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La linea dura di Teherandi Daniele Martino - 17 giugno 2008 Sul fronte del pericolo nucleare, la Repubblica islamica degli ayatollah non sembra voler adottare una politica improntata al dialogo ma, al contrario, continua a manifestare una forte rigidità nelle proprie posizioni. È quanto emerge in seguito all'incontro tra Javier Solana, l'alto rappresentante Ue per la politica estera, e Manucher Mottaki, il ministro degli Esteri iraniano. Rispetto ai mesi scorsi, la differenza sostanziale nell'approccio con l'Iran sulla questione nucleare sta nelle mutate condizioni dello scacchiere geo-politico mondiale; l'Iran è più solo, mentre le altri parti in causa, dalle Nazioni Unite all'Unione Europea, dagli Stati Uniti alla Russia, ora parlano sempre più insistentemente con una sola voce. Si è giunti a questo punto grazie ad una visione più pragmatica dei rapporti con Mahmoud Ahmadinejad, lontana anni luce da quelle formule astruse ed ambigue che consentivano a Teheran di prendere continuamente tempo. A tal proposito, un valore aggiunto innegabile, nel fronte di coloro che vogliono contrastare la minaccia di un Iran «nucleare», è dato dalla comune visione d'insieme tra Stati Uniti e Russia. Mentre prima Washington e Mosca agivano con tempistiche e modalità differenti, ora, tra George W. Bush e Dmitri Medvedev, c'è una forte volontà di operare assieme; in questo contesto, è sicuramente indispensabile il ruolo dell'Italia, e in particolare di Silvio Berlusconi, per concretizzare quel ruolo di trait d'union che Roma rappresenta, nell'ambito europeo, tra Russia e Stati Uniti. Un tema che è stato al centro dell'incontro a Villa Madama tra il Cavaliere e il presidente Bush, nell'ottica che la cooperazione con la Russia sia già pienamente effettiva in occasione del prossimo vertice G8 in Giappone. Nei confronti di Teheran, oltre alla sinergia tra Russia e Stati Uniti, è fondamentale la posizione della Siria di Bashar Assad; tra il presidente siriano e Ahmadinejad, infatti, i rapporti non sono più così forti come negli ultimi mesi, soprattutto in relazione ad alcuni dissapori sulla condotta delle milizie Hezbollah in Libano, che la Siria vorrebbe meno «dipendenti» da Teheran. Damasco dunque si trova ad un bivio; o continuare il rapporto preferenziale con Teheran, oppure prendere le distanze dagli Ayatollah. Solo così, proponendosi come una forza costruttiva in Medio Oriente e normalizzando i rapporti con Israele e Libano, la Siria potrà lavorare ad un miglioramento dei rapporti con l'Occidente e alla stabilità della regione. La reazione iraniana ai tentativi internazionali di fermare l'arricchimento dell'uranio a scopi militari è stata molto netta, a tratti intransigente; nessun dietro front, né tantomeno nessuna apertura ad un programma di sviluppo garantito dalla comunità internazionale, sotto supervisione russa. Al contrario, la strategia di Teheran è quella della linea dura; il ministro degli esteri Mottaki ha affermato che «l'arricchimento non sarà sospeso», ma soprattutto anche l'ayatollah Alì Khamenei, la massima autorità religiosa del paese, ha ribadito come «la nazione iraniana è determinata e continuerà sul suo cammino». Una presa di posizione inequivocabile, che certifica la volontà ostinata da parte dell'Iran di continuare l'arricchimento dell'uranio. Ma a differenza di prima, ora il resto del Mondo è unito nel contrastare questa minaccia. Daniele Martino |
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Ragionpolitica, periodico on line n.268 del 17/6/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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