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numero 280
6 marzo 2008
 
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Le derive di carta

di Gabriele Cazzulini - 17 giugno 2008

Deriva autoritaria. Punto. Questo binomio basta a spegnere gli ultimi mozziconi di credibilità dell'opposizione nel posacenere dei fallimenti. Quando si avvicina la presentazione dei provvedimenti del governo l'isteria dell'opposizione sale. Poiché la democrazia è una brutta bestia per chi ha pruriti egemonici, non resta che giocare sporco e gettare nella mischia i più indiavolati - i militanti armati di penna e calamaio. Si mascherano da editorialisti, e guai a toccare la libertà di stampa. Ovviamente la loro libertà di stampare i loro attacchi contro i loro nemici. E' la loro democrazia. Per i maestrini con la penna rossa basta maneggiare il vecchio pupazzo con la camicia nera per eccitarsi e ridare sapore ad un rapporto con la politica ormai spento. Non importa se è salato il prezzo di questo sballo per rianimare gli uggiosi pomeriggi in redazione. Così, per inneggiare alla deriva autoritaria, si propina l'inversione dei valori tra giustizia e ingiustizia. E' giusto che gli italiani vivano in condizioni insicure. E' giusto che un governo si dedichi esclusivamente all'occupazione del potere. E' giusto che un tabacchino, un benzinaio, un edicolante, un commerciante lasci vuoto, per sempre, il suo posto di capofamiglia perché è giusto che i delinquenti vivano impuniti. Quei cadaveri sulla strada coperti da un velo bianco chiedono giustizia. Ma non possono averla, né da vivi né da morti. Da vivi valevano solo come contribuenti fiscali, ovviamente ritenuti disonesti dalla sinistra, perché è risaputo che il ceto medio sia la culla della peggiore teppaglia. Da morti valgono zero, perché sono morti fasulli, un'invenzione della propaganda berlusconiana per fomentare un clima di piombo e consentire l'instaurarsi di una dittatura neofascista. Altro che camicia nera, questa è roba da camicia di forza.

Eppure questi folli sono a piede libero, con le loro firme sulle principali pagine. Sono l'arma di riserva dell'opposizione che non c'è. Infatti non c'è nessuna argomentazione razionale. Se è pur vero che la sinistra è una compagnia di recitanti, il Parlamento non è un teatro dove inscenare i suoi melodrammi. Emendamenti, mozioni, delibere, votazioni. La razionalità politica non contempla rabbia e urla. E allora via con il revival della dittatura e del tintinnio di sciabole. Ovviamente fuori dal Parlamento, cioè dal tempio della democrazia. Le invettive piovono dai giornalai, dove la voce del comune cittadino, quello che ha la fortuna di non finire coperto dal lenzuolo bianco, arriva una volta all'anno sottoforma di lettera di poche righe. E basta. Ecco la grande democrazia dei giornali-partito, sempre pronti ad attaccare il governo eletto dai cittadini ma sordi come campane quando si tratta di ascoltare le esigenze di quei cittadini.

Benvenuta demagogia da intellettuali della penna. Alla fine di questi temporali estivi abbiamo l'assenza dell'opposizione, che emette suoni gutturali dal collo taurino di Di Pietro oppure bisbigli sotto i baffi dalemiani oppure ancora dolciastre avances veltroniane. Peccato manchino gli accenti sornioni del bolognese Prodi. Ecco i vigilantes della democrazia, i paladini che lottano contro gli immigrati clandestini. Il testo della sacra costituzione contro le armi da fuoco; la foto di Veltroni contro le botte delle gang. Follie ridicole che però costano la vita degli innocenti. Basta sfiorare il nervo della sicurezza e la sinistra ha subito i crampi. Mai però nella coscienza. Quella infatti non esiste più.

! Gabriele Cazzulini
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