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La riforma degli statalidi Aurora Franceschelli - 27 maggio 2008 Tra gli obiettivi primari che Berlusconi aveva annunciato in campagna elettorale vi era, tra gli altri, anche quello di portare avanti una politica di modernizzazione della Pubblica Amministrazione, una macchina i cui motori, ormai arrugginiti dalla vetustà dei meccanismi di organizzazione, non possono certo godere di quella velocità necessaria che, nel tempo della globalizzazione e dell'era di internet, dovrebbe costituire un imperativo per qualsiasi organismo burocratico moderno. La nostra amministrazione costa allo Stato più di quanto avvenga in Germania e Spagna, che possono vantare una maggiore efficienza in questo settore: se consideriamo i costi per il personale, i costi per l'amministrazione e la gestione e, last but not the least, il peso degli interessi da pagare sul debito pubblico, ci accorgiamo che in Italia spendiamo, secondo uno studio pubblicato dalla Cgia di Mestre, ben 4.500 euro a cittadino, a fronte dei 3 mila euro della Germania e dei 3.200 euro della Penisola iberica.
Il nodo dei costi della nostra macchina pubblica è un problema che si trascina ormai da parecchio tempo e che ha sempre costituito un lato dolente nella storia dell'Italia dall'unificazione in poi; ecco perché il Governo Berlusconi, grazie all'apporto del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, si sta adoperando per un vasto ammodernamento dell'apparato burocratico che si ispiri, finalmente, ad una vera politica riformatrice. La Pubblica Amministrazione non solo rappresenta il pilastro di uno Stato moderno, ma incide anche, trasversalmente, sulla competitività del Sistema Paese: considerarla come un elemento a sé stante, distante da quelle logiche del mercato che premiano la competitività e penalizzano la scarsa efficienza e qualità, è stato uno degli errori chiave dai quali si è originata la malattia dalla nostra P.A. Anche la macchina statale, dunque, si dovrà adattare a tutti quei cambiamenti che sono intervenuti, in questi anni, nel tessuto socio-economico. Per questo motivo la Pubblica Amministrazione, oggi, in qualità di braccio operativo dello Stato, deve costituire un organismo efficiente e realmente al servizio dei cittadini, i quali, pagando con il loro sudore le tasse all'erario statale, devono poter verificare che fine fanno i contributi che ad esso devolvono, rispetto ai quali, fino ad ora, non era mai corristo un livello di servizi che fosse adeguato ai loro sacrifici. E' proprio all'insegna della ferma volontà di innovazione che si sta preparando il terreno per un cambiamento epocale nella storia della pubblica amministrazione italiana, un cambiamento di prospettiva che abbia come punto di partenza, innanzitutto, il principio della trasparenza. E' su questo principio che il ministro Brunetta sta innestando un processo di riforma profondo che si propone di ottimizzare la produttività del settore pubblico e di ridimensionarne gli sprechi. Ecco perché il ministro, dando il buon esempio, ha deciso di cominciare l'operazione trasparenza proprio dal suo Ministero pubblicando su internet gli stipendi dei dirigenti interni alla sua struttura, un'operazione che fa da preludio all'intenzione di Brunetta di rendere pubblici anche i dati relativi alle spese per il personale, i dispositivi dei contratti e l'andamento delle assenze. Quest'ultima rappresenta una novità non da poco, soprattutto alla luce del fatto che l'Italia, come ben si sa, è un Paese che può vantare un'elevatissima percentuale di assenze nel lavoro pubblico. Non solo parole, nei piani di Brunetta, ma anche, e soprattutto, fatti: il ministro infatti ha già messo a punto un disegno di legge volto a consentire al Governo di varare (una volta che la suddetta legge verrà approvata) uno e più decreti legislativi che si prefiggono di riformulare la disciplina del rapporto di lavoro entro la P.A. Obiettivo dell'operazione è la revisione della contrattazione collettiva secondo i principi cardine della trasparenza, della meritocrazia, della premialità e della responsabilizzazione. La risposta alla scarsa qualità dei servizi offerti dalla nostra macchina pubblica dovrà fondarsi sulla necessità di istituzionalizzare dei meccanismi di valutazione e misurazione dei dipendenti che non siano arbitrari, ma indipendenti e precisi: essi saranno finalizzati all'adeguamento dei servizi a quegli standard di qualità che sono rilevabili anche a livello internazionale. La modernizzazione della P.A. passerà, dunque, attraverso l'introduzione di una nuova cultura, una cultura che si fonderà sul principio della valutazione del rendimento individuale e collettivo della struttura, oltre, ovviamente ad una valutazione specifica sulla qualità del servizio offerto all'utente finale. Questo nuovo approccio, fondato sulla valorizzazione del principio meritocratico, consentirà di modulare le erogazioni di indennità e di premi dei dipendenti pubblici sulla base dei loro rendimenti effettivi, che saranno misurati attraverso lo predisposizione di indicatori di produttività e di misuratori della qualità dei servizi. Un lavoro, quello che attende il ministro Brunetta, che richiederà tempo ed energie: la strada imboccata, finalmente, è quella giusta!
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Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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