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numero 280
6 marzo 2008
 
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Scacciato il fantasma laicista

di Gabriele Cazzulini - 7 giugno 2008

Due uomini s'incontrano. Poi questi uomini mostrano i loro nomi, Silvio Berlusconi e Joseph Ratzinger. Infine dichiarano le rispettive cariche. La situazione è di una semplicità estrema. Ma cinquant'anni di ideologia hanno complicato questa semplicità in un conflitto. Da una parte lo Stato, dall'altra la Chiesa. Uno contro l'altro. Oggi il laicismo è un fantasma perché è svuotato di un corpo sociale che ne accolga le istanze e privo allo stesso tempo di un cervello culturale che ne elabori un'identità forte. Il laicismo è solo una protesta vibrata nell'aria. A parte qualche disperato di strada e qualche accademico sciovinista, il laicismo è solo un vuoto ingombrante. La sinistra è imbevuta del conflitto come concetto e come realtà. Tutto è conflitto, quindi anche i rapporti tra Stato e Chiesa. E' un mondo triste, quello vissuto dalla sinistra: in balia di parti, frammenti, spezzoni che vagano alla ricerca di un intero che non c'è. L'unità non esiste per la sinistra se non come unità di un partito contro un altro, di una forza contro un'altra, di un'idea contro un'altra. Il conflitto è una lama gelida che divide invece di unire.

Il grande danno recato dell'ideologia laicista della sinistra è far credere che Stato e Chiesa siano due parti in conflitto - declinazione particolare del modello generale «uno-contro-l'altro». Così la storia dei rapporti tra Stato e Chiesa diventa la cronaca di una guerra combattuta nelle coscienze. Seguire la dottrina della Chiesa significava essere un cittadino dalla dubbia lealtà verso lo Stato e viceversa obbedire alle leggi dello Stato voleva dire tradire i comandamenti della Chiesa. La sinistra senza Dio ha divinizzato lo Stato, anche sacrificando il popolo, il dio tradito della sinistra. Il culto del potere politico è diventato la più sublime forma di adorazione per la sinistra - come visto durante gli ultimi due anni di governo in cui l'ossessione della sinistra è sempre stata una sola: occupare e accumulare potere.

L'ingannevole conflitto tra Stato e Chiesa poggia su un fondamento precario: lo Stato costituisce una realtà asettica rispetto all'universo sociale. Un barattolo ermeticamente sigillato da qualunque infiltrazione. Ma dentro a questo contenitore sterilizzato da ogni identità c'è solo il fiato della sinistra che proclama i suoi paradisi umani artificiali senza che nessuno, nel mondo, possa sentire. Lo Stato, come qualunque istituzione sociale, è plasmato nella materia della tradizione, della storia, dei valori, della carne e del sangue. Tanto al vertice quanto alla base, lo Stato è composto da uomini con una biografia che racconta una vita. Lo Stato da solo non basta a governare la società, neppure nelle sue abominevoli dilatazioni totalitarie. La pretesa dello Stato di dominare in modo esclusivo la realtà ha inflitto tragedie all'umanità e ha travolto lo Stato stesso, trasformato al suo interno da successive ondate di federalizzazione. Eppure, di fronte ai fallimenti della storia e alle trasformazioni dello Stato, i laicisti non demordono dal perorare la causa di uno Stato che non c'è più, contro una Chiesa che non c'è mai stata.

L'ideologia laicista deforma lo Stato ma anche la Chiesa, mascherata da nemico della civiltà e teatro di diabolici complotti. I soliti stereotipi riciclati. La Chiesa non è un potere chiuso nel suo palazzo. È l'incarnazione di uno spirito sacro che si è infuso nell'identità nazionale. Rinnegare questa verità storica significa rinnegare se stessi. Propinare queste deformazioni vuol dire bloccare il dialogo e la comprensione. Quando prevale la logica dell'egolatria e della chiusura, allora divampa il conflitto, in cui vincitore e vinto sono ruoli facilmente scambiabili.

Ma la politica non è idolatria del potere e neppure un continuo succedersi di guerre. La sinistra adora lo Stato ma svaluta la politica come impegno morale e civile per il governo di una comunità. Lo Stato è una struttura meccanica di autorità; la politica è un sentimento comune. Non è solo questione di linguaggio. Le parole sono ombre delle idee e l'ideologia usa le parole come guinzagli per impedire al pensiero di ritrovare la sua realtà. Stato e Chiesa, ma non solo, sono immersi in una contessitura di rapporti per raggiungere un accordo con cui governare la comunità. La politica è l'impresa umana che nasce di fronte alla crisi per rendere possibile quanto appare impossibile - e in questo riluce il marchio divino. Appellarsi alla politica come via per superare i conflitti è quello che hanno fatto Silvio Berlusconi e Joseph Ratzinger.

! Gabriele Cazzulini
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