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Giustizia: un problema di sistema

di Aurora Franceschelli - 20 giugno 2008

Alexis Clérel de Tocqueville, padre del pensiero liberale, sosteneva che l'equilibrio giusto perché si possa parlare di governo democratico, senza che si corra il rischio di tirannide, è che lo Stato sia costituito da «un corpo legislativo composto in modo tale che esso rappresenti la maggioranza; un potere esecutivo che abbia una forza propria e un potere giudiziario indipendente dagli altri due poteri».

Ora, a distanza di parecchio tempo, si può con rammarico affermare che, nell'ordinamento italiano, la giustizia è una tela che, in taluni casi, si rivela essere poco trasparente. Nel nostro Paese, infatti, si manifesta quella che l'editorialista del Corriere della Sera Angelo Panebianco ha definito «un problema di sistema, di equilibrio dei poteri tra politica e magistratura». L'Italia non può più sopportare l'eccessivo sconfinamento dei giudici nella vita politica che è esploso dal '92, una patologia che ha fatto da corollario a quella che è stata definita la malattia del nostro Paese, il berlusconismo: si tratta un accanimento di iniziative giudiziarie che una certa Magistratura a portato avanti contro il suo nemico numero uno, Berlusconi.

Il presidente del Consiglio, investito dal mandato popolare con una larghissima maggioranza, si trova di fronte alle ennesime barricate da parte di quell' apparato giudiziario che pare riproporre sempre la stessa pellicola: sembra quasi di veder scorrere, infatti, lo stesso film già propinato nel 1994 o nel 2001, quando si susseguivano con continuità processi immotivati contro Berlusconi che si concludevano, poi, con l'assoluzione. Come si fa a dimenticare, per esempio, la mossa ad orologeria che, proprio nel '94, vide il presidente del Consiglio ricevere un avviso di garanzia proprio nel momento in cui stava partecipando ad un vertice internazionale sulla criminalità organizzata che si teneva a Napoli? Anche nel 2001, come accade oggi, Berlusconi ricusa il giudice, in questo caso Nicoletta Gandus, in quanto tacciata di «grave inimicizia nei suoi confronti e, pertanto, non in grado di prendere una decisione serena nel processo in cui è accusato». Sì, perché il presidente della decima sezione del Tribunale di Milano ha manifestato, anche pubblicamente, la sua convinzione secondo la quale Silvio Berlusconi sarebbe considerato «il responsabile numero uno di tutte le norme che hanno devastato il sistema giustizia». Ecco che, anche alla luce di quanto è accaduto - in un contesto nel quale un processo si volge alla presenza di un giudice che apertamente, e più volte, si è espresso in modo ostile e con un giudizio di merito estremamente negativo sull'operato politico del Premier - diventa urgente riproporre una norma che consenta di sospendere i termini della proscrizione, senza creare quindi nessun tipo di immunità, nei confronti delle maggiori cariche dello Stato. Tale norma dovrebbe consentire loro di affrontare le pendenze giudiziarie solo al termine del mandato ricevuto dagli cittadini. Una misura, quest'ultima, che, accettata anche dalla Corte costituzionale in termini di principio, è volta ad evitare che il Paese precipiti nuovamente in uno scontro alimentato da una parte della magistratura contro il presidente del Consiglio.

Gli emendamenti inseriti nel decreto sicurezza e approvati martedì al Senato, che propongono la sospensione per un anno delle inchieste e dei procedimenti per reati commessi fino al 30 giugno 2002 (che si trovano tra l'udienza preliminare e il primo grado), sono stati inseriti in modo tale da dare la precedenza assoluta ai procedimenti relativi ai delitti puniti con l'ergastolo o reclusione superiore ai dieci anni, ossia ai reati che ora creano maggiore allarme sociale: in questo modo, combattendo contro l'ingolfamento dei tribunali e accelerando i processi che richiedono più urgenza - come richiesto anche da autorevoli magistrati -, si vuole dare una risposta immediata all'emergenza sociale data dal problema sicurezza. La strumentalizzazione di certa magistratura, che sembra volersi sostituire, in alcuni casi, all'Opposizione, è l'ennesima riprova della volontà, da parte di questo organo costituzionale, di alimentare il fuoco dell'antiberlusconismo proprio nel momento in cui sembra svanire, guarda caso, e proprio sul tema giustizia, quell'appeasement tra maggioranza e opposizione che ci aveva accompagnato da inizio legislatura. Passa il tempo, si susseguono le legislature, ma il protagonismo di un organo non elettivo come la Magistratura permane.

! Aurora Franceschelli
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