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La civiltà politicadi Francesco Natale - 30 maggio 2008 Ci sono fasi storiche in cui la politica non può astenersi dal dare risposte immediate ed efficaci, in cui la realtà stessa indica la strada da seguire, in cui i costrutti ideologici dovrebbero dissiparsi come neve al sole per lasciare spazio alla - sì, diciamolo in una parola - civiltà. Non possiamo pertanto non leggere in maniera assolutamente positiva i primi tre provvedimenti di natura economica adottati dal governo: abolizione dell'Ici, detassazione sperimentale degli straordinari e, soprattutto, possibilità di rinegoziare i mutui a tasso variabile, vero e proprio tormento che affligge da anni milioni di italiani. Non solo i provvedimenti in questione potranno avere una portata economica non trascurabile per molte famiglie italiane, ma, oltre all'effetto immediato e tangibile, si presentano anche come i prodromi di una volontà politica assolutamente e abissalmente diversa rispetto al precedente governo - cosa che riscontriamo leggendo tra le righe le dichiarazioni del ministro Tremonti: non si tratta di fare «favori» agli italiani, bensì di cominciare a riparare torti gravissimi che gli italiani hanno subito anche e soprattutto per la inaudita politica fiscale del duo Tps-Visco. La ripresa e il rilancio economico del paese passano necessariamente per la forca caudina dell'alleggerimento della pressione fiscale, del ricalibrare, per quanto possibile, il rapporto tra reddito e costo della vita, nell'abbattere una sperequazione che ha di fatto quasi abolito la tradizionale classe media italiana, da sempre backbone produttiva della nostra nazione. Certo, il processo non sarà breve e, forse, neppure del tutto indolore, ma i primi segnali fanno ben sperare, poiché, oltre a cominciare a dare qualche piccolo respiro in più ai disastrati conti di tante famiglie, iniettano una nuova fiducia nella plumbea atmosfera fatalista figlia del malgoverno prodiano. Chi liquida questa prima tranche di provvedimenti come «elemosina postelettorale» non ha capito nulla del paese, forse perché troppo preso a organizzare kermesse e vernissage e da troppo tempo lontano da strade e mercati rionali. Così come poco accorto si rivela chi sostiene che tali provvedimenti «non erano prioritari». Ovvio, la paura per l'esito delle future elezioni europee fa novanta, lo capiamo, ma dimostrare una tale miopia dopo che il nostro corpo elettorale ha punito pesantemente un'intera classe politica per la quale nulla sembra mai essere stato prioritario risulta quanto meno sconcertante. Si torna alla civiltà, quindi... E non a scapito della politica, ovviamente: perché una civiltà senza politica non è, semplicemente, tale, così come una politica senza civiltà - e gli anni passati ce lo hanno dimostrato - è solo iniqua.
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Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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