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Una scuola di qualità per combattere il bullismodi Francesco Pasquali - 30 maggio 2008 Bene ha fatto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ad essersi interessata fin da subito al problema del bullismo, proponendo una task force per affrontarlo ed analizzarne le caratteristiche. Nonostante vi sia una varietà di fattispecie con cui il fenomeno si manifesta, la questione fondamentale è che si è alterato profondamente il rapporto tra lo studente e la scuola, che ormai non viene più percepita come un ambiente di realizzazione, ma come un luogo ostile. Ovviamente i bulli non agiscono soltanto per questo: spesso sono le situazioni disagiate o la scarsa educazione ricevuta in famiglia ad incidere sui comportamenti nei confronti dei coetanei o degli insegnanti. E' pur vero che certi atteggiamenti sono connaturati ad ogni contesto di collettività: in poche parole, i bulli sono sempre esistiti, ma oggi ci troviamo di fronte a strumenti che facilitano certi atteggiamenti. Ad esempio: lo scambio di immagini sui cellulari o la possibilità di trasmettere su internet le proprie «imprese». Si fa un gran parlare dell'autorevolezza della scuola, ma molto spesso il ritorno al passato si riassume nel conservatorismo delle frasi fatte che hanno poco contenuto. L'autorevolezza non può essere certo conferita de imperio, ma va ricostruita attraverso un investimento sulla qualità dell'insegnamento, che vuol dire cambiamento radicale: da un'impostazione quantitativa (il cui malfunzionamento è stato certificato da decine di indagini a livello europeo, che dimostrano da anni come nel nostro paese si studi troppo e male) ad una finalizzata a dare competenze e risposte ad ogni tipo di aspettativa per il futuro professionale, che le famiglie immaginano per i propri figli e che questi ultimi sognano per se stessi. La scuola, oggi, non è certo un approdo stimolante, che faccia intravedere le basi di un percorso formativo che abbia un fine preciso; è ovvio che con un sistema così poco coinvolgente le aspettative vengano deluse e certe situazioni di disagio, che potrebbero essere superate da un ambiente in cui possano trovare un giusto punto di riferimento le proprie passioni, si trovano invece ad essere enfatizzate da contesti molto spesso ostili, che rischiano di trovare nell'«attacco al più debole» l'unico modo per soddisfare la propria individualità. Un miglioramento delle condizioni della scuola deve necessariamente passare per un impulso alla professionalità del corpo docente, i cui componenti, in un considerevole numero di casi, non hanno le competenze e gli strumenti per gestire certe situazioni critiche. Troppe volte sulle pagine di cronaca, a proposito di episodi di bullismo che poi sono degenerati in tragedie, abbiamo letto che «al professore era stato detto da tempo, e più volte», ma è rimasto inerte. Questo avviene perché troppo spesso l'insegnamento non viene concepito come missione di responsabilità che influenza la formazione e le coscienze degli studenti, ma come un mestiere qualsiasi, con un orario di ingresso, uno di uscita ed un cartellino da timbrare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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