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numero 280
6 marzo 2008
 
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Kosovo. Una separazione quasi ufficiale

di Erik Marangoni - 20 giugno 2008

La dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia e l'entrata in vigore di una nuova Costituzione nella provincia separatista hanno colto impreparata l'Unione Europea. Bruxelles pensava di poter risolvere l'atto finale del processo di disgregazione della Jugoslavia attraverso il miraggio dell'adesione all'Ue, che avrebbe dovuto compensare la Serbia e, allo stesso tempo, contribuire alla costruzione di un nuovo Stato nel cuore dei Balcani. Invece, per l'ennesima volta, l'assenza di una strategia chiara di politica estera ha contribuito a far precipitare le cose e l'Ue si trova ora a gestire una situazione potenzialmente esplosiva, che vede coinvolta anche la principale fornitrice di energia: la Russia.

Tutto comincia con l'idea di sostituire la missione delle Nazioni Unite (Unmik), che amministrava il Kosovo dalla fine del 1999, con una missione esclusivamente europea (Eulex), che avrebbe fornito al nuovo Stato il supporto necessario per la costruzione delle necessarie strutture amministrative. Tuttavia, i primi membri della Eulex, giunti a Pristina nei giorni immediatamente precedenti la dichiarazione di indipendenza, trovarono subito una decisa resistenza da parte della componente serba del Kosovo e del governo serbo di Belgrado. Resistenza che si è trasformata in vera e propria opposizione anche da parte delle frange più estremiste del nazionalismo kosovaro, che premono per una immediata indipendenza del paese senza il coinvolgimento di organismi estranei.

Da parte serba l'accettazione di Eulex equivarrebbe a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, mentre il mantenimento della missione delle Nazioni Unite permette alla Serbia di continuare a sfruttare la possibilità della Russia di utilizzare il proprio diritto di veto per bloccare ogni decisione del Consiglio di Sicurezza. In conseguenza di ciò il Kosovo continuerebbe ad essere amministrato secondo la Risoluzione 1244, che fa salva l'integrità territoriale della Serbia, e non secondo il piano Ahtisaari, che invece prevede la totale indipendenza della provincia separatista del Kosovo.

Ad aggiungere incertezza alla situazione già vigente ci ha pensato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, attraverso una lettera inviata congiuntamente ai presidenti di Serbia e Kosovo. Nella lettera Ban Ki-moon dà un colpo al cerchio e uno alla botte: se da una parte cerca di compiacere serbi e russi garantendo che la missione Unmik non verrà ritirata, allo stesso tempo riconosce l'importanza di Eulex nella definizione delle strutture di governo del Kosovo. Ban Ki-moon inoltre rassicura il presidente serbo Tadic circa l'istituzione di accordi speciali con Unmik, per la creazione di tribunali e forze di polizia nelle aree a maggioranza serba del Kosovo. Il risultato, come evidenziato dal rappresentante dell'Ue per il Kosovo, Pieter Feith, è il riconoscimento (quasi) ufficiale della separazione del Kosovo in due parti, albanese e serba, la cui capacità di sopravvivenza è ovviamente tutta da discutere. Ciò potrebbe rafforzare quei gruppi che premono per la spartizione del Kosovo tra Albania e Serbia. Un'ipotesi, questa, più gradita ai serbi che non ai kosovari e decisamente osteggiata da quei paesi che guardano con sospetto ad ogni disegno di «Grande Albania» il cui effetto sulla stabilità dell'area sarebbe devastante.

! Erik Marangoni
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