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6 marzo 2008
 
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L'Italia calibra le politiche sull'immigrazione

di Giovanni Vagnone - 5 giugno 2008

Primo incontro ieri a Roma tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy in questo nuovo governo. Una conferenza stampa molto attesa, a latere dei lavori del meeting Fao, in cui si è molto parlato di collaborazione italo-francese e soprattutto di immigrazione. Un tema che è stato toccato, sviluppando l'idea dell'Unione Mediterranea (già molto implementata dall'Italia durante il secondo Governo Berlusconi), e andando a mettere in luce alcune problematiche anche della nostra politica interna.

Berlusconi, dopo aver fatto il moderatore durante la mattinata al vertice della Conferenza Mondiale sulla Sicurezza Alimentare (tema di stringente attualità per la Food Crisis) non ha perso l'occasione per chiarire definitivamente la sua posizione sulle politiche europee e sulle politiche dell'immigrazione: prima con Zapatero per sottolineare come non ci sia «nessuna ombra nelle nostre relazioni», e come le polemiche molto superficiali di «xenofobia», che dalla Spagna ci erano state rivolte, in realtà fossero state gonfiate dai mass media; poi nel pomeriggio con la riunione a Palazzo Chigi col presidente francese. Insomma, in poche ore l'Italia si è riproposta come soggetto trainante dell'Unione Europea e come soggetto sovrano e saldo nella politica internazionale, una posizione che da quando Prodi era stato eletto era venuta meno ed aveva lasciato gli interlocutori stranieri piuttosto liberi di decidere il bello e cattivo tempo senza neppure curarsi degli interessi del Belpaese.

La Francia si appresta al proprio turno di presidenza dell'Unione Europea e pone tutta l'attenzione sulla questione della collaborazione industriale e soprattutto della lotta all'immigrazione clandestina su scala continentale. «Siamo due paesi molto amici e l'impegno di entrambi è quello di sviluppare ancora di più la cooperazione commerciale»: così esordisce il nostro premier per aprire una conferenza stampa molto cordiale e seria nella quale i due leader sembrano voler sottolineare una convergenza totale di vedute. E su questo punto c'è anche un sottile ammiccare alla proposta francese di iniziare collaborazioni e progettazioni industriali comuni con «gli amici italiani» sul tema del nucleare.

Per quanto riguarda i clandestini, Berlusconi approfitta della possibilità di dire la sua per fare una doppia operazione: da un lato chiarire a livello comunitario che l'esigenza, in Italia, è tassativamente quella di una maggiore sicurezza. L'elettorato di centrodestra esattamente come quello di centrosinistra, ha chiaramente dimostrato con le proprie preferenze che nei programmi elettorali la sicurezza era un punto predominante: ed è indubbio che casi sempre più frequenti di facinorosi clandestini mettano a repentaglio la sicurezza dei cittadini onesti. Tale problematica non è sempre percepita allo stesso modo da stati che fanno sì parte dell'Unione Europea, ma non hanno nessuna esperienza comune nel caso. La Francia, come paese mediterraneo, è consapevole da un lato delle disastrose conseguenze di politiche lassiste, dall'altro del fatto che l'immigrazione nell'area Shengen senza frontiere non si possa più né fronteggiare né considerare con un'ottica meramente nazionale.

La doppia operazione di Berlusconi prevede poi una fine mossa politica con la quale dà un segnale di apertura all'opposizione del Pd e sottolinea come la decisione che verrà presa dal Parlamento in tema di immigrazione dovrà essere una decisione condivisa e frutto di confronto. La dichiarazione è infatti stata: «Il Parlamento è sovrano e decide secondo coscienza e buon senso. Personalmente, penso che non si possa perseguire qualcuno per la permanenza irregolare nel nostro Paese, condannandolo con una pena, ma questa può essere un'aggravante se commette un reato».

L'affermazione tocca quella polemica sorta negli scorsi giorni tra opposizione e Lega, con il disegno di legge che prevedeva il nuovo «reato di clandestinità». Una penalizzazione insomma dello status di clandestino, condivisa da tutti i ministri e senz'altro sul piano teorico molto valida, che ha però conseguenze delicate, come potrebbe essere quella di un sovraffollamento delle carceri. Berlusconi sottolinea, a fianco di Sarkozy, come a lui non interessi una presa di posizione di principio contro i clandestini, ma come voglia piuttosto risolvere il problema raggiungendo il risultato di bloccare i loro intenti criminosi. Il Pd di Veltroni ha festeggiato, millantando di aver fatto passare la propria linea nella maggioranza e costringendo la Lega a fingersi indispettita. La realtà dei fatti è che così la maggioranza dimostra una maturità nel proporre le riforme che dovrebbe costringere un'opposizione responsabile ad essere costruttiva e non ostruzionistica. Per questo Berlusconi non ha «blindato» un provvedimento che avrebbe potuto far passare senza problemi in Parlamento, per questo ha impostato l'atteggiamento dialogante che distingue le riforme di medio-lungo termine dalle politiche dell'immediato, cui Prodi ci aveva abituati.

! Giovanni Vagnone
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