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numero 280
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Nuove sanzioni contro l'Iran, ma il tempo stringe

di Matteo Gualdi - 30 maggio 2008

Non è ancora stato diffuso il nuovo report dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), che verrà discusso a Vienna nell'incontro del 2 giugno, ma già circolano le prime indiscrezioni. Sembra che stavolta gli ispettori, in genere abbastanza propensi a nascondere le negligenze di Teheran dietro ad un linguaggio molto diplomatico, abbiano denunciato la reticenza delle autorità iraniane ed abbiano sottolineato che il programma nucleare degli Ayatollah prosegue spedito. Negli ultimi cinque anni l'Iran ha giocato con gli ispettori dell'Aiea come il gatto col topo, e da quest'ultimo report emergerebbe tutta la frustrazione dei tecnici per la mancanza di collaborazione del governo iracheno. Inoltre il report è accompagnato da circa 18 documenti che proverebbero in maniera incontrovertibile che l'Iran sta sviluppando un programma con chiari intenti militari, visti anche i disegni delle modifiche apportate ai missili Shahab-3 (missile balistico con una gittata di circa 1300 km) allo scopo proprio di montare delle testate nucleari.

Insomma, la situazione sta diventando sempre più preoccupante ed il tempo, ormai, stringe. Il gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia + Germania) sta mettendo a punto nuove sanzioni per convincere Teheran ad abbandonare i suoi intenti. Anche per questo ha fatto bene il nostro Ministro degli Esteri, Franco Frattini, a sottolineare nei giorni scorsi l'intenzione dell'Italia di partecipare in maniera sempre più attiva alle sanzioni internazionali ed ad escludere la possibilità che il Presidente Berlusconi incontri il Presidente Ahmadinejad, che sarà presente a Roma per il vertice della Fao del 3 e 5 giugno. Naturalmente il Ministro sa bene che il rinnovato impegno dell'Italia contro il Regime degli Ayatollah potrebbe avere delle conseguenze sul piano economico e che le discussioni politiche potrebbero avere ripercussioni sulle grandi commesse delle industrie italiane in Iran, specialmente quelle dell'Eni, ma d'altra parte non si può rinunciare ai propri ideali per puri interessi economici. E' proprio questa forma di realismo cinico che negli anni scorsi ha allontanato l'Europa dagli Stati Uniti, ed è proprio su questo che ha giocato Teheran.

Divide et Impera, recita un antico motto romano, e da questo punto di vista gli iraniani sono degli ottimi strateghi. D'altra parte la situazione è tale che non si può più fare finta di niente. Prima il dossier consegnato da una delegazione del governo iracheno ai vicini iraniani, dal quale emergono chiaramente le responsabilità di Teheran nel rifornimento di armi, e non solo, a gruppi armati sciiti in Iraq, ora questo report dell'Aiea che dimostra le intenzioni degli Ayatollah. Il ruolo destabilizzante di Teheran nella regione sta diventando insopportabile, per non parlare delle ingerenze in Siria, Libano e Palestina. La questione è molto complessa, i negoziati con il Regime degli Ayatollah hanno dimostrato di non portare alcun risultato. Nel corso degli ultimi trent'anni ci hanno provato in tanti, da Carter a Clinton, dall'Egitto all'Arabia Saudita all'Aiea, ma i risultati sono stati favorevoli unicamente a Teheran, che ha guadagnato tempo ed ha proseguito con i propri piani. Ora è tempo di dimostrarsi uniti sulla linea della fermezza. Occorre che Teheran sappia che non ci sono più margini di trattativa, nella consapevolezza che un Iran dotato dell'arma nucleare non solo rappresenta una minaccia inaccettabile per Israele e tutto l'Occidente, ma porterebbe inevitabilmente ad un proliferare di programmi nucleari in tutti i paesi mediorientali. Una prospettiva da scongiurare con ogni mezzo, nessuno escluso.

! Matteo Gualdi
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