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6 marzo 2008
 
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La Macedonia torna al voto

di Alexandra Javarone - 10 giugno 2008

Sono previste per il prossimo 15 giugno le elezioni nelle oltre 180 circoscrizioni macedoni nelle quali la Commissione elettorale aveva annullato i risultati «perché caratterizzati da palesi irregolarità riscontratesi durante il voto dello scorso 1° giugno». L'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) aveva manifestato profondo disappunto per i brogli e le violenze riemerse sulla scena politico-elettorale macedone: «Le norme internazionali non sono state rispettate durante le elezioni, compromettendo la libera espressione della volontà elettorale nelle zone albanofone». La tornata elettorale, anticipata allo scorso 1° giugno a seguito della recente crisi innescata dal veto posto dalla Grecia all'ingresso macedone nella Nato, era stata intesa alla stregua di un esame sull'effettiva stabilità macedone. Irregolarità e violenze hanno prodotto un esito negativo per il test democratico, ravvivando cupi sospetti nazionalistici.

A Tetovo (zona a maggioranza albanese dove, nel novembre 2007, un raid della polizia aveva portato all'arresto di 12 terroristi ed al ritrovamento di un arsenale di armi e munizioni) le votazioni erano state interrotte «dopo l'intervento di uomini armati di mitraglitrici». I brutali incidenti segneranno, nei fatti, un brusco rallentamento per il futuro processo d'integrazione europea od atlantica. Il ricordo riporta alla mente la «scampata» guerra civile che nel 2001 aveva visto contrapporsi la parte albanese e quella slava. Questa volta, a darsi battaglia su di uno scenario di assoluta incertezza politica, sono state invece le due distinte correnti della minoranza albanese del Dui e Dpa.

Sono 170.000 gli elettori che si recheranno alle urne domenica prossima. Come testimoniato dai media, non è possibile escludere che simili episodi si ripetano nuovamente. S'è detto che «il giudizio della comunità internazionale sul risultato finale dipenderà dalla gestione della ripetizione del voto», quasi a voler rimandare la Macedonia al prossimo appello. L'opinione internazionale attenderà allora ancora pochi giorni per apporre il proprio sigillo di garanzia sul buon andamento delle elezioni di un paese diviso dalle mire nazionalistiche, dalla pacificazione ad uso regionale, minacciato dalla deriva del fondamentalismo wahabita, dall'intolleranza o dalle rigide diatribe nazional-onomastiche. Resta per ora indiscutibile l'effettiva vittoria della coalizione guidata dal Partito identitario-nazionalista di Gruevski, Vmro, che si è aggiudicato ben 64 seggi su un totale di 120. Mentre è suscettibile di lievi variazioni il risultato riportato dai due partiti facenti capo all'etnia albanese, Dui, Unione Democratica per l'Integrazione e Dpa, Partito Democratico degli Albanesi (che hanno conquistato ciascuno 13 seggi).

La frustrazione e l'incertezza, acuitesi dopo il diniego all'ingresso nella Nato, hanno dato nuovo impulso all'antico e destabilizzante motivo balcanico, apparentemente svanito dietro alla stabilità apparente, frutto del discutibile processo di pace europea. L'Ue, dal canto suo, non si cura affatto della deriva nazionalista che ha nuovamente soprafatto la regione balcanica, espandendosi in Kosovo, Bosnia Herzegovina e Macedonia, quasi si trattasse solo di una questione da relegare ai margini d'Europa. Invece antagonismo nazionalista e rivendicazioni etniche, strumentalizzate alla stregua di sogni d'indipendenza, si palesano come un incubo d'intolleranza, processo inverso di un abbaglio europeista e generalizzato flagello del vecchio mondo che rimanda a soluzioni solo parziali, fondate su frammentazione od assurde rivendicazioni, inadatte a trovar soluzione ad una crisi complessa che minaccia la stabilità dell'Europa intera.

Alexandra Javarone

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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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