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In nome della leggedi Gianni Baget Bozzo - 17 giugno 2008 Il governo Berlusconi del 2008 è assai diverso da quello del 2001. Allora il vero problema era dato dal presidente impegnato in politica estera e dalla cronaca del governo segnata dalle differenze tra le sue componenti. Era il governo in cui Follini poteva essere presentato dal Manifesto come «l'uomo della provvidenza» perché, da buon democristiano, cospirava contro l'esecutivo di centrodestra a lui idealmente alieno. Ciò nonostante, il governo durò 5 anni; e Berlusconi sopravvisse ai suoi alleati, che pensavano di farlo fuori proprio mediante il suo esecutivo, di logorarlo mediante la sua stessa azione. Ci erano quasi riusciti, ma Berlusconi salvò se stesso, e anche loro, giocando tutto sulla sua persona. E il governo Prodi ha fatto il resto. Ora il presidente di questo governo è impegnato in un'azione reale e simbolica: i rifiuti di Napoli. È la lotta per riacquisire la dimensione fondamentale dello Stato: il controllo del territorio contro la camorra, che anche la sinistra ha oggi scoperto dopo il libro Gomorra di Roberto Saviano, mentre aveva convissuto pacificamente con essa governando Antonio Bassolino la Regione e Rosa Russo Iervolino il Comune di Napoli. Post-democristiani, post-comunisti e camorra sono l'intruglio che ha portato Napoli alla vergogna, un vero Vesuvio cittadino di cui l'eruzione si è sempre temuta ma fortunatamente sempre rinviata. Ora appare chiaro che vi è un concordato con la camorra dei poteri politici e sociali di Napoli che, come le tre famose scimmiette, non vedevano, non udivano, non sentivano. Berlusconi è impegnato nella figura dell'uomo d'azione che lotta contro le conseguenze del malgoverno della sinistra in Italia. E non solo in Campania. Veltroni ha lasciato Roma con vari miliardi di euro di debito e il segretario comunale non ha firmato il bilancio, mettendo così a rischio sia il mito di Veltroni che il governo di Alemanno. Roma rischia il Commissario prefettizio se il bilancio dello Stato non correrà a salvarla - un privilegio politico dovuto sia al sindaco uscente che a quello entrante. Il governo, stavolta, non è il solo Berlusconi: sono tutti i ministri, ognuno compare con il suo profilo. Tremonti abolisce la Finanziaria, crea un progetto triennale di spesa pubblica nel Dpef, impone la Robin Hood tax. Scajola dà il via libera al nucleare: tre centrali nel 2011. Brunetta pubblica le consulenze del governo e i tempi degli statali ed esprime il proposito di applicare i criteri, già vigenti, contro l'indebita assenza al lavoro nel pubblico impiego. Bossi si impegna al federalismo fiscale. Maroni per la lotta contro l'immigrazione clandestina. Frattini non ha ancora definito la politica estera, ma ha già aumentato l'impegno del contingente italiano in Afghanistan. E poi Alfano ha dato un risvolto inedito ai rapporti tra la maggioranza di Berlusconi e la magistratura, governando un delicato affare come quello delle intercettazioni. Ogni ministro si qualifica per il suo dicastero e dà quindi vita a un governo virtuoso, in cui il contenuto non dipende dalle ideologie politiche e dalle sfumature di esse, ma dalla volontà comune di far esistere lo Stato, dopo che la sinistra lo aveva liquidato sia stando all'opposizione che stando al governo. Questo non è un governo di centrosinistra, potrebbe chiamarsi di centrodestra o di destra, ma potrebbe anche dirsi un governo per la salute pubblica, tenendo conto dei miasmi napoletani e degli orrori della clinica privata a Milano. Questo finalmente è lo Stato. Un merito va anche riconosciuto all'opposizione, che ha accettato di porre fine all'Unione, era impressionata dai risultati stessi della sua politica e della sua amministrazione. I comunisti sono sempre stati bravissimi nel conquistare il potere, pessimi nell'amministrazione pubblica, salvo che in Emilia. Più che un atto di responsabilità democratica, la scelta del Pd è stata la fuga dai risultati del proprio governo. I tempi sono difficili e avere l'inizio di un governo fa bene al paese e dà qualche fiducia ai cittadini che come lavoratori, come consumatori e come contribuenti sono tanto penalizzati. Il Berlusconi nuovo è certamente una sorpresa, sia per chi ha votato il centrodestra e sia per chi ha scelto ancora la sinistra.
Questo articolo è stato pubblicato su Il Secolo XIX del 17 giugno 2008 |
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