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La concordia cercatadi Gabriele Cazzulini - 31 maggio 2008 La frecciata di D'Alema sui rapporti tra Chiesa e politica era iniziata male, scatenando imbarazzanti precisazioni e preoccupati silenzi piuttosto che vivi consensi. Purtroppo per D'Alema la sua teologia politica è finita anche peggio. Invece di restaurare i ruderi della cittadella laicista, è arrivato il terremoto. Il discorso del Pontefice ai vescovi italiani è stato interpretato come un sostegno indiretto al governo. La Chiesa guarda al nuovo governo quale espressione di un nuovo clima politico - ed è qui lo scarto qualitativo tra il piano dalemiano e il piano su cui si pone il governo. La volontà di scavare un solco politico tra credenti e non credenti finisce con il piantare steccati dove lo scontro impedisce il dialogo. Il deficit più profondo della prospettiva laicista, che stenta a trovare patrocinatori fortunati, è quello di ghettizzarsi in una concezione della politica basata su forze in antagonismo, per cui il guadagno di qualcuno avviene sempre a spese di qualcun altro. Questa visione ha seriamente danneggiato la politica perché fingendo in superficie un'apparente eguaglianza delle posizioni, alla radice nega quest'identità per dimostrare la ragione di una parte contro l'altra. Politica di sottobanco mascherata da confronto barato. Abbandonare quest'impostazione è una necessità per abbandonare la crisi. L'ottica conflittuale ha esacerbato il potere e marchiato l'Italia come un campo bombardato. La crisi che divora i vari ambiti è anche la crisi della politica stessa dilaniata dai suoi conflitti. C'è un risvolto più profondo nelle parole di D'Alema: battere un colpo per dire che c'è, almeno lui. L'eminenza grigia continua a vantare prerogative da monarca in una sinistra detronizzata dalla rivoluzione elettorale. La cornice è classica: la fondazione personale, un ponderato discorso da statista e da uomo del compromesso - la maschera dell'agnello sul volto del lupo. Impedire che per la prima volta un governo fondi un'alleanza tra le istituzioni - ponendo fine alle storie infinite delle faide di potere. Porre fine al fallimento della politica vuol dire estromettere definitivamente gli autori di questo fallimento - ecco la paura D'Alema e degli ultimi timidi tetragoni del laicismo: finire tagliati fuori da una normalizzazione della politica che sta avvenendo proprio perché la sinistra è finita. Le istituzioni si stanno raccogliendo in un fronte per la rinascita dell'Italia che va oltre le divisioni politiche. Chi invece ha rappresentato sempre e soltanto divisione, viene escluso. E' questa la via della normalizzazione. I conflitti di potere si attutiscono perché la politica è più compatta. I veri conflitti divampano nella società perché la crisi scatena rabbia e violenza. Di fronte al manipolo di studenti che ha assediato l'ufficio del preside di lettere dell'Università di Roma, o di fronte al branco che ha aggredito un clandestino perché esasperata dall'indifferenza delle istituzioni, la risposta non è la guerra civile tra i poteri dello stato. E' la concordia delle istituzioni. Questo continuo chiudere la porta dei palazzi per lasciare fuori i problemi, cioè rifiutare la responsabilità della politica verso la società per dividersi quattro poltrone, ha sortito il suo effetto finale - che non è soltanto la solita politica auto-referenziale. Ma la società auto-referenziale. Cioè una società che non accetta più la regolazione politica perché è così disperata e sfiduciata che vuole provvedere da sola. Una società allo sbando, morsa dalla miseria e consapevole di essere stata abbandonata dalla classe politica. Questa è la sfida, il nuovo fronte per la politica che si sforza di rinascere e far rinascere l'Italia. Le raffinate distinzioni tra credenti e non credenti sono sepolte dalla vera differenza tra chi crede che l'Italia possa superare la sua crisi e chi non ci crede. Questo è il punto. Per i laicisti la concordia è una bandiera che sventola solo per adescare avversari e seminare dissenso. E' la solita mentalità marcita nei giochi di potere. Il discorso del Pontefice è di ben altro respiro. La concordia che si sta cercando oggi per sconfiggere il male oscuro della crisi è il seme per far germogliare un consenso nella politica e nella società, senza vinti e vincitori.
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Ragionpolitica, periodico on line n.265 del 27/5/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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