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numero 280
6 marzo 2008
 
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Alle origini del terrorismo islamico

In due libri, una realtà che non tutti ammetteranno

di Anna Bono - 14 giugno 2008

L'idea diffusa dopo l'11 settembre 2001, anche in ambienti accademici e scientifici, è che il terrorismo islamico esiste e riesce a reclutare così tanti kamikaze perché l'Occidente avido e arrogante ha ridotto in povertà il resto del mondo e ne disprezza i valori. Umiliati e privati di un futuro, i reietti del pianeta si ribellano e, a costo di morire, colpiscono al cuore il sistema economico mondiale imposto dall'Occidente che li sfrutta. Ma in realtà il terrorismo islamico e i suoi kamikaze finora hanno inflitto i danni e le perdite maggiori a paesi e comunità islamiche: prima fra tutte l'Algeria, che dagli anni '90 non conosce tregua. Gli ultimi attentati, probabilmente compiuti da «Al Qaeda nel Maghreb Islamico», l'ex Gspc, Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, risalgono allo scorso fine settimana durante il quale sei militari sono morti a Cap Djinet, a est di Algeri, e 13 persone hanno perso la vita a Beni Amrane, dove a essere colpito è stato il cantiere di una ditta francese impegnata nella manutenzione di una linea ferroviaria. Sempre in Africa, uno dei paesi più minacciati dal fondamentalismo è il Marocco, soprattutto da quando la casa reale e il governo hanno intrapreso delle iniziative volte a promuovere concretamente i diritti umani e a eliminare almeno in parte le discriminazioni e le violenze istituzionalizzate inflitte alle donne in nome di Allah.

Proprio in Algeria e Marocco sono ambientati due libri da poco pubblicati in Italia, entrambi dedicati al fenomeno della diffusione del fondamentalismo islamico. Non si tratta di saggi, bensì di un romanzo e di una biografia. Il primo, ambientato ad Algeri, è stato scritto da un ex ufficiale superiore dell'esercito algerino, Mohamed Mulesshul, che si firma con lo pseudonimo Yasmina Khadra: si intitola Cosa sognano i lupi (Mondadori, 2008). La biografia, intitolata La scelta di Said (Sperling & Kupfer, 2008) è opera di Bouchaib Mhamka, fondatore dell'associazione «El Massir pour le développement sociale», e ha per scenario una delle più note città marocchine, Casablanca.

In entrambi i casi i protagonisti sono nati e vivono nei quartieri più poveri delle rispettive città: la Casbah di Algeri e Sidi Moumem, l'immensa bidonville ai margini di Casablanca. Nell'algerino Nafa Walid la decisione di diventare un assassino ha origine da un'esperienza di lavoro presso una delle più ricche e potenti famiglie del paese. Dopo pochi mesi al suo servizio, il giovane non regge al disgusto e alla collera che suscitano in lui l'assoluta mancanza di scrupoli, il sommo disprezzo per la gente comune e l'immoralità dei suoi padroni: che non sono più i francesi, i «pieds noirs» dell'epoca coloniale, ma fanno parte della borghesia locale, quella che avrebbe dovuto prendere in mano le sorti del paese, dopo averlo sottratto alla colonizzazione francese, per trasformarlo in uno stato moderno e democratico. Ma così non è stato ed è per questo, non per colpa dell'Occidente e dei suoi peccati, che la maggior parte dei giovani algerini crescono umiliati e privi di futuro. Sedotto dalla propaganda fondamentalista, qualcuno di loro, come il soggetto del libro di Khadra, passa alla lotta armata.

Said, che invece è un personaggio reale, era uno dei due kamikaze che nel 2006 cercarono di far saltare in aria il consolato americano di Casablanca. Furono scoperti, uno fu abbattuto; Said, raggiunto da un agente, lo afferrò e si fece esplodere con lui. Nel suo caso la decisione di diventare terrorista era nata dalla certezza di non essere in grado di uscire dalla sua condizione miserabile, di essere destinato per tutta la vita - come suo padre morto in un incidente d'auto quando lui era adolescente - a lavorare senza mai guadagnare più dello stretto necessario ad affrontare una nuova giornata di lavoro.

L'aspirazione non è tanto di riscattarsi grazie al terrorismo, ma di dare un senso più nobile, o forse soltanto un senso qualsiasi, alla propria esistenza altrimenti senza prospettive. Eloquenti le frasi pronunciate da Said durante l'ultimo colloquio con l'amico del cuore Bouachid: «Tu guardi solo il tuo piccolo mondo, la tua famiglia, il tuo benessere. Ma i veri alfieri di Dio, i suoi prediletti, difendono l'Islam in tutto il creato. Ovunque ci sia qualcuno che lo offende, il nostro Dio manda un guerriero. Io farò la mia parte». Anche per Said l'Occidente è una realtà remota, secondaria. Sono prima di tutto l'Islam tradito e la frustrazione personale a muovere il giovane: «Non ho lasciato nulla di intentato per dare un senso alla mia vita...Ma non cambiava nulla: il mio scenario era sempre un palcoscenico di spazzatura, di odori nauseabondi...».

! Anna Bono
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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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