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6 marzo 2008
 
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Il dovere della forza

di Gianni Baget Bozzo - 10 giugno 2008

Berlusconi a Santa Margherita si è sentito male e c'è stata subito apprensione, perché tutto l'equilibrio politico del paese è legato a una persona che ha assunto nelle sue mani il compito di rifondare lo Stato. Il che vuol dire ristabilire i diritti della forza contro il potere della violenza. Il modo in cui il governo ha affrontato il problema della lotta contro la camorra in Campania e nel sud è tutto centrato sul compito dei prefetti, cioè dello Stato liberale, dei prefetti di Giolitti. Anche Veltroni chiede che gli appalti della provincia di Caserta e delle altre province meridionali siano gestiti da comitati presieduti dai prefetti: ciò toglie credibilità alla tesi che la democrazia risolva con la sua sola presenza il tema della violenza, che la democrazia sia alternativa alla violenza. Questo poteva essere vero in tempi in cui esisteva un senso morale comune, ma oggi questo non esiste più.

L'ombra che è scesa sulla religione è scesa anche sulla morale. E la debolezza del laicismo è che esso supponeva l'etica cristiana come dato su cui impostare poi la politica. D'altro lato è finita la grande narrazione della sinistra comunista e socialdemocratica, che offriva anch'essa una base che, pur negando il cristianesimo come religione, pensava di realizzarlo come politica e come morale. La crisi del linguaggio sull'eterno delle religioni toglie loro un fondamento di comprensione più ampio. In queste condizioni la democrazia non è più sufficiente a combattere la violenza e del resto non è mai stata sufficiente, perché la fondazione dello Stato moderno in forma non democratica ma assolutista è stata la base dello Stato di diritto e della democrazia.

Berlusconi ha ora il compito di creare nelle province campane un potere dello Stato come forza capace di lottare contro la violenza della camorra e imporre la regolamentazione delle discariche e dei termovalorizzatori come condizione richiesta perché Napoli rimanga in Italia e in Europa. Si comprende che i giudici abbiano qualche difficoltà ad ammettere una procura straordinaria per la lotta contro la camorra dei rifiuti in Campania ed anche oltre. E' stato facile farlo contro la mafia perché la mafia usava ancora il linguaggio dello Stato, agiva illegalmente nella legalità e si poteva pensare al suo nesso con la politica che rendeva il fatto eccitante per la sinistra. Ma la camorra impone una sfida più radicale perché non agisce all'interno dello Stato, ma disputa allo Stato un suo diritto primario: il controllo del territorio.

Ma in tutta Europa nasce il sentimento che occorre restituire allo Stato storico dell'Europa, allo Stato nazionale, i suoi poteri. Quando si delinea un consenso europeo per allungare a 18 mesi la permanenza dei clandestini nei centri di accoglienza, si comprende come il diritto all'immigrazione, così sottolineato dall'evoluzione delle concezioni giuridiche a livello mondiale, urti contro il principio di identità della cultura del territorio. E che quindi l'uso della forza divenga un momento essenziale nel problema dell'immigrazione. Il diritto territoriale come base dello Stato si fa sentire più forte e né il cosmopolitismo laico né la misericordia ecclesiastica possono limitare il diritto dello Stato a mantenere la legalità nel momento in cui le sue forze morali non sono più sufficienti a mantenere l'ordine pubblico.

Non è solo di fronte all'immigrazione che prende forma il ruolo dello Stato; lo è anche nei confronti della speculazione finanziaria internazionale, su una libertà del capitale che finisce per avere esiti sull'economia reale tali da creare l'ingovernabilità dei popoli più poveri, assediati dalla speculazione sul petrolio e sull'agricoltura. Non sarà solo Tremonti a usare la parola «mercatismo», un neologismo che pure ha la sua efficacia perché mette in discussione il concetto che il mercato sia benefico in ogni condizione, anche quando i rapporti di forza sono così diversi da generare intrinsecamente violenza.

Lo Stato nazionale e il suo monopolio della forza sono le condizioni della democrazia, non un suo effetto. La compassione e il rispetto della debolezza sono sentimenti nobili, ma richiedono che vi sia prima di essi una condizione del rispetto di tutti nella legalità comune. Berlusconi affronta un tempo cambiato con questo governo, in cui appare come lo Stato e la legge siano la condizione della democrazia, della libertà, dell'eguaglianza.

! Gianni Baget Bozzo

Questo articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 10 giugno 2008

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