|
|||||||
|
|
Non accettiamo lezioni dall'Onudi Francesco Natale - 7 giugno 2008 Charles De Gaulle, grande statista, ottimo comandante militare e felicissimo scrittore, era solito definire così l'Onu: «Les Nationes dites unies», «le Nazioni cosiddette unite». Alla luce di come e quanto l'Onu ha operato negli ultimi decenni non possiamo che concordare una volta di più col padre della quinta Repubblica di Francia. Sembrerebbe che gli organi direttivi di questo monstrum burocratico siano tutti dotati del tocco di Re Mida alla rovescia: tutto quanto toccano diventa spazzatura. Qualcuno è in grado di ricordare una - e dico una sola - crisi internazionale cui sia stato efficacemente e in maniera duratura posto rimedio dai burocrati più pagati al mondo? No? Già. Forse perché nessuna crisi internazionale è stata risolta dalla postmoderna e postmodernista versione della Società delle Nazioni voluta dal presidente Wilson nel primo dopoguerra. Nessuna parola su Cina e Tibet, sulle pubbliche impiccagioni iraniane e sulla disastrosa condizione della donna nel paese governato da colui che «cancellerà Israele dalle carte geografiche» (se con confetti al plutonio o armi chimiche non è dato ancora saperlo), zero assoluto sulle inaudite politiche di controllo delle nascite cinesi e indiane, colpevole silenzio o appeasment totale e vergognoso riguardo al disastro dei campi profughi thailandesi destinati ad accogliere i profughi vietnamiti e cambogiani, campi che forniscono il serbatoio primario per l'infame mercato della prostituzione minorile e del traffico di organi. E via così, dal Darfour alla guerra civile in Rwanda, passando per la tuttora irrisolta «questione palestinese» e per il purtroppo ciclico inferno libanese: nulla, zero, nada. Roba che scotta, quella. Roba che spingerebbe ad assumere posizioni dure e intransigenti, che sicuramente andrebbero a detrimento dell'immagine tutta lustrini e caviale di una casta che, forse più di ogni altra casta, poiché ammantata della patina di «internazionalità», ha contribuito pervicacemente ad arrestare il progresso umano e civile in tutto il pianeta. Che fanno quindi? Stilano classifiche, tipo la top ten di Mtv, dei paesi ove il tasso marginale di libertà di stampa è in ribasso, tipo - che so - l'Italia, accolgono nel loro ristretto alveo di privilegiati, ammanendo loro grandi pacche sulle spalle, delegati di paesi ove apertamente e sistematicamente si pratica la tortura, ove di fatto lo stupro è legalizzato, ove non esiste libertà di culto o di espressione, spediscono osservatori internazionali del rango di Jimmy Carter a verificare che le elezioni in Venezuela non siano viziate da brogli e pastette (al ritorno dalla stimolante esperienza l'ex presidente degli States, del quale si diceva che non riuscisse a masticare correttamente un chewing gum contemporaneamente all'attraversare una strada, ha detto: «Tutto bene!». Evviva...). Ah! Infine, ma non ultimo, spediscono di tanto in tanto i poveri Caschi Blu, ai quali va comunque tributatato un doveroso rispetto, a farsi ammazzare per nulla, blindandoli con regole di ingaggio deliranti che servono solo a fare levitare vertiginosamente il margine di rischio di ogni missione in cui essi siano, sfortuna loro, coinvolti. E ora vorrebbero impedire a un paese come l'Italia, che tanto ha praticato la cultura dell'accoglienza da vedere oggi sotto grave pericolo il proprio livello di sicurezza pubblica, da rischiare di vedere sfilacciarsi il proprio tessuto sociale che così bene ha resistito a tre guerre (le due mondiali e quella civile, per intenderci), di difendersi da una minaccia impellente, ovvero quella rappresentata dalle frontiere non osmotiche: in Italia si entra, e qualunque, ma proprio qualunque cosa si faccia, non si viene più espulsi. Entropicamente, sappiamo a cosa può portare una situazione di questo genere. Ed è dovere imprescindibile dell'attuale governo porre soluzioni rapide ed efficaci al riguardo. In definitiva, a cosa serve l'Onu? Semplice. A se stessa.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.266 del 4/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||