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Europa senza popolodi Stefano Magni - 14 giugno 2008 L'Irlanda non ha ratificato il Trattato di Lisbona. I no hanno superato i sì con una percentuale del 53,3% contro il 46,7%. Per la terza volta (su tre) un testo costituzionale che viene sottoposto a referendum popolare in un paese membro dell'Ue viene bocciato. Nel 2005 i referendum di Francia e Olanda seppellirono la Costituzione europea. A tre anni di distanza, l'elettorato irlandese (l'unico chiamato alle urne per la ratifica) boccia il suo diretto discendente, il Trattato di Lisbona, simile in tutto e per tutto alla vecchia Costituzione, anche se un po' annacquato nella forma più che nella sostanza. Insomma: il progetto costituzionale non piace. E la cosa è presa con costernazione da chi quel Trattato l'ha sempre sostenuto. Romano Prodi, presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004, si dice «molto addolorato per l'esito del referendum irlandese, anche perché questo viene da un popolo che più di ogni altro ha goduto i vantaggi della sua appartenenza all'Unione Europea e ha avuto tassi di sviluppo elevatissimi e aiuti economici che non hanno confronti in situazioni analoghe». Eppure il fronte del no ha vinto anche grazie allo slogan del movimento Libertas di Declan Ganley: «Il Trattato di Lisbona fa male agli affari». Questi spiegava all'elettorato che la ratifica del Trattato avrebbe messo in serio pericolo sia la competitività fiscale irlandese, sia la sua rappresentanza politica in sede europea, visto che col sistema di voto per popolazione il suo peso si sarebbe dimezzato. Se i ceti medi si sono astenuti, il proletariato urbano di Dublino ha voltato le spalle all'Ue. Basti vedere che il no ha ottenuto le percentuali più alte soprattutto nei quartieri operai della capitale. I ceti meno abbienti temono la perdita di posti di lavoro. Non si può dare torto agli irlandesi, accusandoli di particolarismo. Prima di tutto perché il progetto di Stato unico europeo è intrinsecamente autoritario. Sono le élites politiche che hanno deciso di edificare un organismo sovranazionale con poteri esecutivi e legislativi. Lo hanno fatto con riunioni al vertice, con pochissima pubblicità e senza coinvolgere la popolazione nel processo costituente. E' naturale ed è giusto che si abbia paura di una creatura del genere: avremo un governo che non conosciamo, ma che avrà il potere di darci ordini, in base a leggi che ci sono pressoché sconosciute. Secondo: l'attuale progetto costituente europeo non ha più nulla di liberale da almeno un ventennio. Ormai è un disegno di élites politiche socialdemocratiche fatto per limitare il mercato libero e imporre di nuovo un modello economico socialista ormai in crisi in tutta Europa. Pianificare l'agricoltura fissando quote di produzione paese per paese, scrivere le regole a cui le aziende devono attenersi in tutto il continente, imporre l'armonizzazione fiscale, obbligare i contribuenti dei paesi più produttivi ad aiutare i paesi meno produttivi... Tutti questi non sono principi liberali, non c'entrano nulla con il sogno di Einaudi, sono misure socialiste contro il libero mercato. Paesi che hanno potuto crescere grazie ai tagli fiscali (come l'Irlanda) avrebbero tutto da perdere entrando in Europa e vedendosi accusare di essere concorrenti sleali. Gli investitori non sarebbero più liberi di circolare e di optare per i Paesi con una più bassa tassazione. Terzo: il progetto che è appena stato bocciato dagli irlandesi è quello di uno Stato che contiene tutti i difetti della democrazia e non i suoi pregi. Il nuovo super-Stato europeo avrebbe potuto decidere su questioni fondamentali (anche in materia di giustizia, politica estera, sicurezza ed etica) riguardanti la vita di ogni singolo cittadino, con votazioni a maggioranza assoluta, senza possibilità di porre il veto da parte di singoli Stati membri dissenzienti. Il che vorrebbe dire che anche la vita di un cittadino italiano verrebbe influenzata direttamente dalle scelte compiute da emeriti sconosciuti in Portogallo, Cipro, Svezia, Estonia e (magari in futuro) anche Turchia. Da un punto di vista liberale, la vita individuale deve essere protetta da diritti inviolabili e non può essere decisa dal voto di altri. Far decidere le leggi dal voto di una comunità di 500 milioni di persone diminuisce ulteriormente le possibilità che un individuo ha di difendersi dalle scelte altrui. Quarto: il meccanismo di selezione del potere esecutivo è difficile anche per un unico paese come l'Italia. Che possibilità ci sono di scegliere o sostituire un governo comune per un insieme di 27 paesi, con una cinquantina di lingue differenti, nessuna cultura condivisa, nessuna storia comune (basti pensare alle divisioni create in 60 anni dalla II guerra mondiale, dalla guerra fredda, dalla guerra nei Balcani) e interessi tuttora divergenti nella politica internazionale? Un'Europa così concepita sarebbe una caricatura della democrazia, non il suo compimento. La democrazia funziona meglio se è praticata in Stati piccoli, dove si possono controllare i politici che vengono eletti o bocciati, perché i risultati pratici della loro azione sono molto tangibili dalla popolazione. Pensatori federalisti e liberali come Alexis de Tocqueville e Carlo Cattaneo si erano già accorti che la democrazia funziona in piccole comunità, non in grandi Stati. I grandi Stati servono solo perché sono più forti nella difesa militare e dovrebbero limitarsi a questo, mentre su tutto il resto le decisioni devono essere prese a livello locale. E' da qui che dovrebbero ripartire i costituenti europei: conservare un progetto di Europa intesa come difesa comune, come garanzia unitaria di diritti individuali uguali per tutti, generali e astratti come la protezione di vita, libertà e proprietà dei cittadini europei. Ma i costituenti europei, invece, già tendono ad andare avanti con il processo di ratifica del Trattato, come se non ci fosse stato alcun referendum.
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Ragionpolitica, periodico on line n.267 del 10/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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