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Lo strano Vangelo di Enzo Bianchidi Raffaele Iannuzzi - 5 giugno 2008 Enzo Bianchi ha teorizzato la «differenza cristiana». Una realtà significativa, perché il cristianesimo come fede e la cristianità come cultura hanno in effetti depositato i semina Verbi, che sono le pietre angolari di una realtà «altra» da quella mondana. Ma la tematizzazione di questa «differenza», nel discorso di Bianchi, tende a sostanziarsi di evangelismo radicale e di eticismo solidale, senza tener conto del fatto teologico dell'Incarnazione, da un lato, e della laicità positiva dall'altro. Quest'ultimo elemento è stato svolto da Benedetto XVI durante la sua visita pastorale negli Usa e, ad oggi, è il contributo più importante per afferrare l'anima di un mondo come quello occidentale, soprattutto anglosassone, in cui il discorso pubblico è legittimamente segnato dalla fede e dalla religiosità, senza che ciò costituisca scandalo per chicchessia. Bianchi, invece, ragiona come un cristiano continentale, cioè come un figlio del Vaticano II, il quale, a fronte di qualsiasi fenomeno di crisi della civiltà, non riesce a far altro che calcare la mano sulla violenza dello Stato e sulla scarsa tensione evangelica dei cristiani e della Chiesa. E' chiaro che un test come la sicurezza fornisca pezze d'appoggio a questa tesi. Ma si tratta di fallacie logiche ed anche teologiche. Un recente articolo su La Stampa si presta alla disamina di questi errori argomentativi. Bianchi ritorna con nettezza sulla questione della sicurezza con un presupposto assoluto: il vero cristiano lo si vede con i clandestini. Il che risulta già discutibile. Perché non lo si dovrebbe vedere, ad esempio, nell'obbedienza al magistero? Oppure nella carità fraterna ai più vicini, come San Paolo e Sant'Agostino prescrivevano fermamente? Ma si tratta di un'impostazione ideologica, che pretende di avere già saldamente in mano la chiave di comprensione della realtà storica nel suo complesso. Anzi, anche della realtà religiosa, del fatto religioso nel suo complesso. A partire da questa premessa fallace, Bianchi tira le solite, scontate conclusioni: la società sbaglia a chiedere più sicurezza allo Stato, perché non capisce che la vita del clandestino e dell'immigrato in generale è lo specchio della sua etica religiosa. Sono le «emergenze» a verificare lo stato di salute di una società e questa particolare emergenza fa invece intravedere - osserva il priore di Bose - una crisi profonda del tessuto etico e religioso. Dunque, la società e, ancor più radicalmente, i cristiani o i sedicenti cristiani che vivono in essa sono gli imputati, mentre chi delinque, i rom che delinquono, i romeni che compiono delitti, i delinquenti clandestini non sono neppure menzionati, dissolti nella macro-categoria dell'«altro». Una categoria che favorisce l'equivoco ideologico. In sostanza, l'imperativo categorico del cristiano perfetto suona così: «Tu devi aiutare il clandestino, costi quello che costi, sopportando tutto, anche quando ciò è di nocumento alla società e perfino alla tua famiglia». E devi farlo perché così ha prescritto il Vangelo di Bianchi, il Vangelo della «differenza cristiana». Un Vangelo senza intelligenza storica e, dunque, disincarnato, gnosticheggiante e pelagiano, fatto di élites che indirizzano il popolo «ignorante» (gli gnostici) e di azioni senza il sostegno del magistero, della fede tradizionale, tutto muscoli per la solidarietà. L'altro mi tiene in ostaggio, come teorizzò Lévinas, rovesciando appunto la logica evangelica e negando alla radice il primato dell'Incarnazione. L'equivoco domina in questo schema di lettura, come quando si intende criticare senza nominarlo il cardinale Biffi, reo di aver proposto, alcuni anni fa, un provvedimento di grande saggezza, vale a dire un'immigrazione che favorisse i paesi di tradizione cristiana. Ebbene, Bianchi ridicolizza il buon senso di Biffi, sostenendo che i rom e i romeni sono cristiani, ma oggi avversati, nonostante le loro radici religiose. Sbagliato. I rom sono un'etnia in primo luogo solo parzialmente cristiana, legata a vari culti ed anche a residui pagani, i romeni sono sradicati e spesso tutt'altro che religiosi, certamente non legati in blocco alla tradizione cristiana. E così, per l'ennesima volta, si finge di non vedere la realtà criminale e criminogena presente massicciamente in queste comunità. Sono dati di fatto, che il sindaco di Salerno De Luca, fra gli altri, dunque non un pericoloso xenofobo, ha sottolineato con chiarezza adamantina. Tutto qua. E' il principio della realtà o il ritorno alla realtà. Sempre per la nota ragione: il Verbo si è fatto carne. Carne, non carta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.266 del 4/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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