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Ritorna lo Statodi Gabriele Cazzulini - 30 maggio 2008 Lo Stato. Ne parlano in molti, senza più usare la esse maiuscola, senza togliersi il cappello. Parlare di Stato vuol dire essere presenti ad una seduta spiritica dove si evoca l'anima di un trapassato. Qui riposa lo Stato, un tempo gloria della cultura politica e pilastro della società, poi trafitto al costato dalle pugnalate della corruzione e dalle frustate della delegittimazione, fu crocifisso sul monte della sicurezza. Forse oggi è arrivata la domenica della resurrezione, anzi della reincarnazione. La retorica degli ultimi decenni aveva cantato la fine dello Stato uno e inviolabile, la fine del suo potere centralizzatore, la fine dei suoi apparati tentacolari, ancorché arrugginiti. Come sempre avviene in una mitologia, lo Stato era ridotto ad un sacco dove gettare ogni fallimento del potere pubblico. Oggi è il tempo di annunciare il ritorno dello Stato, della sua autorità, della sua legittimità ma soprattutto della sua presenza. Eppure questo ritorno fa preoccupare la sinistra, scatenando reazioni isteriche che urlano allo Stato prepotente, allo Stato-tiranno, che abusa della sua forza per incutere il terrore nei più deboli. Lo Stato vuol dire il manganello, la sorveglianza, il carcere, l'abuso. E' il potere contro la democrazia, la gerarchia contro l'uguaglianza. Tutte associazioni mentali che deformano la complessa identità dello Stato. A sinistra lanciano fumogeni per occultare la realtà e propinare un'immagine artificiale dello Stato. Ecco allora le polemiche contro le politiche sulla sicurezza, le accuse di xenofobia e discriminazione razziale e quant'altro la macchina ideologica anti-statale riesce a sfornare. Però il mare mosso non aiuta a vedere la terra ferma. Gli attacchi contro il ritorno dello Stato dimostrano quanto è forte la paura di chi attacca. Il ritorno dello Stato è una manovra storica. Per decenni lo Stato si era ridotto a maggiordomo degli interessi speciali dei salotti finanziari e delle oligarchie di partito. L'alternativa non era migliore: ridursi a un registratore di cassa all'interno del sistema assistenziale - una cassa aperta dove si potevano infilare le mani. Lo Stato del benessere era il vitello d'oro che tutti adoravano pubblicamente, mentre nel segreto delle coscienze ognuno ne abusava per fini clientelari. Forse non era un caso che proprio la destra, unica e ultima depositaria del senso e del rispetto dello Stato, fosse esclusa da quei giochi di potere. E il ritorno dello Stato avviene soltanto col ritorno della destra al potere. Coincidenze a parte, il ruolo principale affibbiato ad uno Stato decrepito e asservito aveva prodotto profonde alterazioni nella distribuzione del potere - specialmente fuori dalle istituzioni. E' un paradosso, ma c'era più potere fuori dallo Stato che non nello Stato stesso. Lo Stato aveva subito il travaso della sua autorità politica ed economica verso un sistema di poteri extra-istituzionali: enti, partiti, sindacati, associazioni, circoli. Il potere dello Stato si era disperso, nebulizzato, era andato fuori controllo. Il potere pubblico era assorbito da una pletora di periferie senza un centro. Quindi un pulviscolo confuso di particelle che si muovono casualmente fuori da ogni nucleo. Uno Stato concepito nel ventre della Resistenza per riportare la democrazia era caduto vittima a sua volta di una tirannia, soltanto più morbida. Il ritorno dello Stato inverte il lungo processo di erosione e frammentazione del potere pubblico. Perciò scatena reazioni così crude. Questa improvvisa fobia dello Stato nasconde il terrore di una sinistra che campava sull'impunità, sull'inefficacia dell'autorità, sul vuoto di potere che consentiva alle sue cricche di coltivare il proprio orticello. Il problema non è la paura dello Stato, ma a chi fa paura il ritorno dello Stato. Quando avere la pancia piena diventa difficile, perché le condizioni economiche peggiorano, e quando la sicurezza personale è in balia di una banda di clandestini, allora soltanto lo Stato può intervenire. Il fallimento mortale della sinistra è proprio quello di aver abusato dello Stato come strumento per il suo potere. Ecco il focolaio dove cova la crisi dell'autorità pubblica, che non riesce a far rispettare le sue leggi perché lo Stato non viene rispettato dai suoi occupanti di sinistra. Porre rimedio alla sicurezza vuol dire ristabilire l'autorità dello Stato, senza la quale nessuna società può dirsi veramente libera.
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Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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