elaborazione progettuale. E' il segno di un certo nichilismo di ritorno, studiato bene dal giurista Natalino Irti in un libretto di recente pubblicazione. Il riformismo di questa sinistra, sradicata dalla storia e dalla tradizione, non potrà che assumere forme di pragmatismo acquoso, sinuoso, invadente, ma senza calibrare l'azione politica sullo stato della realtà per quel che essa è. Il Pd italiano è imbarazzato proprio per questa ragione. Indietro non può tornare, ma avanti con questi esempi rischia di andare a sbattere e senza più via d'uscita. Anche perché, nel quadro del nichilismo europeo dominante a sinistra, l'ipocrisia è la cifra della comunicazione pubblica. Zapatero accusa l'Italia di xenofobia nei confronti degli immigrati quando il suo governo ha fatto sparare ad altezza d'uomo ai clandestini ed usa con loro misure durissime nei campi di «accoglienza». La parola «ipocrisia» ha un'etimologia significativa: dal greco upò-krino, che vuol dire «giudicare dal basso», «poco», «in misura minima». Che cosa? La realtà, ciò che appare come evidenza e impatta sulla vita delle persone. E' la strategia di comunicazione pubblica di Zapatero: superificialità, che poi sfocia nell'ipocrisia così come viene a declinarsi etimologicamente. E' la politica del minimo comun denominatore dell'opinione delle élites. Il tradimento delle élites compiuto. Scollate dalla realtà e dalla vita, perseguono un progetto di ridimensionamento progressivo della tradizione e della cultura del popolo, del suo ethos e dei suoi costumi. E' anche un procedimento non corretto sul piano legislativo, perché è giudizio comune che le leggi debbano rispecchiare il sentire comune del popolo, almeno fintantoché quest'ultimo non collida con il codice penale o con altri provvedimenti formali ratificati nei codici. Un caso tra i tanti circolanti nella Spagna di Zapatero: Panorama, a pagina 56, segnala che il paese fino a ieri considerato cattolicissimo, ha un comune, Rivas Vaciamadrid, 66 mila abitanti a 15 km da Madrid, in cui i cittadini possono rivolgersi allo sportello «Derechos y libertades publicas» e chiedere di esercitare il «diritto» di apostasia. A spese del comune. Cioè con i soldi dei contribuenti, anche cattolici. Promotore di quest'iniziativa è il sindaco José Maria Dìaz. Il nome verrà cancellato dal registro dei battezzati, con un'operazione che può durare anche due anni. Ma tutto si fa pur di replicare ideologicamente al «potere» della Chiesa ed alla tradizione considerata come dittatura sulle coscienze. Questo è l'esempio più chiaro di Stato etico. Uno Stato non solo non neutrale rispetto ai valori - perché vuole imporre certi valori e distruggere altri solo perché non in linea con il Potere dominante -, ma addirittura partigiano. Il modello di Stato totalitario larvatamente celato nei documenti firmati da un funzionario di paese. Così la democrazia come civiltà e come apertura alla verità di una cultura tradizionale finisce. In Spagna come altrove. Giovanni Paolo II, nella Centesimus annus, aveva previsto la fine della democrazia senza valori. Oggi in Spagna si va oltre: finisce la democrazia avendo certi «valori» ritenuti assoluti e indisponibili alla discussione pubblica. Non è neanche l'Inquisizione, in cui si faceva almeno parlare l'imputato, è la dittatura laicista di uno Stato etico al di sopra delle parti civili. Un Leviatano senza più la società civile.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||