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6 marzo 2008
 
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Pubblica Ammninistrazione: una riforma irrinunciabile

di Armando Pannone - 12 giugno 2008

La stampa sta gettandosi sul filone della caccia ai fannulloni nel pubblico impiego. I sindacati, a loro volta, stanno affilando le armi per difendere gli iscritti dallo spauracchio dei licenziamenti e prepararsi alle contrattazioni di settore. La P.A. è in fermento. Ognuno si sente nel mirino del ministro Brunetta. In realtà, pochi sembrano aver compreso lo spirito di una riforma irrinunciabile dell'apparato pubblico. La caccia alle streghe è suggestione giornalistica e strategia sindacale per tenere il più a lungo sulla ribalta i dipendenti statali. Il ministro Brunetta, già nei suoi primi interventi, aveva posto l'accento sulla discrepanza tra apparati e produttività, raffrontando il modello di efficienza pubblica con quello dell'impresa privata, a partire dal diverso metro di valutazione della classe dirigente e ne aveva tratto le logiche conseguenze. Per un economista come lui è impensabile guidare una macchina pesante come la Pubblica Amministrazione senza apportarvi correttivi in grado di soddisfare la platea di utenti riducendo accortamente i costi.

Due gli ostacoli da superare, per ora, per il ministro della Funzione Pubblica. Le resistenze di un sindacato ancora fermo su posizioni antagoniste e il capitolo delle semplificazioni amministrative. Le due cose camminano insieme. Il contributo di un sindacato moderno, capace di rinnovarsi nei metodi di contrattazione e nelle strategie, adattandole ad un mondo del lavoro che cambia velocemente, può essere importante nell'accompagnare questo processo nodale della rivoluzione strutturale della P.A. Le semplificazioni amministrative passano infatti per accordi tra diverse amministrazioni statali e rappresentanze sindacali allo scopo di istituire sportelli unici in funzione dei bisogni dei cittadini. Ad esempio, nel settore della riscossione delle cartelle esattoriali, l'apertura di sportelli telematici unificati che abbiano in rete i dati interfacciati delle diverse amministrazioni interessate permetterebbe ai cittadini di evitare di girare a vuoto per diversi uffici e di ottenere risposte diverse, evasive e fare i conti con procedure non assolutamente omogenee tra loro. Ancora, nel settore dei ricorsi proposti innanzi al Giudice di pace, ufficio gravato di un'enorme mole di lavoro, potrebbero trovare posto, in qualità di ausiliari, funzionari di diverse amministrazioni che in prima istanza emettono ordinanze poi appellate in seconda battuta proprio dinnanzi a questa A.G. Basterebbe solo eliminare il primo grado di giudizio utilizzando lo stesso personale in funzione di Giudice di Pace ausiliario per risparmiare procedure costose e macchinose, che durano mesi anche per decidere su semplici contravvenzioni. E' chiaro che la semplificazione di tali procedure comporterebbe una diversa redistribuzione del personale amministrativo e, soprattutto, una dipendenza gerarchica funzionale diversa rispetto alla classica gerarchia propria di ogni singola amministrazione. Si potrebbe fare, però, previ corsi di formazione finalizzati e introducendo il concetto che accorpare produce risparmio di tempo per i cittadini, riduce la burocrazia e le spese. Senza contare che, definite le priorità e i tempi delle singole città, il personale proveniente dalle diverse articolazioni dello Stato, sarebbe più utilmente impiegato. Laddove oggi, quando le piante organiche sono aggiornate, vi sono ancora uffici gravati da una mole insostenibile di lavoro a fronte di altri settori con evidenti esuberi di personale.

Questa sarebbe una rivoluzione importante, nella P.A.: accrescere il senso di appartenenza alla Pubblica Amministrazione con spirito di servizio nei dipendenti ed essere pronti ad occuparsi di settori affini nell'interesse esclusivo della collettività. Per realizzare tutto questo, è evidente che bisognerà partire da una diversa impostazione della direzione degli uffici pubblici e dunque preparare una classe dirigente ai nuovi bisogni dei cittadini. Le aziende private sovente si fondono allo scopo di ottimizzare i risultati e ridurre le spese. Non si vede perché ciò non possa essere applicato alla P.A. Comunque vale la pena tentare, visto che sovente diverse amministrazioni impiegano in procedure analoghe il proprio personale senza assolutamente dialogare tra loro, per una sorta di rivalità che nuoce al risultato finale: la risposta al cittadino. La progettualità della P.A., in questo nuovo modello legato all'appartenenza funzionale, per macro-aree di intervento più che su quella gerarchica interna, è da perseguire per ridisegnare una P.A. davvero snella. Corollario necessario a tale trasformazione potrebbero essere i corsi di formazione per il personale ed incentivi legati al risultato finale distribuiti però non solo ai dirigenti ma anche agli stessi lavoratori partecipi ed artefici dei risultati raggiunti. Contemporaneamente, c'è il lavoro di accorpamento delle leggi in Testi Unici da portare a termine e la digitalizzazione da portare avanti. Strumenti irrinunciabili per una nuova e ritrovata efficienza della P.A. i cui costi, importanti, possono essere affrontati soltanto riducendo sprechi e sacche di inefficienza burocratica che impediscono, anche perché sovente impregnati di pregiudizi ideologici, l'ammodernamento del Paese.

! Armando Pannone
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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