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Il V Congresso nazionale del Pdcidi Ragionpolitica - 14 giugno 2008 Mentre il Prc si prepara ad affrontare le assise di Chianciano Terme e la conta all'ultimo voto tra i sostenitori di Nichi Vendola (fautore della Costituente della sinistra) e quelli di Paolo Ferrero (sostenitore del rilancio di Rifondazione), l'altro partito che ancora si richiama esplicitamente al comunismo, il Pdci di Oliviero Diliberto, si dà appuntamento a Salsomaggiore, dal 18 al 20 luglio, per celebrare il suo quinto Congresso nazionale. E anche qui, come nel caso dei «cugini» rifondaroli, assistiamo a una spaccatura interna che rispecchia lo spaesamento della sinistra antagonista dopo la batosta elettorale del 13 e 14 aprile e la conseguente esclusione dalle aule parlamentari. Da un lato ci sono i duri e puri del segretario Diliberto, che propone una riunificazione dei soggetti che ancora presentano nel loro simbolo la falce e martello. Una riunificazione fondata sull'orgoglio comunista che riporterebbe le lancette indietro di 12 anni, al 1996, ossia alla situazione precedente la spaccatura interna al Prc che portò alla nascita del Pdci nel momento in cui il partito di Bertinotti tolse la fiducia al primo governo Prodi. Dall'altro lato vi sono invece coloro che, capitanati da Katia Bellillo, vorrebbero aderire al progetto della Costituente della sinistra promosso da Vendola e dalla Sinistra Democratica. Entrambe le opzioni strategiche, però, risultano difficilmente percorribili. La proposta di Diliberto, infatti, ha già ricevuto un secco «no» dai diretti interessati, cioè i dirigenti di Rifondazione Comunista, tanto quelli che si riconoscono nella prospettiva indicata da Ferrero quanto, a maggior ragione, quelli che hanno sottoscritto la mozione Vendola. Unici a mostrarsi disponibili sono stati i rappresentanti della piccola minoranza rifondarola dell'Ernesto, capitanata da Fosco Giannini. Dall'altra parte, invece, la linea espressa dalla Bellillo, contenuta nella mozione congressuale intitolata «Unire la sinistra», risulta essere ampiamente minoritaria all'interno del Pdci: ad essa hanno aderito solamente una trentina di componenti del Comitato centrale. E' dunque più che probabile che da Salsomaggiore esca vincente la mozione Diliberto. Non è però da escludere che il prezzo di tale vittoria possa essere una scissione del partito nel caso in cui, nel Congresso di Rifondazione che si svolgerà la settimana successiva a quello dei Comunisti Italiani, dovesse avere la meglio Vendola e prendesse così avvio il percorso della Costituente della sinistra, che - come detto - vedrebbe la già annunciata partecipazione della Sinistra Democratica di Fava e Mussi. Diliberto, dal canto suo, punta sulle divisioni interne al Prc, accusando Bertinotti e Vendola di voler mettere in atto una «operazione politica che mira ad aggregare una sorta di "forza cuscinetto", chiamiamola così di "sinistra buona", dove possano confluire i reduci dell'Arcobaleno che non vogliono il progetto comunista. Questo agglomerato cuscinetto... nel breve periodo andrà a fare la sinistra del Pd». Una lettura, questa, confermata peraltro dai movimenti con cui, da qualche settimana, Massimo D'Alema sta cercando di riaprire, all'interno del Partito Democratico, il discorso riguardante le alleanze attraverso la riproposizione di una forma di collaborazione con la sinistra radicale rimasta fuori dal parlamento. E' chiaro che il progetto della Costituente della sinistra è funzionale al disegno dalemiano di un allargamento delle alleanze del Pd oltre i loro attuali confini. A questa prospettiva il segretario del Pdci oppone una linea comunista dura e pura, che mette l'accento sull'anti-capitalismo, l'anti-americanismo e l'anti-occidentalismo, sul pacifismo senza se e senza ma. «Ripartiamo dal conflitto sociale», afferma Diliberto, precisando però che «ci vorrà un sacco di tempo... non vedremo noi i risultati del nostro lavoro. Però questa lunga traversata nel deserto dobbiamo pur incominciarla». Obiettivi e parole, questi indicati da Diliberto, che sembrano fuori dal tempo e dallo spazio e che non riescono di fatto ad indicare un percorso politico organico e strutturato, se non un'involuzione autoreferenziale all'insegna della sterile nostalgia di un passato che non c'è più e che non può tornare, come esponenti di primo piano della stessa sinistra antagonista (su tutti, Fausto Bertinotti) hanno compreso. Evidentemente il Pdci, che fu il partito più oltranzista ed estremista dell'Unione, non riesce ancora ad uscire dallo shock post-elettorale e fatica a rialzare la testa e a riaprire gli occhi su una realtà che obbliga gli eredi duri e puri del comunismo a ripensare sin nelle fondamenta la loro proposta politica.
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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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