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Risparmio gestito: ora di rimboccarsi le manicheCon Draghi c'è convergenza sui problemi del risparmio gestito: fisco, certo, ma anche indipendenza. A breve l'inizio dei lavoridi Letizia Zingoni - 7 giugno 2008 Da tempo la platea dei commentatori economico-finanziari si riunisce per l'abituale lettura della relazione annuale di Banca d'Italia. Si tratta di un rito collettivo, in cui inevitabilmente finiscono per riversarsi i rivoli del dibattito politico del momento che godono così di un enorme visibilità - seppur contingente. Un elemento sfuggito ai più - tanto interessante quanto insolito - è il tema del risparmio gestito. I dati della raccolta dei fondi di investimento per il 2007 e il 2008 segnano una drastica battuta d'arresto. La congiuntura generale, con la turbolenza finanziaria che ha colpito i maggiori paesi avanzati è sicuramente una delle cause principali, ma non ha certo giocato da sola. Cause concomitanti sono da rintracciare (i) nell'assenza di gestori indipendenti e (ii) nel regime fiscale senz'altro sfavorevole. Quanto al primo punto, è sotto gli occhi di tutti il fatto che i nostri istituti di credito «telepilotano» l'offerta di fondi attraverso le proprie reti di distribuzione, in base alle proprie esigenze e non in base alle esigenze dei consumatori. Siamo tutti concordi con Draghi nel dire che «E' evidente l'inadeguatezza del sistema di distribuzione dei prodotti finanziari rispetto alla clientela. Primario è il bisogno di consulenza, di aiuto nelle scelte di quei risparmiatori a cui, più che in passato, si chiede di provvedere con investimenti finanziari al proprio futuro, orientandosi fra una moltitudine di prodotti spesso di difficile valutazione». Coerentemente, diventa sempre più chiara l'esigenza di cambiare «il sistema dell'industria» e si delinea l'idea di recidere il legame tra gli istituti e le società di gestione del risparmio. Mentre l'andamento congiunturale contiene in sé la cifra dell'incertezza, che dunque è per molti aspetti imprevedibile, altrettanto non può dirsi per le altre cause. I problemi Draghi li ha ben delineati: «Chiara distinzione tra attività di collocamento e consulenza, indipendenza dei consigli di amministrazione rispetto alla capogruppo, uniformi condizioni di trasparenza informativa per tutte le categorie di prodotti finanziari nonché l'eliminazione delle distorsioni fiscali a danno dei fondi comuni. Quanto al secondo punto, l'aspetto fiscale, non è così immediatamente percepibile al consumatore, ma già da molto tempo l'argomento è discusso tra operatori e accademici. Per dirla in poche parole, anche a rischio di banalizzazione, la tassazione dei fondi in Italia, e non nel resto d'Europa, avviene in capo al fondo e non in capo al percipiente. Inoltre colpisce il reddito maturato e non il realizzato così che i risparmiatori sono tassati ancor prima di aver conseguito i loro redditi. Gli operatori sono già a lavoro, ma per le proposte definitive si deve attendere la fine di giugno: c'è più d'una ragione per credere che questo governo terrà gli occhi sulla palla. Letizia Zingoni |
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Ragionpolitica, periodico on line n.266 del 4/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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