|
|||||||
|
|
Il rovescio delle medagliedi Anna Bono - 7 giugno 2008 Che cosa resta delle Olimpiadi «se esse non sono legate ai diritti umani, alla fraternità, al rapporto tra i popoli e alla condivisione della stessa dignità»? A domandarselo è padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, direttore dell'agenzia di stampa on line AsiaNews e autore del libro Il rovescio delle medaglie. La Cina e le Olimpiadi, appena pubblicato dall'editrice Ancora di Milano. Tra poche settimane l'entusiasmo per le performances degli atleti, per i primati battuti, per le medaglie conquistate, a dimostrazione dell'impegno nazionale in favore delle attività sportive, farà dimenticare le polemiche e le perplessità cresciute nei mesi scorsi sulla scelta della Cina come sede della XXIXesima edizione dei Giochi Olimpici. Tuttavia quelle di Pechino passeranno alla storia come un'occasione persa per affermare l'universalità dei diritti umani, e per schierarsi dalla parte di coloro ai quali sono negati, se le critiche alla Cina si saranno limitate ad esortarne il boicottaggio traducendosi, alla fine, nella mera assenza di alcuni capi di stato del mondo libero alla cerimonia di apertura dei Giochi, che allora non saranno altro che «un'occasione di potere materiale (‘più veloce, più alto, più forte' - il motto olimpico) sulla natura umana, a gloria del campione di turno». Il libro di Cervellera nasce proprio per non dimenticare ciò che la Cina rappresenta anche quando i riflettori si saranno spenti e altri scenari di sofferenza e diritti violati avranno conquistato l'attenzione mondiale e le prime pagine dei mezzi d'informazione. Soprattutto si propone di informare i lettori su aspetti della realtà cinese troppo poco considerati dai sostenitori dei diritti umani intervenuti nei dibattiti internazionali che in generale si sono concentrati sulle responsabilità di Pechino nei confronti di altri popoli lasciando a margine o tacendo del tutto l'analisi e le denunce sulla situazione interna. Come ci ricorda Cervellera, l'idea di boicottare i Giochi è scaturita infatti dall'indignazione per il sostegno della Cina al Sudan. È stata l'attrice Mia Farrow a insorgere in difesa delle popolazioni del Darfur, la regione in cui dal 2003 il progetto di arabizzazione del presidente Omar el Bashir ha scatenato una guerra che ha assunto il carattere di genocidio. In seguito, nell'autunno del 2007, a questa motivazione se ne è aggiunta un'altra: denunciare l'appoggio di Pechino alla dittatura del Myanmar e l'occasione è stata data dalle manifestazioni non violente dei monaci birmani represse nel sangue dalla giunta militare. Infine, nel marzo del 2008 sono state le rivolte tibetane e la reazione del regime cinese a rinnovare gli appelli al boicottaggio. Le Olimpiadi sono macchiate del sangue di milioni di vittime africane, birmane, tibetane, si è detto. Ma quasi non si è parlato, invece, delle infinite violazioni dei diritti umani, ai danni della popolazione cinese, di cui il regime di Pechino è responsabile: «il popolo dissanguato, i migranti resi schiavi, i dissidenti imprigionati, le personalità religiose in carcere o scomparse». Un capitolo dopo l'altro, il libro di Cervellera le descrive senza nulla omettere: arresti arbitrari, torture, lavori forzati, persecuzioni e, nel dettaglio, gli schiavi bambini nelle fabbriche di mattoni, i vescovi cattolici morti in prigionia, le condizioni di vita del nuovo sottoproletariato, i quaranta milioni di aborti e infanticidi causati dalla legge sul figlio unico. Né tralascia di illustrare i crimini ambientali cinesi e i danni immensi che, tanto nelle grandi metropoli quanto nelle campagne, arrecano alla salute della popolazione esposta, insieme a fauna e flora, a fattori inquinanti di ogni genere. «Prima, durante e dopo i Giochi, Pechino continua la sua politica di negazione di ogni rispetto per la vita della sua popolazione, per chi vuole almeno parlare di democrazia, per chi vuole denunciare l'abissale corruzione in cui nuotano i membri del Partito, per chi vuole vivere la sua fede nella piena libertà religiosa, senza controlli». Questa è la conclusione del saggio di Cervellera che in ultima analisi solleva un interrogativo sui metodi e sugli strumenti necessari a contrastare i regimi autoritari che ancora affliggono tanta parte dell'umanità. Non va dimenticato che la Cina detiene un seggio permanente, e quindi il potere del diritto di veto, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.266 del 4/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||