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E ora sotto con gli «esami di riparazione»di Remo Viazzi - 10 giugno 2008 Terminate le lezioni regolari dell'anno scolastico 2007-2008, comincia - così come determinato dal decreto Fioroni e da poco confermato da una sentenza del Consiglio di Stato - l'estate che segna il ritorno degli «esami di riparazione». In verità non si tratta proprio della stessa cosa, ma poco ci manca: gli alunni con materie insufficienti saranno «sospesi» dal giudizio e dovranno attendere la fine di agosto o i primi di settembre per sapere se potranno iscriversi alla classe successiva o se invece verranno respinti. A determinare la promozione o la bocciatura sarà appunto una prova che differisce dai vecchi esami di riparazione solo per il fatto (non irrilevante, specie per le casse degli Istituti scolastici e delle famiglie) che saranno le stesse scuole a dover attivare dei «corsi di recupero». Alle famiglie rimane comunque facoltà di scegliere se sfruttare o meno il «piano di recupero» offerto dalla scuola o fare da sole, magari perché le case di villeggiatura non consentono ai figli di seguire i corsi. Penso - l'ho anche già scritto - che la scelta impopolare del ministro Fioroni sia da difendere. In questo senso si può accogliere con favore la cautela con cui il neo ministro Gelmini sta affrontando la questione. A parte il fatto che non avrebbe avuto alcun senso tornare indietro a pochi giorni dalla fine della scuola, è anche vero che l'esperimento merita di essere seguito con attenzione e solo una prospettiva di qualche anno potrà rivelarne la bontà. La situazione così come si era delineata non poteva più andare avanti: gli alunni accumulavano nel corso degli anni scolastici parecchi debiti, spesso non «assolti», che oltre ad influire negativamente sulla valutazione finale dell'esame di Stato, erano lo specchio di lacune diffuse che non permettevano un normale prosieguo degli studi. Insomma, il sistema dei debiti formativi aveva fallito in pieno, riducendo la scuola italiana ad un «diplomificio», di scarsissima levatura educativa, culturale e formativa. Il ritorno a criteri di valutazione più severi e meritocratici, il rilancio della scuola come luogo principe dello sviluppo della persona (in un'epoca in cui la famiglia non si sa più bene cosa sia, né se ancora ci sia), l'ambizione di avere per il futuro giovani in grado di rilanciare un «sistema-Paese» in crisi, quale il nostro effettivamente è, passano in primo luogo da un convinto investimento sulla nostra scuola. Certo, il problema non è solo quello degli «esami a settembre», ma almeno con questa operazione si è cercato di ovviare ad uno sbaglio precedente, che ormai tutti avevano segnalato e aspramente criticato. C'è, tuttavia, intorno al famigerato ritorno degli «esami di riparazione» una preoccupazione eccessiva da parte di alunni e genitori. Su certi allarmismi ingiustificati credo sia giusto fare un po' di chiarezza. Ieri per me è stato giorno di scrutini: sono stati sollevati dal giudizio, e quindi «rimandati» a settembre, per la maggior parte alunni che altrimenti sarebbero stati bocciati. La prova aggiuntiva da sostenere al termine dell'estate è un'occasione in più che si vuole offrire ai ragazzi e non una punizione. Chi ha solo una o due materie da recuperare avrà la possibilità di farlo con la necessaria calma e concentrazione nel corso dei lunghissimi tre mesi estivi, chi invece ne ha tre o quattro (laddove il singolo Istituto lo conceda) dovrebbe partire dal presupposto che se il Consiglio di classe ha deliberato in quella maniera non è stato per rovinargli le vacanze, ma perché su di lui ha fatto una scommessa, ha investito (anche dal punto di vista economico), con la speranza che l'impegno dell'estate gli consenta di non «perdere» l'anno. In quest'ottica è logico pensare, e quindi rassicurare gli alunni, che anche la prova d'esame non sarà una prova punitiva. Non sarà il compito più difficile dell'anno, maleficamente ordito nella calura estiva per vedere cadere i ragazzi come delle «pere cotte». Come tutto quello che avviene nella scuola, anche l'esame di «riparazione» sarà strutturato e calibrato sulle legittime aspettative che si devono avere in merito alla loro preparazione, ma certo non con l'attesa che nel corso di due mesi un alunno possa repentinamente passare dall'insufficienza alla pienezza dei voti. Generazioni di studenti prima di quelli di questa nuova strana estate scolastica sono passati per le Forche Caudine degli esami di settembre, molti con soddisfazione e profitto, tutti sopravvivendo a quello stress che, a riguardarlo ora, è proprio poca cosa, ma che tanto aiuta a crescere, diventare adulti, confrontarsi con i ritmi del mondo, con il conto che giornalmente la vita ci obbliga a pagare senza nemmeno il supporto dei corsi organizzati dalla scuola. Se vogliamo dare una mano ai giovani a crescere, quello di cui sicuramente hanno maggiormente bisogno è una chiara visione di quali siano le loro reali capacità e possibilità nella vita. Non credo che tutto questo lo possa fare il ripristino di questa antica consuetudine della scuola italiana, ma un piccolo aiutino in merito all'assunzione di responsabilità e alla necessità di ottenere le cose con un briciolo di sacrificio in più non guasta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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