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numero 280
6 marzo 2008
 
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Pavan K. Varma

Dentro l'India

recensione di Mario Secomandi - 10 giugno 2008

Ci volevano le rivelazioni di un indiano doc come Pavan Varma per smontare pezzo dopo pezzo l'imponente muro di falsi miti teso a stendere un'immagine dell'India come di un Paese idealista, spirituale, tollerante e sviluppato, da prendere quasi quasi a modello. Di contro a certune visioni pregiudiziali ed ideologiche sinistriste, come quelle a titolo esemplificativo espresse dallo scrittore e giornalista di Repubblica Federico Rampini, si colloca Dentro l'India, che rappresenta una sincera e schietta analisi sulla realtà del Paese di Mahatma Gandhi. E' ora di farla finita con l'apologia di «Cindia», volta nell'intento dei suoi artefici a cercare a tutti i costi un'alternativa orientale all'egemonia mondiale degli States e a screditare le superiorità e virtù del mondo occidentale e cristiano, che è pur sempre il più libero, democratico, evoluto ed umano del pianeta. E' giunto il momento, ad ogni modo, di venire a conoscenza delle caratteristiche e dello stato dell'arte dell'India, insieme ai pregi e difetti del suo popolo. Non si può non ribadire come l'India sia da molti considerata la «più grande democrazia del mondo». Formalmente diventata democrazia parlamentare sin dall'indipendenza avuta nel 1947 sulla scorta del movimento pacifista di Gandhi (non senza anche gli abili ed astuti compromessi tra le elites autoctone e quelle dei colonialisti inglesi), essa è oggi altresì assurta al rango di una potenza nucleare.

Gli indiani si apprestano a costituire ben 1/6 degli abitanti della terra. L'India si prepara a divenire il «secondo bacino di consumatori a livello mondiale», e, in ordine al prodotto interno lordo, essa figura tra i primi dieci paesi del mondo. In merito alle discipline tecniche il paese indiano sforna quantità industriali di ingegneri, informatici, matematici, molti dei quali sono ricercatissimi nelle aziende dei paesi euro-occidentali. Come potenza economica globale essa mira a piazzarsi al terzo posto, dietro Cina e Stati Uniti. Proprio da un confronto con il Dragone asiatico, nondimeno, non è che l'India esca tanto bene: questa sta peggio di quello quanto a tassi di scolarizzazione infantile, livelli di povertà e malnutrizione, (in)efficienza di strutture medico-sanitarie, quantità di produzione agricola, percentuali di export e crescita, eccetera. Gli indiani, comunque, non spiccano per ciò che concerne l'invenzione di nuovi brevetti, anzi, si rivelano essere molto bravi a copiare le ricerche altrui e porsi sulla scia dei migliori know how. Saltano agli occhi numerose contraddizioni insieme alla presenza di elementi non così positivi, invidiabili ed esemplari, sol che si vada un po' più profondamente «dentro l'India». A tutt'oggi persiste, nonostante la formale cornice democratica, un sistema gerarchico di caste chiuse che funge da mantenimento e perpetuazione di uno status quo fatto di privilegi inaccettabili (almeno per i nostri standards liberal-democratici occidentali) e meccanismi di esclusione verso gli ingenti strati più disagiati della popolazione.

La «spartana austerità» ed il «rigore morale» sbandierati in passato da Gandhi, in realtà, non fanno che cozzare poderosamente col «deficit etico» che emerge in quella che è la vera indole ed il reale comportamento e contegno degli indiani. Intrisa di induismo e di relativismo materialista, la società indiana è ben lontana dai criteri e dall'essenza dell'umanesimo cristiano occidentale. E' notevole l'influenza sulla cultura e personalità indiana dell'induismo, che è la confessione religiosa che vi va per la maggiore. Religione deista e pagana, l'induismo spinge la persona verso individualismo, egocentrismo ed utilitarismo, ponendosi di fatto al di la del bene e del male. Dal momento che vi mancano sia testi religiosi infallibili sia principi morali codificati, è pressoché impossibile stabilire oggettivamente cosa sia giusto e buono e cosa sbagliato e cattivo. In questo solco, ciò che conta è il fine (il potere e il denaro) a dispetto di qualsiasi mezzo. Le ricadute di un simile background cultural-religioso nella società indiana sono innumerevoli. Si va dal totale disinteresse (interessante mix di «noncuranza e stoicismo»...) che i benestanti mostrano nei confronti dei meno abbienti (aiutare chi è rimasto indietro non vi è considerato un valore) ai feticidi femminili, dalla corruzione, riciclaggio di denaro sporco, ostentazione spropositata del proprio status, potere e ricchezza, alle torture verso le donne (molte di esse arse vive) sprovviste di una cospicua dote.

! Mario Secomandi
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  • VERO - di TONINO - 14 giugno 2008 15:14
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Dentro l'India
  • Autore:
    Pavan K. Varma
  • Editore:
    Lindau
  • Prezzo: 22,00 €
  • Pagine: n.d.

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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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